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pubblicato il 12 giugno 2008 alle 13:34 dallo stesso autore - torna alla home

Alla fine il prestito ponte ad Alitalia si farà. Dove si troveranno i soldi? Basteranno? Si riuscirà a farli passare sotto il naso della Commissione Europea? Ma soprattutto: questi trecento milioni verranno mai restituiti?

Pur tra mille (anzi 255) difficoltà, il decreto legge sul prestito ponte ha avuto il via libera della Camera. Ora essendo stato modificato dovrà tornare al Senato per poter essere convertito in legge entro il 23 Giugno. Il prestito ponte parte da un’iniziativa del Governo Prodi (allora uscente), dettata dal Governo entrante, il tutto per evitare (o forse rimandare) il commissariamento di Alitalia. Nel frattempo il decreto ha subito modifiche non gradite all’opposizione, ragion per cui il passaggio alla Camera non è stato agevole, 278 si e 255 no. Le modifiche non sono certo quisquilie, prima di tutto viene introdotta la possibilità di trasformare il prestito ponte in patrimonio netto della compagnia di bandiera (a mezz’asta ormai) nel caso in cui il capitale si riduca sotto il minimo legale, come si legge nell’art. 1 comma 2 ter AlitaliaLe somme di cui al comma 1 e gli interessi maturati sono utilizzati per far fronte alle perdite che comportino una diminuzione del capitale versato e delle riserve al di sotto del livello minimo legale”.

LE FONTI DEL PRESTITO – Ciò che lo definisce prestito è il fatto che nel decreto art. 1 comma 2 si dica che la somma (più gli interessi definiti sempre nel decreto) “è rimborsata nel minore termine tra il trentesimo giorno successivo a quello della cessione della partecipazione azionaria di titolarità del Ministero dell’economia e delle finanze o della perdita del controllo effettivo da parte del medesimo Ministero e il 31 dicembre 2008”. Tuttavia l’art. 1 comma 2 quater ci fa capire quanto flebile sia il lumicino della speranza di veder restituito questo prestito (non dico gli interessi, sarebbe troppo), recita infatti “In caso di liquidazione dell’Alitalia – Linee aeree italiane S.p.A., il debito di cui al presente articolo è rimborsato solo dopo che sono stati soddisfatti tutti gli altri creditori, unitamente e proporzionalmente al capitale sociale”. Il resto dell’art. 1 indica i fondi a cui attingere per recuperare i 300 milioni del prestito: 205 milioni vengono tolti dal Fondo per la competitività e lo sviluppo, istituito con legge finanziaria 2007 che gli conferiva 300 milioni nel 2007 e 360 sia nel 2008 sia nel 2009; 85 milioni vengono tolti dal Fondo per la finanza d’impresa, a cui sempre la Finanziaria 2007 conferiva 50 milioni nel 2007, 100 milioni nel 2008 e 150 nel 2009; i rimanenti 10 milioni di euro vengono tolti da uno stanziamento al Ministero della solidarietà sociale.

VOLARE TRA LA NEBBIA – Ma la parte più interessante del decreto è l’aggiunta dell’art. 1 bis che inserisce delle deroghe alla legge 474/1994 sulle privatizzazioni (la legge Draghi). Stabilisce infatti l’art. 1 bis che “al fine di salvaguardare interessi pubblici di particolare rilevanza [...] il Consiglio dei ministri, con propria delibera, può individuare uno o più soggetti qualificati che, anche nell’interesse di Alitalia – Linee aeree italiane S.p.A., promuovano in esclusiva, per conto di terzi ovvero anche in proprio, la presentazione di un’offerta, indirizzata all’azionista o alla società, finalizzata ad acquisire il controllo di Alitalia – Linee aeree italiane S.p.A. entro il termine indicato nella stessa delibera” mentre la legge Draghi al secondo comma dell’art. 1 stabilisce che “L’alienazione delle partecipazioni di cui al comma 1 è effettuata con modalità trasparenti e non discriminatorie, finalizzate anche alla diffusione dell’azionariato tra il pubblico dei risparmiatori e degli investitori istituzionali”. AlitaliaIl comma 3 dello stesso art. 1 bis del decreto stabilisce inoltre che mentre si cerca qualcuno interessato ad Alitalia, e mentre questo “qualcuno” presenta un’offerta di acquisto, le attività volte alla preparazione dell’offerta “non danno luogo ad obblighi informativi ai sensi del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”. Segua un’altra deroga per salvaguardare gli “interessi pubblici coinvolti rispetto ai termini economici e finanziari complessivi dell’offerta presentata”.

GUAI EUROPEI – L’advisor è stato individuato in una delibera del Consiglio dei ministri, ed è Intesa SanPaolo. Essendo prevista una sospensione degli obblighi informativi la Consob ha sospeso il titolo in Borsa. Ora, nella più completa opacità si attendono novità. Queste novità non possono tardare, perchè Alitalia non reggerà a lungo anche con quei 300 milioni di euro e perchè la Commissione europea ha deciso di aprire una procedura di investigazione formale (non infrazione come hanno scritto alcuni proiettandosi evidentemente avanti di qualche mese) su questi 300 milioni. L’indagine è volta a stabilire se il prestito costituisce per Alitalia un vantaggio economico che il mercato non le avrebbe mai dato, la Commissione europea nell’arco di massimo 18 mesi (tanto potrebbe durare l’indagine) sentirà le parti interessate. In questo lasso di tempo il Governo, l’Alitalia, Intesa SanPaolo e gli eventuali acquirenti potranno fare finta di nulla sperando di “chiudere” il caso Alitalia prima del pronunciamento della Commissione, una spada di Damocle che cadendo potrebbe tagliare la testa al prestito chiedendone la restituzione.

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