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La formula che insegna a ridere

Una vera terapia del sorriso, che può aiutare molti di noi a fare meglio i conti con le difficoltà quotidiane della vita. In Colorado, il centro diretto da Peter McGraw si chiama “Humor Research Lab” e cerca di dimostrare l’affidabilità e l’applicazione pratica della “Benign Violation Theory”. In altre parole, un meccanismo scientifico della risata, che si può riprodurre a scopi ludici o terapeutici.

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RISATE: UNA QUESTIONE PER FILOSOFI – Il percorso di McGraw parte da lontano. Nell’antichità Aristotele e Platone ritenevano che le barzellette migliori nascessero dal nostro senso di superiorità rispetto agli errori degli altri. In altre parole, quello che i tedeschi potrebbero chiamare “schadenfreude”: la tragedia dei vicini, sommata alla distanza che ci separa da loro, genera la commedia. Hobbes ci aveva aggiunto che il buon umore veniva dalla gloria improvvisa sugli altri. Per Freud, poi, la risata scoppiava quando il conscio consentiva di esprimere pensieri generalmente soppressi o vietati dalla società. La versione che oggi prevale pesca nel pensiero di Kant e Kierkegaard, e si basa sulla teoria dell’incongruità, dove il buon umore è una risposta a stimoli inappropriati o ambigui.

DIVERTENTI O OFFENSIVI? – Ma McGraw, con tutto il rispetto per i predecessori e l’approssimazione del riassunto delle loro idee appena fatto, non è pienamente d’accordo. Ad esempio perché si può essere incongrui, inappropriati e ambigui, senza risultare divertenti, ma magari solo offensivi. Quindi lui ha elaborato la sua teoria della «violazione benigna». In sostanza si ride quando si subisce o si testimonia una violazione, uno sgarro della norma, che tuttavia appare benigno. La sua idea origina dal lavoro del linguista Thomas Veatch, secondo cui il divertimento nasce dal fatto di sentirsi normali e violati allo stesso tempo. «L’umorismo ha le radici in esperienze potenzialmente negative, minacciose o sbagliate, che però alla fine si rivelano accettabili e sicure».

VIOLAZIONI BENIGNE – Violazioni benigne, in altre parole. Nella pratica lui spiega questo concetto associando termini distanti, tipo «tirare un dito» e «lebbra» oppure «brufolo» e «cancro», cercando poi la battuta che consente di sovrapporli in maniera divertente e non offensiva. Ecco la formula: «Una situazione è una violazione; la situazione è benigna; entrambe le percezioni avvengono simultaneamente». Fare il solletico, ad esempio, è una potenziale minaccia che poi risulta benigna, se non si esagera con l’aggressività.

 

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TERAPIA DELLA RISATA – È un meccanismo su cui dovrebbero lavorare gli stessi comici, per migliorare l’effetto delle loro barzellette. Anche l’ambiente conta, perché avere le luci offuscate libera i freni inibitori, i tetti bassi rilanciano l’eco delle risate, e le sedie scomode danno la sensazione leggera della violazione. McGraw è così serio nel suo lavoro, che insieme allo scrittore Joel Warner ha avviato il progetto «Humor Code»: girano insieme per luoghi difficili, come i territori palestinesi occupati, a cercare situazioni comiche che riporteranno in un libro. Lo scopo è terapeutico perché riuscire a sorridere, anche dopo una tragedia, aiuta

(Photocredit: Getty Images)