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La Formula Uno che uccide

Niente festa in Formula Uno. La vittoria di Sebastian Vettel e il secondo posto in rimonta della Ferrari di Fernando Alonso in Canada, a Montreal, lasciano spazio alla cronaca della morte di un commissario di gara, investito dal camion utilizzato per rimuovere la Sauber del messicano Esteban Gutierrez. Non è la prima volta che un incidente mortale coinvolge gli addetti di pista durante i gran premi di F1: dal 2000 si tratta già della terza vittima.

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Photocredit: formula1news.info

LA MORTE DEL COMMISSARIO DI GARA – Per l’uomo, un commissario di gara di 38 anni del quale non è stata rivelata l’identità, è stato fatale il tentativo di recuperare la radio di servizio, cadutagli di mano. E’ stato travolto da un camion gru, durante le operazioni di rimozione della Sauber uscita fuori pista. L’incidente è avvenuto intorno alle 15,30 ora locale, a sette giri dal termine del Gran premio. Ricostruita la dinamica dell’incidente: il commissario è stato investito mentre il camion aveva azionata la retromarcia. Trasportato in ospedale in elicottero, già in gravi condizioni, è morto in serata.

 

“Oggi non c’è nulla da festeggiare. Una notizia terribile quella della morte dell’addetto alla pista”, ha commentato via Twitter Fernando Alonso.

TUTTI I PRECEDENTI – Se gli incidenti mortali in Formula Uno – su tutti, quello di Ayrton Senna nel Gran premio di San Marino, a Imola, nel 1994, ndr –  hanno coinvolto in passato soprattutto i piloti, prima che le innovazioni tecniche sulle vetture allontanassero rischi e pericoli, non è comunque la prima volta che a restare vittime sono addetti e commissari di gara. L’uomo deceduto ieri è la terza vittima dal 2010. Tredici anni fa durante il Gran premio d’Italia una ruota colpì un addetto dopo un incidente di pista, in modo fatale. Una carambola maledetta, durante la partenza, che costò la vita al volontario, Paolo Gislimberti. Un giovane di 33 anni con la passione per la Formula Uno, colpito al volto e al torace dalla ruota e da un pezzo di  sospensione che si era staccate dalla Jordan di Frentzen.

Un incidente che spezzò la gioia per la vittoria a Michael Schumacher, capace di raggiungere il compianto Ayrton Senna nella classifica dei piloti più vincenti, con 41 successi in carriera.

Nella stagione successiva, un episodio simile  provocò invece la morte di un marshal nel Gran premio d’Australia. La ruota, in questo caso, passò attraverso un varco tra le barriere di sicurezza. “Una tragedia imprevedibile”, scrissero i giornali dell’epoca, costata la vita a un altro addetto. Al 5° giro ci fu uno spettacolare e tragico incidente per la vettura di Jacques Villeneuve: dopo aver tamponato la Williams di Ralf Schumacher, la macchina si schiantò contro le barriere di protezione: i piloti rimasero illesi, ma ad avere la peggio fu Graham Beveridge, un commissario di pista cinquantenne, morto poi all’ospedale di Melbourne, colpito da una ruota. Altre sette persone erano rimaste ferite in modo non grave dai i rottami della vettura.

La memoria corre anche verso tempi più lontani, quando le misure di sicurezza erano minori e i rischi dietro l’angolo, soprattutto per il pubblico che assisteva alle gare. Durante il gran premio di Monza del 1928, sul rettilineo d’arrivo, fu il pilota Emilio Materassi a perdere il controllo della sua vettura. Investì il pubblico a bordo pista: un incidente che costò la vita a venti persone, oltre a 40 feriti. Il 10 settembre del 1961, invece, nell’incidente che costò la vita al pilota Wolfgang von Trips, persero la vita anche tredici spettatori.