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I 10 capricci più ridicoli delle rock star

“Fastidiosi vezzi da rockstar”: così li definisce Andy Greene che, sulle pagine di Rolling Stone stila la classifica delle dieci “peggiori abitudini” dei gruppi rock più famosi e acclamati del nostro tempo.

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1. ARRIVARE SUL PALCO ASSURDAMENTE IN RITARDO – “Le rock star non sono ragionieri – scrive Greene – e un po’ di ritardo è tollerato”. Ma quando questo ritardo supera addirittura le tre o quattro ore – come è capitato di fare a Axl Rose e Lauryn Hill – allora la tolleranza si trasforma in sbigottimento.

2. ESCLUDERE I MEMBRI CHIAVE – In molti hanno deciso di tornare a una vita “normale”: Greene cita i casi di Christine McVie dei Fletwood Mac o di Bill Wyman dei Rolling Stones. Ma il pubblico vorrebbe tanto vederli di nuovo sul palco, specialmente quando “l’allontanamento” non è dovuto a una scelta ma a qualche pesante litigio tra i membri della band.

3. SUONARE TROPPI PEZZI DEL NUOVO ALBUM – Non c’è niente di male nel promuovere il nuovo materiale -sottolinea Greene – ma diventa noioso sentire solo i pezzi più recenti, specialmente quando queste non sono altro che una pallida imitazione del glorioso passato della band. Quando un fan compra un biglietto per un concerto ha delle aspettative ed è difficile apprezzare dei brani che non sono ancora abbastanza conosciuti. (Greene cita i Radiohead, che hanno lasciato nel cassetto gran parte del loro repertorio degli anni ’90).

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4. SUONARE SOLE LE HIT PIÙ FAMOSE – Il rovescio della medaglia di quanto detto sopra: alcuni artisti hanno un repertorio vastissimo, ma suonano sempre le stesse canzoni. “È come mangiare cioccolato per cena: alla fine non sei soddisfatto”.

5. SUONARE I MEDLEY – “È la cosa più crudele – scrive Greene – Ascolti una canzone che ti piace per soli trenta secondi. È una terribile presa in giro”.

6. IGNORARE QUALSIASI COSA DELLA TUA VECCHIA BAND – “Quando vedi sul palco gente come Pete Townshend, Paul Weller, Noel Gallagher, Morrissey o Ray Davies, ti aspetti di sentire qualcosina proveniente dal passato. È inevitabile”.

7. FARE ARRANGIAMENTI PERVERSI – “Non è un problema se gli artisti suonano differenti versioni delle proprie canzoni, basta che non lo facciano solo per divertire se stessi. Bob Dylan l’ha fatto per decenni, e la sua versione in stile Hendrix di ‘All Along the Watchtower’ è perfetta. Ma ci dimenticheremmo volentieri di ‘Don’t Think Twice, It’s All Right’ in versione reggae.

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8. NON CAMBIARE MAI LE SCALETTE – “Non siamo a Broadway, non si può portare in giro per 18 mesi lo stesso identico spettacolo, senza mai cambiare una virgola. Bruce Springsteen, Pearl Jam, Furthur e la Dave Matthews Band si impegnano a fare di volta in volta uno show unico, per i propri fan. Qualcuno dovrebbe prenderne nota”.

9. ASSOLI – O si amano o si odiano. Ma, obietta Greene, “se non ti chiami Neil Peart, Ginger Baker o Eric Clapton nessuno ha tanta voglia di stare a sentire il tuo assolo. John Entwistle era l’unico uomo sulla Terra in grado di rendere interessante un assolo di basso, ma è morto”.

10. SCUCIRE OGNI CENTESIMO POSSIBILE AI FAN – “Sappiamo tutti che quella della musica è un’industria basata sul profitto, ma un biglietto non dovrebbe costare 300 dollari a meno che non sia un posto sul palco. E anche per i fan più devoti, pagare mille dollari per una stretta di mano è una follia”.