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Ampugnano, Mps e la massoneria: dietro l’aeroporto scandalo

A “Monte” dello scandalo c’era anche uno scalo. E’ questa la “favola” – non per le comunità locali –  dell’aereoporto di Siena-Ampugnano, nel comune di Sovicille, alle porte della città del Palio. Oggi, come nel 2007, una piccola struttura dalla quale decollavano e atterravano poche migliaia di persone: più che altro, vip e sportivi, con charter e velivoli  privati. Tanto che la stessa società, l’Aeroporto di Siena Spa, ha chiuso il bilancio degli ultimi anni in perenne perdita, prima di finire di recente in liquidazione. Eppure, dal 2007 c’era chi spingeva per trasformare lo scalo in un hub internazionale, immaginando l’arrivo di 4 milioni di passeggeri l’anno, poi via via ridotti a 400 e 100mila. Tra gli sponsor del progetto, anche la stessa Banca Mps, che deteneva il 20 per cento circa del capitale azionario della società della quale facevano parte anche il comune e la provincia di Siena, la Camera di commercio di Siena e il comune di Sovicille (inizialmente c’era anche Adf – l’Aeroporto di Firenze – , le cui quote furono poi acquistate  da Mps).  Sul mega-progetto di ampliamento e privatizzazione dello scalo è intervenuta però la Procura senese: il 24 ottobre prossimo inizierà il processo, dopo che ad aprile il  gup Monica Gaggelli ha rinviato a giudizio nove persone, per falso ideologico e turbativa d’asta. Tra queste c’è anche Giuseppe Mussari, l’ex presidente di Mps e dell’Abi, poi finito tra i protagonisti principali dello scandalo che ha coinvolto il terzo polo bancario nazionale, tra l’acquisto di Antonveneta e le operazioni di ristrutturazione dei titoli derivati Alexandria e Santorini, dietro i quali si celerebbero tangenti milionarie. Oltre a Mussari, tra i rinviati a giudizio per la vicenda dello scalo senese ci sono poi due ex presidenti della stessa società aeroportuale: Lorenzo Biscardi ed Enzo Viani, quest’ultimo a sua volta ex Mps e definito come una sorta di tesoriere del Grande Oriente d’Italia, la maggiore osservanza massonica in Italia con i suoi 22 mila iscritti.

aeroporto ampugnano siena mps (2)

GARA IRREGOLARE? – Prima che scattasse l’inchiesta della magistratura, a protestare contro il progetto era stato un Comitato civico che radunava i cittadini di Siena e Sovicille. Il motivo? L’operazione veniva giudicata come sproporzionata rispetto alle esigenze della comunità, che denunciava il rischio speculazione. Non mancavano i timori per l’impatto ambientale e quelli legati alla salute dei cittadini. Ma non solo: il Comitato aveva denunciato, carte alla mano, le presunte irregolarità sulla gara che aveva designato  il fondo di investimento lussemburghese Galaxy Fund come partner privato dell’operazione. Furono così proprio gli esposti alla Procura da parte del Comitato a far partire l’indagine dei pm, poi conclusa con i nove rinvii a giudizio dello scorso aprile. La questione di Ampugnano è stata indicata come il simbolo di una Siena che non ha funzionato, con gli intrecci tra politica, banche. Oltre che con la longa manus della massoneria, considerata la figura di Enzo Viani. Un’inchiesta iniziata nel 2008 e che, soltanto dopo 5 anni, è riuscita ad arrivare a dibattimento, con tanto di “rischio prescrizione dei reati”, come hanno dichiarato i membri del Comitato. Proprio dalla vicenda Ampugnano e dai sogni di grandezza sull’aeroporto,  è emerso, in mezzo a decine di  telefonate intercettate, quello che i pm ritengono il “sistema Siena”, in cui Mussari viene definito come una sorta di “dominus”, in grado di tenere “il pallino delle operazioni”. Lo ricorda anche Raffaele Ascheri, autore di un libro sulla casta senese, citando un’intercettazione che coinvolgeva il vecchio direttore della Camera di commercio. “Al di là delle quote – al tempo Mps deteneva il 21,38% circa – c’era una situazione di relazioni personali e Mussari era il più potente, anche se non ha di certo agito da solo”, spiega Ascheri, secondo cui l’ex di Mps era in grado di controllare banca, Fondazione, politica e il sistema mass mediatico. Poteri che a Siena convivevano e coabitavano con la massoneria del Goi, che sarebbe salita ai vertici di strutture chiave, con il beneplacito del centrosinistra locale.

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(Fonte Comitato Ampugnano)

LA VICENDA DI AMPUGNANO – A ricordare la vicenda dell’ampliamento di Ampugnano, madre di scandali futuri che hanno travolto Mussari e il terzo polo bancario italiano, è l’avvocato Maria Rosa Mariani. La donna, che curò l’aspetto legale della vicenda per conto del Comitato civico, ricorda come andarono i fatti, da quel lontano 2007. Fu allora che si cominciò a parlare di un mega progetto che spaventava e intimoriva per le proporzioni considerate eccessive. “Avevamo appreso dalla stampa la volontà di ingrandire il piccolo scalo senese. Inizialmente si parlò di un progetto faraonico, 400 milioni di euro di investimenti e l’allungamento della pista – di 1200 metri, ndr – a quasi tre mila metri”. Ricorda come le prime stime, poi ridotte, parlavano di quattro milioni di passeggeri nel 2020, quando l’aeroporto avrebbe raggiunto il pieno regime. Poi dopo le prime proteste dei cittadini – culminate con una grande manifestazione a novembre dello stesso anno, la più grande che Siena ricordasse dai tempi del dopoguerra – il progetto fu ridimensionato notevolmente. Fino al piano di 50 milioni di euro che sarà presentato dal futuro partner privato, il fondo Galaxy. Fu Corinne Suzanne Namblard, ai tempi amministratrice delegata del fondo Galaxy e tra i rinviati a giudizio nell’inchiesta sulla privatizzazione dello scalo, a cercare di tranquillizzare i senesi, dopo le prime ferventi proteste delle comunità locali. In un articolo di Repubblica del 6 novembre 2007 vengono riportate le sue parole, dove  spiegava come fosse “un progetto non per milioni di persone, ma adeguato al modo di vivere senese”. Nessuno stravolgimento in vista e niente voli low cost. Si sottolineò come l’ampliamento avrebbe permesso allo scalo di accogliere utenti di classe medio-alta. Eppure, non bastò per tranquillizzare l’agguerrito comitato di cittadini che da quel momento in poi avrebbe iniziato una battaglia contro il progetto, sollevando dubbi e denunciando le presunte irregolarità nella gara. Ovvero quella che diventerà la teoria d’accusa del pm Antonino Nastasi.

IL PROGETTO E GALAXY FUND – Prima della privatizzazione e l’inserimento del fondo lussemburghese nell’operazione di ampliamento, Maria Rosa Mariani ricorda come l’aeroporto fosse per il 55% pubblico e al 45% privato. “Ci fu una gara indetta per ricercare un partner privato che acquistasse la maggioranza delle azioni”, spiega. Una partita che vide protagonista proprio Galaxy – un fondo di investimento lussemburghese che si occupa di Private Equity – partecipato dalla Cassa Depositi e prestiti, ovvero un ente metà pubblico e metà privato, che gestisce il risparmio postale dei cittadini (230 miliardi nel 2012, ndr). “La Cdp avrebbe erogato decine di milioni di euro per questo intervento di ampliamento: la cosa ci insospettì molto”, aggiunge. “In quel momento il presidente della Mps – socio al 22% dell’aeroporto – era anche presidente delle banche che fanno parte della Cassa Depositi e Prestiti. Ci sembrò un tentativo di far rientrare nel territorio senese, attraverso la Cassa e lo strano giro di Galaxy Fund, una cifra consistente”, denuncia Mariani. Il Comitato esaminò questo progetto ritenuto “insensato”: la Galaxy vinse la gara, ma, spiega Mariani, “non sapeva nulla di gestione di aeroporti”. Critica anche la gestione del presidente della società aeroportuale, Enzo Viani, considerato appartenente alla massoneria toscana. “Era responsabile del suo patrimonio immobiliare, ma anche lui non capiva molto della questione”, ricorda Mariani.

La sede centrale Monte dei Paschi di Siena

ENZO VIANI E LA MASSONERIA – Ma chi è Viani? E’ a questo punto che si inserisce sulla questione la mano della massoneria. Ex dipendente di Mps in pensione, Viani aveva sostituito alla guida della società Aeroporto di Siena, Lorenzo Biscardi, un altro dei rinviati a giudizio. E’ il 18 dicembre del 2006, quando sale alla presidenza del cda: a deciderlo la composizione del consiglio stesso, con la provincia e il comune di Siena, la Camera di Commercio di Siena, il Comune di Sovicille, la Banca Monte dei Paschi di Siena Spa  e l’Aeroporto di Firenze. La scelta è accolta all’unanimità dai soci presenti e come scrisse Alberto Statera di Repubblica, sponsorizzata anche dal centrosinistra locale. Nel 2006 la provincia era ricca e sostenuta da DS, Margherita e Riformisti. Nella città senese invece regnava Maurizio Cenni – sindaco dal 2001 al 2011 – con una coalizione di centrosinistra. Quest’ultimo, ex Ds ora in rottura col Pd, ha diversi suoi uomini presenti nella attuale lista civica di Eugenio Neri, che si scontrerà al ballottaggio contro il renziano Bruno Valentini per il “palio” senese. Viani è anche presidente del cda della Urbs, società che si occupa di “gestione di immobili” con sede nella Capitale, nella stessa sede del Grande Oriente d’Italia. Fiorentino, una specie di “tesoriere del Goi”, come viene più volte definito dalla stampa, è per Ascheri “una specie di pretoriano” di Mussari. Conservatore convinto, ma versatile, tanto che si ricorda il suo appoggio all’ex comunista Graziano Cioni contro il cattolico Matteo Renzi nella partita delle primarie Pd per il sindaco di Firenze. La sua presenza nel cda dell’aeroporto, mentre si puntava all’ampliamento dello scalo, fece parlare della longa manus delle logge sullo scalo senese. Attraverso la Urbs il Goi aveva compiuto una serie di operazioni immobiliari per l’acquisto di sedi lussuose e di prestigio, molto discusse all’epoca. Anche Viani, in quanto ex presidente della società Aeroporto di Siena, dovrà affrontare il processo che prenderà il via il 24 ottobre 2013. Insieme a lui, Mussari e Biscardi, ci saranno anche l’ex provveditore della fondazione Mps Marco Parlangeli, l’ex consigliera della Cassa depositi e prestiti Luisa Torchia, Corinne Suzanne Namblard – ex amministratore di Galaxy Fund – , oltre ad Antonio Romoli e Raffaele Rizzi, membri della commissione di valutazione della procedura di privatizzazione.