Cronistoria delle perdite subite a Piazza Affari da un investitore-tipo, che ha avuto il torto di puntare sulle grandi aziende del nostro capitalismo. Nel quale, da che mondo e mondo, il piccolo azionista è solo carne da cannone
Vorrei presentarvi mio cugino Antonio. Tra il ‘97 e il 2000 prese i suoi risparmi, qualche decina di milioni di lire, e si mise a comprare azioni. O, più precisamente, si mise a “giocare in borsa”. Il cugino Antonio sapeva di non poter battere il mercato, di non saper leggere un bilancio meglio di un’analista (non lo sapeva leggere per niente) e che il prezzo dei titoli avrebbe rispecchiato l’andamento delle aziende. Non aveva speranza di guadagnare in fretta. Così si fece un “giardinetto” (così si chiamava allora) di grandi nomi: Mediobanca, Rcs, Gemina, Fiat, Montedison, Bipop, Cirio e ovviamente tutta la galassia Telecom (Tim, Olivetti e Seat). Punto in comune di questi titoli era che il loro valore a Piazza Affari dipendeva da valutazioni “non economiche”, come i rapporti di potere nell’establishment nazionale e l’interferenza della politica sulla gestione e la proprietà. Solo così poteva far meglio dei professionisti, anzi puntava a guadagnare proprio dal fatto che il mercato si sarebbe ostinato a decidere razionalmente, punendo e premiando i risultati aziendali e le strategie dei manager, mentre lui avrebbe comprato secondo alcuni “postulati” non violabili.
PIAZZA AFFARI…LORO - Mediobanca? Troppo decisiva per deprezzarsi, tutti quelli che contano hanno partecipazioni e interessi a Piazzetta Cuccia. Gemina, Hdp e Rcs? Cosa importa se il gruppo editoriale ha una redditività ridicola e la lunga fila di scatole cinesi distrugge valore, la verità è che in quel salotto si entra solo sgomitando e ogni volta che succede il titolo sale. Fiat? Troppo grande e troppo importante per fallire, la salveranno sempre e
comunque, quindi peggio va e più probabilità si creano di guadagnare speculando. Bipop? I nuovi capitalisti, la razza padana, ne hanno fatto la loro roccaforte, presto sfiderà le primissime banche della nazione. Cirio? I conti sono uno
sfacelo, ma Cragnotti ha troppi agganci a Roma, dalle banche ai politici, perché lo lascino in mezzo ad una strada. Montedison? I poteri forti si stanno scannando sui resti dei Ferruzzi, ogni colpo di scena arricchisce gli azionisti. Telecom? Il destino di quell’azienda lo decide il governo e poi, non c’è limite ai soldi che si possono spremere da una società che riscuote la bolletta ogni due mesi da 40 milioni d’italiani.
RISULTATO FINALE - Il cugino Antonio ha perso parecchi soldi. Molte delle sue convinzioni erano – sommariamente, s’intende – esatte, ma da qui a trasformarle in moneta sonante ce ne passa. È un po’ come se uno scommettitore fosse sicuro, in quanto esperto di calcio, di indovinare in che minuto una certa squadra segnerà. Di giocatori come lui ce ne
sono tanti anche al giorno d’oggi. Prendete Alitalia, i suoi movimenti giornalieri sono causati esclusivamente da questo tipo d’investitore. La Consob ormai sulla compagnia di bandiera ha alzato le mani: la società da tre anni è nella “lista nera” di chi può fallire da un momento all’altro e più volte l’Autorità ha sottolineato come le fluttuazioni del titolo non rispondano a nessuna logica economica e non sono coerenti con il flusso di notizie sulla società. A questo punto Cardia non ritiene, a ragione, di dover proteggere ulteriormente i vari “cugini Antonio” sparsi per l’Italia con i loro account di trading on line e i loro book a cinque livelli.
AVANTI IL PROSSIMO - Mio cugino non ha più risparmi, ma quelli come lui hanno già pronta una lista di nuovi postulati. 1) Generali: il prossimo grande campo di battaglia dei poteri forti e non come i francesi di Mediobanca, Unicredit, Intesa, Geronzi, le Fondazioni bancarie, gli imprenditori del Nordest, Banca d’Italia e tutte le assicurazioni straniere. Le possibili interazioni tra i vari attori sono infinite, ma il
risultato dovrebbe essere sempre un rialzo vertiginoso del titolo 2) Il risiko delle municipalizzate, dove le valutazioni e i concambi nelle fusioni di aziende elettriche e del case sarà influenzato dal colore e dalle necessità delle giunte azioniste. Un esempio: sovrappesare l’Acea di Alemanno e non affidarsi troppo all’Hera di
Cofferati. 3) Impregilo, ora è a un passo dal fallimento (in 12 mesi l’azienda ha già perso il 49% della propria capitalizzazione), ma sarà salvata da questo governo che gli farà fare il Ponte di Messina e bloccherà i magistrati che indagano sui suoi affari in Campania. 4) Infine un vero evergreen: Mediaset (-30% dall’inizio dell’anno) non può che tornare a salire grazie al presidente del Consiglio. A voi la scelta, stare alla larga dai titoli più chiacchierati (il “rumore” della speculazione non aiuta mai gli investimenti) o chiedermi via e-mail il numero di telefono di Antonio per avere qualche dritta sulla Borsa o un terno sicuro sulla ruota di Cagliari.
Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che si occupa di economia e finanza per uno dei maggiori quotidiani italiani
























Povero Antonio
Dal “giardinetto” di tuo cugino mancava pero’ Finmeccanica, l’altro grande nome che generalmente attira tutti i cugini.
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Il risparmiatore tradito a Piazza Affari: ecco vecchie e nuove fregature…
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Piazza affari e il risparmiatore tradito: ecco le vecchie e soprattutto le nuove fregature in Borsa…
Cronistoria delle perdite subite a Piazza Affari da un investitore-tipo, che ha avuto il torto di puntare sulle grandi aziende del nostro capitalismo. Nel quale, da che mondo e mondo, il piccolo azionista è solo carne da cannone…
E’ riuscito a perdere un botto di soldi senza manco la scusa della new economy! Chapeau!
Beh,almeno ha deciso lui come giocarseli….pensa a quei dipendenti che hanno affidato il loro tfr a gestori consigliati da sindacalisti…
Scusate, ma questo Luca Conforti è un giornalista ?
Cosa significa ‘carne da cannone’ ? Da quando nei cannoni si mette la carne ?
Forse é più appropriato dire ‘carne da macello’ …
Analista di solito è maschile e quindi non si mette l’apostrofo (un’analista solo se è specificamente donna …)
E poi non si ‘gioca in Borsa’, al limite si specula oppure più spesso vi si investe. Io sono un gestore, anche se per una piccola società indipendente e non legata a gruppi bancari, ma ci tengo a precisare che non sono un giocherellone e i soldi che mi danno in gestione non ‘me li gioco’ con superficialità …
E poi chi ti dice di mettere i tuoi risparmi in Borsa ? Non ci sono rischi secondo te? Diciamo piuttosto che c’è una falsa idea di ’soldi facili’ in certi periodi di Borsa: SCORDATEVELI !
Abbiamo Internet, usiamo la rete per documentarci, studiare, approfondire, leggere: APRIAMO LA MENTE E VEDIAMO COSA FANNO I GESTORI SERI CHE NE SANNO PIU’ DI NOI ! Vediamo quali strategie usano per limitare i danni ai loro portafogli e cerchiamo di usare le stesse logiche.
E poi impariamo a diversificare anche i portafogli azionari: se compriamo solo titoli di un unico settore stiamo prendendo rischi enormi: se scende il settore perdiamo soldi anche se sale la Borsa, è evidente ! Basta pensare a cosa è successo nell’ultimo anno al settore finanziario negli Stati Uniti, mercato che seguo io …
Un saluto a tutti Cipollino
“carne da cannone”
http://it.wikipedia.org/wiki/G.....rasi_fatte