di Luca Conforti
postato alle 10:19 del 10 Giugno 2008 in La rubricaTorna alla home

Cronistoria delle perdite subite a Piazza Affari da un investitore-tipo, che ha avuto il torto di puntare sulle grandi aziende del nostro capitalismo. Nel quale, da che mondo e mondo, il piccolo azionista è solo carne da cannone

Vorrei presentarvi mio cugino Antonio. Tra il ‘97 e il 2000 prese i suoi risparmi, qualche decina di milioni di lire, e si mise a comprare azioni. O, più precisamente, si mise a “giocare in borsa”. Il cugino Antonio sapeva di non poter battere il mercato, di non saper leggere un bilancio meglio di un’analista (non lo sapeva leggere per niente) e che il prezzo dei titoli avrebbe rispecchiato l’andamento delle aziende. Non aveva speranza di guadagnare in fretta. Così si fece un “giardinetto” (così si chiamava allora) di grandi nomi: Mediobanca, Rcs, Gemina, Fiat, Montedison, Bipop, Cirio e ovviamente tutta la galassia Telecom (Tim, Olivetti e Seat). Punto in comune di questi titoli era che il loro valore a Piazza Affari dipendeva da valutazioni “non economiche”, come i rapporti di potere nell’establishment nazionale e l’interferenza della politica sulla gestione e la proprietà. Solo così poteva far meglio dei professionisti, anzi puntava a guadagnare proprio dal fatto che il mercato si sarebbe ostinato a decidere razionalmente, punendo e premiando i risultati aziendali e le strategie dei manager, mentre lui avrebbe comprato secondo alcuni “postulati” non violabili.

PIAZZA AFFARI…LORO - Mediobanca? Troppo decisiva per deprezzarsi, tutti quelli che contano hanno partecipazioni e interessi a Piazzetta Cuccia. Gemina, Hdp e Rcs? Cosa importa se il gruppo editoriale ha una redditività ridicola e la lunga fila di scatole cinesi distrugge valore, la verità è che in quel salotto si entra solo sgomitando e ogni volta che succede il titolo sale. Fiat? Troppo grande e troppo importante per fallire, la salveranno sempre e comunque, quindi peggio va e più probabilità si creano di guadagnare speculando. Bipop? I nuovi capitalisti, la razza padana, ne hanno fatto la loro roccaforte, presto sfiderà le primissime banche della nazione. Cirio? I conti sono uno sfacelo, ma Cragnotti ha troppi agganci a Roma, dalle banche ai politici, perché lo lascino in mezzo ad una strada. Montedison? I poteri forti si stanno scannando sui resti dei Ferruzzi, ogni colpo di scena arricchisce gli azionisti. Telecom? Il destino di quell’azienda lo decide il governo e poi, non c’è limite ai soldi che si possono spremere da una società che riscuote la bolletta ogni due mesi da 40 milioni d’italiani.

RISULTATO FINALE - Il cugino Antonio ha perso parecchi soldi. Molte delle sue convinzioni erano – sommariamente, s’intende – esatte, ma da qui a trasformarle in moneta sonante ce ne passa. È un po’ come se uno scommettitore fosse sicuro, in quanto esperto di calcio, di indovinare in che minuto una certa squadra segnerà. Di giocatori come lui ce ne sono tanti anche al giorno d’oggi. Prendete Alitalia, i suoi movimenti giornalieri sono causati esclusivamente da questo tipo d’investitore. La Consob ormai sulla compagnia di bandiera ha alzato le mani: la società da tre anni è nella “lista nera” di chi può fallire da un momento all’altro e più volte l’Autorità ha sottolineato come le fluttuazioni del titolo non rispondano a nessuna logica economica e non sono coerenti con il flusso di notizie sulla società. A questo punto Cardia non ritiene, a ragione, di dover proteggere ulteriormente i vari “cugini Antonio” sparsi per l’Italia con i loro account di trading on line e i loro book a cinque livelli.

AVANTI IL PROSSIMO - Mio cugino non ha più risparmi, ma quelli come lui hanno già pronta una lista di nuovi postulati. 1) Generali: il prossimo grande campo di battaglia dei poteri forti e non come i francesi di Mediobanca, Unicredit, Intesa, Geronzi, le Fondazioni bancarie, gli imprenditori del Nordest, Banca d’Italia e tutte le assicurazioni straniere. Le possibili interazioni tra i vari attori sono infinite, ma il risultato dovrebbe essere sempre un rialzo vertiginoso del titolo 2) Il risiko delle municipalizzate, dove le valutazioni e i concambi nelle fusioni di aziende elettriche e del case sarà influenzato dal colore e dalle necessità delle giunte azioniste. Un esempio: sovrappesare l’Acea di Alemanno e non affidarsi troppo all’Hera di Cofferati. 3) Impregilo, ora è a un passo dal fallimento (in 12 mesi l’azienda ha già perso il 49% della propria capitalizzazione), ma sarà salvata da questo governo che gli farà fare il Ponte di Messina e bloccherà i magistrati che indagano sui suoi affari in Campania. 4) Infine un vero evergreen: Mediaset (-30% dall’inizio dell’anno) non può che tornare a salire grazie al presidente del Consiglio. A voi la scelta, stare alla larga dai titoli più chiacchierati (il “rumore” della speculazione non aiuta mai gli investimenti) o chiedermi via e-mail il numero di telefono di Antonio per avere qualche dritta sulla Borsa o un terno sicuro sulla ruota di Cagliari.

Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che si occupa di economia e finanza per uno dei maggiori quotidiani italiani

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