Interni

I nuovi mostri della Napoli monnezza

2 aprile 2008

Tre racconti (veri) su come la città partenopea si sta adattando all’emergenza rifiuti. Tra la nascita di nuovi mestieri e il dover sbattere ogni giorno contro un muro umano fatto di miseria, ricchezza, indifferenza, dolore. Ma soprattutto tantissima rabbia.

Ciak 01- L’ Oro di Napoli

Ore 5 e 30 sveglia.
Mezz’ora dentro il letto. Non ho voglia. Tutto quell’odore, è un mestiere, tutto quell’odore é un mestiere inventato, un nuovo mestiere assai degradante. Un’occasione di lavoro che quando ti ricapita. La mondezza concima, e come se é vero.
M’alzo. Prendo il caffé.
Controllo l’ora. Devo stare attento ai tempi, nel mio (nuovo) mestiere è tutto lì.
Alle sette meno venti devo stare a Chiaia. Poi fare un breve giro, ché quelli ne producono abbastanza, sembra ci provino gusto più a buttarne che consumarla, mia moglie dice che quelli lì sono i più grossi produttori dell’Europa perché stanno sempre a dieta.
Alle nove a Marigliano.
Dove m’aspettano, a volte ultimamente, da quando hanno capito cosa scarico, le sacchette dei ricchi sulle sacchette di loro poveri, e niente possono fare, una faccia di schiaffi ma poi pure io devo campare.
Epperò ci restano male, sbraitano ultimamente, urlano, all’inizio no, eran tolleranti, monnezza più monnezza meno. Forse è da quando la monnezza è diventata una cosa seria, una cosa che si vede veramente se la vede la televisione.
Prendo i soldi apposta per nasconder la vergogna dove di vergogna non ci son gli occhi per piangerne.
Danno cinque euro a condomino perbene al giorno perché mi faccia carico di tutta la monnezza dei palazzi ricchi e la vada a buttare tra i montoni di quella dei palazzi poveri.
Dovrei scaricarla di notte, vero.
Ma quelle facce non han prezzo.
Prendo i soldi apposta ma quello é il sovrapprezzo.

Ciak 02- Figli d’arte

La sala era gremita come nelle meglio occasioni. Di più. C’era la tv locale (io), ci sarebbe stata, grazie all’interessamento della “sorella“, anche la televisione regionale nazionale.
Per il momento però comandavo solo io sulle riprese, o, meglio, il responsabile che mi guardava il fianco e mi teneva il braccio. Parlava un pezzo grosso nazionale e bisognava tutelare informazione e cittadini.
- Dottò a quanto cronometriamo l’intervento
- Ma sei pazzo
- eh dottò quelli si cronometrano pure i pezzi sui giornali, tempi di lettura di qua e di là
- ma non dire fesserie, questa é la “figlia”, va a ruota libera che sennò più tu che io si passa il guaio.

“Perché la Mafia ha stretto un giuogo sulle nostre viscere, catene d’argento nelle nostre vite imprigionate..”

- Dottò ma questa poi chi sarebbe la seconda o la prima,
- la prima, quella laureata a Roma, che ci han fatto pure la prolusione il Presidente della Commissione e il giudice a latere, il collega del papà

“Ribellatevi alla Camorra, dite no alla Mafia che oggi sui rifiuti appende il suo cartello fittasi, fomenta la rivolta nelle strade contro la polizia, i carabinieri, le onorate ancelle di legalità, l’onorata società delle forze dell’ordine..”

- Come parla checacchio dottò, sembra vero
- ma che dici, piuttosto ci sono dieci inquadrature tra” sorella” e “genero”, mi raccomando, che quelli se le contano e non te le mandano a dire
- l’altra volta però aveva sbagliato il parrucchiere dottò
- ello sò ma statti

“Noi ci aspettiamo una risposta dalle autorità competenti sul problema dello sversamento, noi gente perbene che siamo fuori dal Palazzo noi possiamo sempre e con ogni tempo, sull’immondizia vergogna nazionale come su qualsiasi altro argomento di competenza nostra, che cioé ci riguarda,dire la nostra e giudicare la politica, la giustizia, le istituzioni, noi che abbiamo versato l’obolo civile a noi dovete e noi dobbiamo..”

- dottò ma in prima fila quello che applaude comecché chi é,
- è il presidente della fallimentare, quello che ha mandato in mezzo alla strada quella ditta che spacciava mozzarelle alla diossina, dei colletti bianchi

“Io so, noi sappiamo i nomi dei responsabili anche se non lo possiamo provare, come diceva quell’insigne uomo di cultura. Ma possiamo farci sentire però. Noi, noi e solo a noi spetta di incalzare, monitorare, farci parte in causa senza mai più delegare, scendere in piazza se il necessario perché il malaffare sia incalzato, monitorato, visto anche quando sembra che non ci sia, vedere anche quello che non c’è, ti salutiamo papà”.

- Eh che ovazione dottò, me lo ricordo il padre, peccato che nessuno ha seguito la sua strada, di che si occupa mò la famiglia ?
- Di mozzarelle. Alla diossina.

2 commenti a I nuovi mostri della Napoli monnezza

  1. loska

    Prova sa sa!

    Ricchiuti j’adore.

  2. È nato!
    Anzi, è rinato!

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