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Sono gay, ho 16 anni e voglio morire

Qualche riga lasciata su Facebook, per chiedere scusa alla madre. Poi, il salto nel vuoto, dalla finestra del terzo piano dell’istituto romano nautico “Colonna” di Roma. Così un ragazzo gay di 16 anni ha tentato di togliersi la vita, dopo i continui insulti ricevuti per il suo orientamento sessuale. Si è salvato, cadendo sopra una microcar parcheggiata che ha attutito la caduta, ma le sue condizioni restano gravi. Adesso il giovane si trova in prognosi riservata: nel volo da otto metri si è rotto le gambe e ha riportato anche un trauma cranico. Non è la prima volta che un ragazzo tenta il suicidio per un atto di bullismo: lo scorso novembre, sempre nella Capitale, un altro si tolse la vita per lo stesso motivo.

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TROPPO INSULTI: IL TENTATO SUICIDIO – Il giovane non riusciva più a sopportate le continue offese, vissute da tempo come una condanna. Tanto da aver pianificato il tentato suicidio, lasciando un messaggio d’addio alla madre sul social network: “Scusa mamma. Mi sento oppresso, non ce la faccio più. Ti prego perdonami”. Lo ha raccontato lo stesso ragazzo, di origine romena, al professore che lo ha soccorso per primo: “Sono vivo, ma volevo soltanto morire”, ha spiegato, mentre il docente cercava di tranquillizzarlo. La donna non aveva ancora letto il messaggio, quando è stata avvertita dalla segreteria della scuola. Troppi gli insulti subiti dal 16enne, tra risatine e sberleffi di alcuni coetanei, che si prendevano gioco di lui per via della sua omesssualità. Ma non c’era soltanto il bullismo scolastico: anche il padre avrebbe invitato il ragazzo a frequentare le ragazze, non accettando il suo orientamento sessuale. Rapporti che il 16enne non poteva avere: eppure offese e pressioni continuavano a tormentarlo, spingendolo fino al gesto estremo.

Photocredit: Repubblica
Photocredit: Repubblica

SALVO, MA IN GRAVI CONDIZIONI – Caduto da otto metri, si è salvato grazie a una microcar parcheggiata sotto l’edificio scolastico. Resta però in gravi condizioni e in prognosi riservata, a causa delle fratture multiple e di un trauma cranico. Il primo a soccorrerlo è stato un docente dell’istituto scolastico, che ha raccontato come abbia cercato di calmare il giovane: “È un miracolo che sia ancora vivo”, hanno invece sottolineato i vertici dell’ospedale. Anche i compagni di scuola hanno confermato come il 16enne fosse vittima del bullismo di alcuni coetanei: “L’ha fatto perché viene sempre deriso a scuola”, hanno spiegato. C’è chi lo descrive come un ragazzo “fragile, taciturno, ma molto sensibile”. Di sicuro non ha retto alle provocazioni e all’incapacità del padre di accettare il suo orientamento sessuale, come riporta il Corriere della Sera:

“I genitori sono separati, il padre era tornato da tempo nel suo Paese, ma — come hanno accertato gli investigatori della polizia — finché è rimasto con il figlio ha cercato in ogni modo di annichilire quello che sentiva e provava. Al punto di farlo andare con le sue «fidanzate», di provocarlo e umiliarlo con frasi del tipo: «Esci con qualche ragazza invece di stare sempre insieme con i maschi».

I PRECEDENTI – La sua non è la prima storia drammatica: sempre a Roma, lo scorso novembre un altro giovane si era tolto la vita impiccandosi. Anche lui veniva deriso perché i compagni lo ritenevano omosessuale. E poi c’è il caso di Carolina, la ragazzina che si è suicidata a Novara dopo essere stata vittima di cyberbullismo: alcuni ragazzi sono stati iscritti pochi giorni fa nel registro degli indagati per istigazione al suicidio e detenzione di materiale pedopornografico. “Qui a scuola ogni giorno è un corso di sopravvivenza, quelle accuse lo facevano soffrire e lo tormentavano”, ha sottolineato uno dei suoi professori. Una violenza continua, a causa di un’intolleranza crescente. “Basta rifiutare di omologarsi e indossare una camicia con un maglione girocollo per finire nel mirino. Figurarsi lui che mostrava chiare tendenze omosessuali”, ha spiegato il docente. Per ora non è stata formulata alcuna ipotesi di reato, almeno finché non si chiarirà se qualcuno ha “contribuito”  “contribuito” al gesto di ieri. Se il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha assicurato che «seguirà gli sviluppi» del caso, il Gay Center ha offerto al ragazzo assistenza psicologica. “Abbiamo svolto un’indagine sulle scuole italiane: il 50 per cento degli studenti omosessuali ha subito maltrattamenti”, ha denunciato Fabrizio Marrazzo, portavoce dell’associazione.