Travaglio ancora su Saviano: “Non è un santino, si può criticare come tutti”

Il vicedirettore del Fatto spiega, dopo il dibattito scatenato sul sito internet del giornale, il senso delle sue critiche a...

Il vicedirettore del Fatto spiega, dopo il dibattito scatenato sul sito internet del giornale, il senso delle sue critiche a Vieni via con me

Marco Travaglio tiene il punto.Dopo il primo articolo in cui criticava Roberto Saviano e Vieni via con me per il modo di trattare temi come la mafia e lo Stato, il vicedirettore del Fatto, per rispondere alle critiche ricevuto sul sito internet del quotidiano, ritorna sull’argomento precisando ulteriormente la sua posizione. In primo luogo nei confronti dei lettori e della funzione del giornale:

Penso che la funzione di un giornale non sia quella di lisciare il pelo al suo pubblico, dicendo sempre e soltanto cose prevedibili e scontate. Senza diventare bastiancontrari per partito preso (anche questa è una forma di conformismo), credo sia giusto lanciare di tanto in tanto un sasso nello stagno per provocare un cortocircuito nelle convinzioni consolidate e nei riflessi condizionati. È quel che ho fatto dopo la prima puntata di Vieni via con me e rifarei tranquillamente dopo la seconda se replicasse l’andazzo della prima. Non rispondo a chi addirittura ha minacciato di non leggere più Il Fatto a causa di quell’articolo, anche perché se non ci legge più la risposta cadrebbe nel vuoto. Mi concentro invece su quanti mi domandano perché criticare un grande e coraggioso scrittore come Roberto Saviano. Non pretendo di far cambiare idea a nessuno, perché ho troppo rispetto per le idee altrui e, quando non collimano con le mie, diventano uno spunto di riflessione autocritica.

Poi Travaglio ribadisce nel merito quanto detto nella prima occasione:

Ma io non ho criticato Saviano in quanto grande e coraggioso scrittore. Ho semplicemente detto che, rispetto alle attese che aveva suscitato con un programma tutto suo, mi aspettavo qualcosa di più. Se ho citato Dell’Utri, Berlusconi, Cuffaro, i rapporti mafia (o camorra) e politica, le trattative Stato-mafia ai tempi delle stragi, non è certo perché pretendessi, come mi scrive qualcuno, che “Saviano facesse il Travaglio”. Ma perché erano stati proprio Saviano e Fazio a preannunciare che quelli sarebbero stati alcuni dei temi trattati nel loro programma. E credo che sia stato proprio per questo che i vertici Rai hanno provato a bloccare il programma col pretesto dei costi troppo alti. Dubito che la tentata  censura preventiva riguardasse il monologo sugli attacchi subìti a suo tempo da Falcone, che ormai costituiscono un fatto notorio e non dividono più l’opinione pubblica da quando Falcone, assassinato dalla mafia, diventò un santo laico anche per coloro che lo infangarono da vivo (e non mi riferisco certo a quanti, alla luce del sole, lo criticarono per scelte criticabili e opinabili come la collaborazione con il governo Andreotti).

E infine, dopo aver ricordato tutte le volte che ha difeso Saviano in altre occasioni, Travaglio ricorda:

Criticare il suo programma non è la stessa cosa. Tra persone che si apprezzano e si stimano, la lesa maestà non ha cittadinanza: le critiche, anzi, sono un gesto di amicizia che può arricchire e aiutare a crescere. In questo spirito ho criticato Roberto, confidando che nelle altre tre puntate di Vieni via con me ritrovi quella magnifica “spettinatura” che ne fa un intellettuale atipico, disorganico, disomogeneo, sorprendente, estraneo a ogni etichetta e a ogni “presepe”. Un intellettuale che ama l’Italia e dunque, necessariamente, “anti-italiano”. Chi vuole trasformarlo in un santino infallibile e incriticabile non sa quanto gli vuole male. Gli elogi agli infallibili e agli incriticabili non valgono nulla. Anzi, non sono neppure elogi: sono servi encomi.