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Fabiana Luzzi: la storia della ragazza bruciata viva dal fidanzato

Fabiana Luzzi è stata lasciata un’ora tra i rovi a dissanguarsi. E quando è stata bruciata era ancora viva, come ha ammesso il suo ex “fidanzatino” non ancora diciottenne D. M., che oggi è in carcere. La storia dell’ennesimo omicidio “passionale” (parola orribile) va in scena in piena Calabria.

fabiana luzzi corigliano calabro

Qui, racconta il Corriere, è accaduto tutto:

Qui lui l’ha lasciata, tra i rovi, a dissanguarsi. Qualcuno passando avrebbe potuto perfino salvarla, ma era controra piena, chi vuoi che attraversi dopo pranzo questo viottolo sterrato in contrada Chiubbica, alle porte del paese nuovo e sotto le pendici della rocca storica di Corigliano? Così è rimasta per quasi un’ora la piccola Fabiana Luzzi, dieci anni di danza classica, un portento a Ragioneria, tre sorelle che l’adoravano, sedici anni da compiere il 13 giugno: un’ora infinita, lì, ad aspettare che tornasse il suo boia. Lui diciotto anni li farà ad agosto, dunque siamo ancora costretti a coprirlo con le iniziali: «D. M.». Nei titoli i giornali lo chiamano «fidanzatino »: ogni tanto le cronache ci consegnano questimostri veri o presunti, vezzeggiati da diminutivi incongrui; «l’assassinino», scrissero una volta di un famoso biondino poi assolto e ora di nuovo sulla graticola. Una tenerezza da Peynet e una ferocia damostro di Firenze simischiano in dirette tv che nulla spiegano. Il fidanzatino vaga in paese, in quella controra del venerdì, un’amica di Fabiana lo vede rosso in faccia sul motorino e quasi si spaventa. È uno bruciat’i capa, un mezzo matto, dicono del resto qui al bar di via Nazionale: due sospensioni all’istituto geometri, qualche pasticca di troppo, forse. «Mi sono fermato all’Agip, ho riempito una tanica di venti litri, sono tornato indietro, volevo incendiare il corpo. Ma lei era ancora viva. Mi insultava ancora, “bastardo”, mi diceva… Le ho versato la benzina addosso, ho dato fuoco, lei strillava, “non farlo!”, iomi sono scottatomani e faccia. Ho buttato borsetta e cellulare tra i fichi d’india, e pure il coltello. Sono andato in ospedale a farmi medicare e mi sono inventato le storie che vi ho raccontato prima. Ma è tutto falso. L’ho ammazzata io, Fabiana, però l’amavo. Eravamo gelosi, tanto».

fabiana luzzi corigliano calabro

E qui, racconta il Corriere, i genitori di lei hanno saputo:

Subito, già nelle prime ore della scomparsa di Fabiana, hanno puntato il dito sul fidanzatino, «è stato lui». Si schiude mezza porta della stanza di lei, si vedono due grandi cuori di pezza, un peluche, dentro ci sono i carabinieri. «Stiamo facendo delle cose importanti», dice il papà abbracciando chiunque. Probabilmente si lavora sui diari, si cerca un perché alla ferocia, manca un movente vero. «Lui la picchiava», dice la gente a mezza bocca, salendo le scale del palazzo. «Una volta lei aveva la faccia gonfia». Vai a sapere, lui non può difendersi. C’era stata una denuncia a gennaio, subito ritirata, non ne resta traccia, il ragazzo non ha pendenze. Simollavano e si pigliavano da due anni, un anno fa se n’erano scappati a Bologna insieme per un abbozzo di fuitina, e qualcuno dice che lei si vedesse con un amico di lui. Venerdì, all’uscita di scuola, lei l’aveva scorto sul motorino e aveva provato a svicolare, lui l’aveva quasi rincorsa. E allora? È questo lo sfondo plausibile di una barbarie?

SEDICENNE UCCISA