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Blog, questo sconosciuto (yo soy un clandestino)

SIMILITUDINI LEGALI – La legge n. 47/1948 (art. 1) definisce la stampa e lo stampato come “tutte le riproduzioni tipografiche ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici destinati alla pubblicazione”. Un sito internet non è certamente sottoposto né ad un sistema meccanico né a un sistema fisico-chimico. Già il legislatore in un disegno di legge 1 del 2004 aveva cercato di creare similitudini tra i mezzi di stampa tradizionali ed i siti internet aventi, però, natura editoriale ed estendendo l’art. 57 c.p. (per i reati commessi col mezzo della stampa periodica e relativo alla figura del direttore del periodico o della testata) anche per i delitti commessi con “altri mezzi di diffusione”. Mentre, allo stato, detto art. 57 c.p. non è applicabile anche al gestore del sito internet, al quale non è possibile estendere il concetto di “mezzo di stampa”. E’ possibile, quindi, che un blogger venga imputato per un fatto di diffamazione commesso da altri soggetti per il tramite del suo blog?

UN PRECEDENTE PERICOLOSO? – Per il Tribunale di Aosta, il blogger è parificato (giuridicamente) al direttore di un giornale che ha quindi il dovere di controllare i suoi commenti perché ne diviene responsabile, potendoli rimuovere se illeciti. Queste forme di analogie sarebbero vietate nel nostro sistema penale. Specie se il blogger non ha la possibilità di inserire un controllo preventivo sui commenti. In questo caso, quindi, si avrebbe concorso per diffamazione tra il blogger e il commentatore (anonimo) che ha scritto il commento a contenuto diffamatorio. In questo modo confondendo l’autore dello scritto con il possessore in un sito. Posto che l’art. 596-bis c.p. si riferisce chiaramente ed esclusivamente al direttore, al vicedirettore e all’editore e non all’autore di uno stampato, un sito non è uno ”stampato” (anche se si può stampare), ma appartiene ad atri strumenti di comunicazione e se non è registrato come testata telematica, ogni allargamento della definizione di stampa contenuta nella legge n. 47/48 corrisponde a un’analogia (in malam partem) che nel nostro ordinamento è notoriamente vietata.

LASCIARE L’ITALIA PER BLOGGARE IN SANTA PACE? – L’ambito di applicazione dell’art. 1 della legge n. 47/48 non si può estendere alla telematica. E dunque non sussiste nessun obbligo di registrazione presso la cancelleria del tribunale. E se un blog non si registra non diventa stampa clandestina. Se non è un prodotto editoriale con periodicità regolare e contraddistinto da una testata (art. 1 della legge 2001). Se le disposizioni civili, penali ed amministrative previste per la stampa non sono applicabili ai blog, allora ha sbagliato il giudice di Aosta. Se altri giudici seguiranno questo filone interpretativo, molti blogger italiani saranno costretti a spostarsi su siti prudentemente situati all’estero, dove c’è più libertà, democrazia e rispetto di un articolo come il 21 della nostra Costituzione. Anche se qualcuno dice che anche in questo caso (tipo Geogities), se le informazioni pubblicate partono da un mittente in Italia, sono soggette alla legge italiana anche se fisicamente stanno all’estero. Dopo la fuga dei cervelli, all’estero anche i server…

(continua)

7 commenti a Blog, questo sconosciuto (yo soy un clandestino)

  1. Franco

    In teoria quindi potrei andare su un blog, scrivere (anonimamente) male di me e denunciare per diffamazione il proprietario del blog?

  2. gregorj

    potresti anche fare di meglio: farti assumere alla polizia postale in modo di accogliere la denuncia e accelerare la pratica.

  3. nuvola

    “Chissà quanti di voi hanno messo sul proprio blog quella stucchevole frasetta che recita più o meno così: “Questo blog non è una testata giornalistica ecc.”.

    Io l’ho messa invece, aggiungendo un “era necessario scriverlo, si? ahaha” (a sfottò proprio, ma anche per via del lavoro che svolgo, da non confondersi col blog che é un passatempo ed ha funzione di puro cazzeggio e leggerezza).
    Non serve dice? Mah. Vista l’aria che tira in Italia, màs vale prevenir que lamentar, comunque. Chi si espone deve assumersi delle responsabilità. A livello etico più che giuridico. Ed accettare repliche ed eventuali critiche. Se poi (come avvenuto) mi insultano, risponderei senza problemi (e con sottile e divertito compiacimento). Ma se venissi diffamata in qualche modo, mi difenderei in prima persona con argomentazioni valide (le mie, ovvio) e non correrei certo dal mio legale ne citerei nessuno in giudizio. Quindi sbaglio?

  4. Nuvola, aspè, ora passo sul tuo blog e scrivo (in forma anonima) che il Berlusconi mi ha proprio rotto i meloni (da te, scriverò altra cosa rotonda ma con pari rima). Se dovessero processarti, non te la prendere con me, eh?

  5. icy

    Nuvola, il problema è che in Italia la ragionevolezza ha lasciato il posto agli avvocati. Il buon senso è morto e sepolto, oggi si fa prima a “minacciare” con una querela che a spiegare le proprie posizioni magari confrontandosi criticamente.

  6. nuvola

    mah. posso capire un personaggio pubblico che abbia un’immagine da difendere. ma dei nick? che immagine hanno da difendere? ogni blog ha i suoi lettori, frequentatori, blogger che diventano amici. personalmente non temo che chi mi stima possa cambiare opinione in base a commenti insultanti o diffamanti. semmai può cambiarla se io scrivo qualcosa sul mio blog che non è condiviso da chi mi legge. ma rimane un confronto tra teste ed idee differenti, mi pare. ognuno esprime un proprio pensiero che nn è ne mai può essere verità assoluta. é un punto di vista personale. se io scrivo a qualcuno che é un coglione, é perchè, per me, leggendolo in quel dato momento, trasmette questa sensazione. se scrivo che per me Chavez é un dittatore, senza spiegarne i motivi, possono darmi della cretina. o della puttana fascista, se proprio vogliono insultarmi. ma che senso avrebbe per me incazzarmi, offendermi e prendermela? sono io che mi sono esposta scrivendolo ed esprimendo un mio pensiero. nei blog ci esponiamo. sono blog pubblici. non possiamo poi prendercela se altri non scrivono “ma quanto sei brava ma quanto sei bella condivido tutto e slap slap”. che cazzo me ne frega degli slap come degli insulti? io voglio soltanto dire la mia. cioé come la penso. e se vengo insultata per quello, a quel punto replico. portando esempi, fonti, cronaca di una realtà che non tutti possono conoscere. certo non potrei farlo, se vivessi per esempio a Caracas e parlassi male del suo presidente, poichè il mio blog verrebbe immediatamente censurato e manco si sprecherebbero in una querela per diffamazione. quello che voglio dire é che un blog nn é un giornale. ma la grande forza di un blog è proprio quella di scrivere in assoluta LIBERTA’, magari raccontando fatti ed esprimendo OPINIONI e giudizi personali in merito. se invece ormai è diventata pratica comune e comoda, in Italia, chiedere la rimozione di un post attraverso strumenti giudiziari, piuttosto che contrastare ciò che si legge tenendo testa con intelligenza ed argomentazioni dialettiche, allora verrebbe meno la libertà di pensiero ed il diritto sacrosanto di ogni individuo di espressione. non é una forma di censura anche questa, allora?

  7. Nuv, la preoccupazione di un paese – che si dice democratico – è proprio questa. Nonostante noi non siamo a Caracas e non abbiamo Chavez, ma abbiamo Berlusconi ed un governo di destra che deriva verso le compressioni e le limitazioni della libertà di pensiero, di manifestazione di opinioni e del diritto di critica (ammettiamolo!), come è possibile che ora anche sui blog si debba stare attenti a quello che si scrive? Anzi. Non solo a quello che scrive il proprietario del blog, ma quest’ultimo dovrebbe badare anche a quello che gli anonimi commentatori scrivono.

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