I blog sono testate giornalistiche o no? Su chi ricade la responsabilità per eventuali commenti diffamatori? Le risposte potrebbero sembrare scontate, secondo buonsenso. Ma un giudice aostano la pensa un po’ diversamente…
Dai commenti all’articolo precedente abbiamo potuto apprendere, oltre la sostanziale differenza tra un alberello natalizio, il miele e la cioccolata (ah ah!), anche quanta irrefrenabile voglia hanno i blogger, non di scrivere, ma di “censurare” gli altri blogger. E se non si tratta di una vera e propria voglia di mettere a tacere,
non si comprende perché di fronte ad una lettura sgradita (“sgradita” per qualunque motivo) sia diventato molto più comodo chiederne la rimozione con strumenti giudiziari piuttosto che contrastarla con argomentazioni dialettiche.
IL FAMOSO DISCLAIMER – Da parte nostra, temiamo che questi atteggiamenti oscurantisti che spingono alla mera rimozione del blog “fastidioso”, oltre a evidenziare una scarsa voglia di confronto del blogger incapace di mettersi in discussione con gli altri, se non con la piaggeria e l’autoreferenzialità, purtroppo, siano avallati da un certo orientamento legislativo ed interpretativo di una parte della magistratura penale che ha avuto modo di occuparsi dell’argomento della ”diffamazione a mezzo blog”. Le domande che ci porremo questa volta sono due: il blog è un mezzo di stampa? Il blogger è un direttore di giornale? Chissà quanti di voi hanno messo sul proprio blog quella stucchevole frasetta che recita più o meno così: “Questo blog non è una testata giornalistica ecc.”. Servirà? Non servirà? Io non ho mai pensato di metterla sul mio blog. Secondo me, non serve a nulla. Se mettessi sulla mia auto una scritta: “Questa non è una macchina e soprattutto non inquina” ci crederebbero lo stesso tutti? Credo di no. Se un vigile mi fermasse e leggesse quella scritta sul mio parabrezza, penso che mi ficcherebbe lo stesso un tubo aspiratore nella marmitta e controllerebbe i miei gas di scarico. Insomma, non basta dire che una cosa non è per affermare che sia vera. Peggio ancora quando una cosa che non è A (ma è B, un blog, appunto) viene letta e interpretata come A.
RESPONSABILITÀ OGGETTIVA – Questa strana voglia della giustizia di far passare i blogger per dei giornalisti (abusivi) e di assimilare la figura del soggetto che gestisce il blog a quella del direttore responsabile di un giornale (di cui all’art. 596 bis c.p.), equiparando il blog a un “mezzo di stampa” l’abbiamo trovata in una sentenza del Tribunale di Aosta del 26 maggio 2006. Il giudice aostano cercò, in primo luogo, di identificare e di verificare che l’imputato fosse, effettivamente, l’autore degli articoli (post)
diffamatori. Accertato che l’autore dei post fosse l’imputato (attraverso perquisizioni nell’abitazione del blogger, dove fu rinvenuta su un pezzo di carta la password di accesso al blog), il magistrato accertò se i post e anche i commenti anonimi avessero o meno contenuto diffamatorio. Infatti, in questo caso, l’autore dei post (proprietario/possessore del blog) non diventò responsabile soltanto di quello che scriveva nei post, ma anche del contenuto dei commenti (peraltro “anonimi”). Si apre qui un altro problema. Non tutti i blog hanno la funzione di filtraggio dei commenti e o di modifica preventiva dei testi inseriti da parte di soggetti diversi dal blogger. In questo caso, se il blogger non può accedere a internet e non ha la materiale possibilità di controllare e verificare o eliminare i commenti, potrebbe essere o diventare responsabile oggettivamente per fatto altrui come se fosse il direttore o il vicedirettore responsabile di un mezzo di stampa, così come previsto dall’art. 596 bis c.p.























In teoria quindi potrei andare su un blog, scrivere (anonimamente) male di me e denunciare per diffamazione il proprietario del blog?
potresti anche fare di meglio: farti assumere alla polizia postale in modo di accogliere la denuncia e accelerare la pratica.
“Chissà quanti di voi hanno messo sul proprio blog quella stucchevole frasetta che recita più o meno così: “Questo blog non è una testata giornalistica ecc.”.
Io l’ho messa invece, aggiungendo un “era necessario scriverlo, si? ahaha” (a sfottò proprio, ma anche per via del lavoro che svolgo, da non confondersi col blog che é un passatempo ed ha funzione di puro cazzeggio e leggerezza).
Non serve dice? Mah. Vista l’aria che tira in Italia, màs vale prevenir que lamentar, comunque. Chi si espone deve assumersi delle responsabilità. A livello etico più che giuridico. Ed accettare repliche ed eventuali critiche. Se poi (come avvenuto) mi insultano, risponderei senza problemi (e con sottile e divertito compiacimento). Ma se venissi diffamata in qualche modo, mi difenderei in prima persona con argomentazioni valide (le mie, ovvio) e non correrei certo dal mio legale ne citerei nessuno in giudizio. Quindi sbaglio?
Nuvola, aspè, ora passo sul tuo blog e scrivo (in forma anonima) che il Berlusconi mi ha proprio rotto i meloni (da te, scriverò altra cosa rotonda ma con pari rima). Se dovessero processarti, non te la prendere con me, eh?
Nuvola, il problema è che in Italia la ragionevolezza ha lasciato il posto agli avvocati. Il buon senso è morto e sepolto, oggi si fa prima a “minacciare” con una querela che a spiegare le proprie posizioni magari confrontandosi criticamente.
mah. posso capire un personaggio pubblico che abbia un’immagine da difendere. ma dei nick? che immagine hanno da difendere? ogni blog ha i suoi lettori, frequentatori, blogger che diventano amici. personalmente non temo che chi mi stima possa cambiare opinione in base a commenti insultanti o diffamanti. semmai può cambiarla se io scrivo qualcosa sul mio blog che non è condiviso da chi mi legge. ma rimane un confronto tra teste ed idee differenti, mi pare. ognuno esprime un proprio pensiero che nn è ne mai può essere verità assoluta. é un punto di vista personale. se io scrivo a qualcuno che é un coglione, é perchè, per me, leggendolo in quel dato momento, trasmette questa sensazione. se scrivo che per me Chavez é un dittatore, senza spiegarne i motivi, possono darmi della cretina. o della puttana fascista, se proprio vogliono insultarmi. ma che senso avrebbe per me incazzarmi, offendermi e prendermela? sono io che mi sono esposta scrivendolo ed esprimendo un mio pensiero. nei blog ci esponiamo. sono blog pubblici. non possiamo poi prendercela se altri non scrivono “ma quanto sei brava ma quanto sei bella condivido tutto e slap slap”. che cazzo me ne frega degli slap come degli insulti? io voglio soltanto dire la mia. cioé come la penso. e se vengo insultata per quello, a quel punto replico. portando esempi, fonti, cronaca di una realtà che non tutti possono conoscere. certo non potrei farlo, se vivessi per esempio a Caracas e parlassi male del suo presidente, poichè il mio blog verrebbe immediatamente censurato e manco si sprecherebbero in una querela per diffamazione. quello che voglio dire é che un blog nn é un giornale. ma la grande forza di un blog è proprio quella di scrivere in assoluta LIBERTA’, magari raccontando fatti ed esprimendo OPINIONI e giudizi personali in merito. se invece ormai è diventata pratica comune e comoda, in Italia, chiedere la rimozione di un post attraverso strumenti giudiziari, piuttosto che contrastare ciò che si legge tenendo testa con intelligenza ed argomentazioni dialettiche, allora verrebbe meno la libertà di pensiero ed il diritto sacrosanto di ogni individuo di espressione. non é una forma di censura anche questa, allora?
Nuv, la preoccupazione di un paese – che si dice democratico – è proprio questa. Nonostante noi non siamo a Caracas e non abbiamo Chavez, ma abbiamo Berlusconi ed un governo di destra che deriva verso le compressioni e le limitazioni della libertà di pensiero, di manifestazione di opinioni e del diritto di critica (ammettiamolo!), come è possibile che ora anche sui blog si debba stare attenti a quello che si scrive? Anzi. Non solo a quello che scrive il proprietario del blog, ma quest’ultimo dovrebbe badare anche a quello che gli anonimi commentatori scrivono.