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La mappa che farà venire un colpo a Borghezio

Il Washington Post ci presenta una mappa che divide il mondo in base alla penetrazione delle diverse etnie all’interno dei singoli Paesi. Si tratta di uno studio interessante che mostra quali siano le nazioni più aperte alla mescolanza con altre etnie e quali sono più “conservatrici”.

VIETNAM-ENVIRONMENT-DEFORESTATION

LA CLASSIFICA – La cartina è stata studiata dall’Harvard Institute of Economic Research ed i dati sono stati studiati in base a quelle che sono state le risposte degli intervistati. I gruppi etnici hanno definito loro stessi la propria origine così da dare conferma di come si vedono e non di come vengono “catalogati” dagli altri. COs’ facendo sono stati individuati 650 gruppi etnici in 190 paesi del mondo. I ricercatori di Harward hanno quindi analizzato il “frazionamento etnico”, ovvero la differenza tra le varie risposte date da due intervistati diversi. Uno potrebbe definirsi caucasico e l’altro americano, e sono posti uno a fianco all’altro.

 

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L’ETNIA E’ DIVERSA DALLA RAZZA – Ed ecco il risultato. I paesi in verde sono quelli più etnicamente differenti mentre quelli arancione sono i più omogenei. I trend sono pochi e facilmente identificabili. I paesi europei e del nord est dell’Asia sono i più omogenei mentre quelli dell’Africa sub-Sahariana sono i più “diversi”. L’America si trova a metà strada mentre i paesi più ricchi sono notoriamente più omogenei. La ricerca ha 11 anni e spesso si è basata su dati non proprio aggiornati nei quali il concetto di etnicità cambia nel corso degli anni. Ad esempio in Somalia le persone si sono definite di un’etnia diversa rispetto a quanto non hanno fatto nel 2002. E poi opportuno notare che l’etnia è diversa dalla razza e quindi i valori potrebbero anche essere diversi nella percezione delle persone.

IN TESTA L’UGANDA – Analizzando invece i dati singolarmente si scopre che l’Uganda è il paese etnicamente più eterogeneo del Pianeta, seguito dalla Liberia. E comunque i primi 20 paesi in classifica sono africani. Questo per via anche del passato coloniale con i paesi europei che hanno alimentato delle divisioni per un loro tornaconto, come avvenuto tra Hutu e Tutsi in Rwanda, forzando diverse etnie in un’unica “scatola” accendendo la miccia per le guerre degli anni successivi. Di contro i paesi più omogenei sono Giappone e le due Coree, anche per via del nazionalismo spinto che ha portato i cittadini ad identificarsi nei loro leader. In Europa invece etnia e nazione coincidono.

LA SORPRESA CANADA – Nelle Americhe invece la situazione è complessa. Dall’Alaska al Brasile si può definire una certa eterogeneità mentre Argentina e Cile, d’ispirazione più europea, tendono ad essere più omogenee. Da notare come il Canada si sia definito più eterogeneo degli Usa e del Messico. In Medio Oriente emergono le differenze tribali tra berberi e gruppi sub-sahariani mentre Siria, Giordania, Iran e Turchia fanno i conti con le etnie presenti nel loro territorio. E’ necessario poi sottolineare che i conflitti sono più frequenti nei paesi più eterogenei e che la diversità si evolve in relazione al reddito pro capite ed al prodotto interno lordo, oltre che relazionarsi con la latitudine. Uno stato forte favorisce l’omogeneità, a riprova del fatto che i caratteri che definiscono un gruppo etnico possono essere facilmente manipolati dalla politica.