di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:07 del 9 Giugno 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Perché, dico io, lasciare tutto ciò senza commento? Pochi giornali, durante il week end, lo hanno sottolineato, e sinceramente non se ne capisce il perché. Fa eccezione Filippo Ceccarelli, su Repubblica - che però non mette l’articolo anche nell’edizione on line, peccato - che scrive un bel pezzo per sottolineare l’occasione storica: Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano in carica, ha baciato l’anello di Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, sovrano del Vaticano. L’ha fatto due volte, all’inizio e alla fine, e un evento del genere non accadeva dal 1955, quando l’allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi decise di genuflettersi al cospetto di Pio XII. Gronchi, poverino, doveva farsi perdonare due peccati non troppo originali, all’epoca come adesso: era socialdemocratico, e si diceva avesse uno “stile di vita” un po’ allegrotto. Capiamolo, pover’uomo. Rimane però che Silvio socialdemocratico non è. E quindi, a malincuore, ci tocca puntare sulla seconda ipotesi.

C’è poi da dire che Berlusconi ha anche detto al monarca dello Stato confinante che darà “soldi alle scuole cattoliche”, sotto forma di buoni acquisto per i libri (forse memore dei bei tempi in cui era proprietario della Standa). Qui non c’è nulla da scandalizzarsi: è tradizione che il nostro PresDelCons, quando incontra un capo di Stato estero, si fa squisito ospite offrendo all’ospitato qualcosa. Che puntualmente è di non sua (di Berlusconi) proprietà. Mai una volta che esca da un conciliabolo con - chessò - il sultano del Brunei dichiarando “gli ho venduto mia moglie, quella rompicoglioni, in cambio di un pozzo di petrolio e tre cammelli“. Così, giusto per cambiare. In ogni caso, raramente queste promesse si sono tramutate in fatti: Silvio dice, dice, e poi dimentica. Forse succederà così anche stavolta. Poteva andar peggio: se ci fosse andato Rutelli, ad esempio, probabilmente sarebbe tornato a casa nudo.

Ma Berlusconi non ha deciso di baciare soltanto l’anello del Papa, ma si è genuflesso anche su quello dell’establishment. La legge sulle intercettazioni proposta nel week end sembra pensata apposta per non permettere più indagini sul potere finanziario e politico, visto che permetterebbe la cattura delle conversazioni a scopo di indagine soltanto per reati di mafia, criminalità organizzata e terrorismo. E infatti la Lega si riappropria della propria anima popolana e anti-Casta affermando che la possibilità di intercettazioni deve essere prevista anche per corruzione e concussione, rimediandoci una bella figura. Ma per fortuna che a rendere il tutto più ridicolo c’è il Partito Democratico. Il quale, marcia diviso per colpire unito, come dicevano negli anni Sessanta: con Veltroni si ribella alla legge denunciando il blocco prossimo venturo delle indagini. Ma intanto fa sapere che a una buona metà del partito la legge non dispiacerebbe. E indovinate chi fa parte della buona metà? Esatto, proprio coloro dei quali abbiamo scoperto le frequentazioni non proprio onorevole grazie alle intercettazione dell’estate 2005! Fassino, D’Alema, Latorre, aiutati dal buon Minniti: tutta gente beccata al telefono a dire a Ricucci che era il nuovo astro nascente del capitalismo italiano e che a Consorte mancava appena una spanna per essere definito da tutti al livello di Cuccia. E che quindi magari oggi dovrebbe avere la decenza di tacere. Ma tanto è inutile anche farlo notare.

Clamoroso al Cibali! Il pippone domenicale che Eugenio Scalfari propugna ogni maledettissima domenica questa settimana non era illeggibile. Non condivido alcune cose che ha scritto, soprattutto sulla Bce, ma c’è da dire che rispetto al tran tran stavolta era interessante. Soprattutto questo virgolettato: “Ho già ricordato che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha preannunciato un inasprimento del tasso d’interesse dell’euro, con immediati effetti sul corso del cambio. Si trattasse di un comune mortale, un qualunque tribunale europeo potrebbe aprire un’indagine a suo carico per turbativa di mercato, ma Trichet non è un comune mortale come non lo è stato Silvio Berlusconi quando si è divertito a far schizzare in su e in giù il titolo dell’Alitalia con improvvide dichiarazioni, di fronte ad una magistratura silente e in altre faccende affaccendata. Spesso i potenti sono indagati perché potenti. Altre volte non lo sono per la stessa ragione, dal che deduco che non tutti i potenti sono eguali, quelli che trafficano col danaro godono di qualche vantaggio in più rispetto a quelli che trafficano con la politica“. Ovviamente, non per quanto blaterato su Trichet (ha ragione Phastidio), ma per quanto detto su Berlusconi nella vicenda Alitalia. E per la sottolineatura del fatto che questo è un metodo abbastanza in voga in tutta Europa e in America.

Vignetta di Clarky

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