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I medici che asportano le ovaie sane

Ezio Baraggini e Adriano Purini, due medici dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste, sono finiti a processo per aver asportato le ovaie sane di una paziente operata per cancro all’utero. Per l’accusa di tratta di un errore evitabile. Per la difesa di una semplice scelta precauzionale.

 

sala operatoria 2

 

ASPORTAZIONE INUTILE – Del caso parla oggi il quotidiano Il Piccolo in un articolo a firma di Giovanni Tomasin:

All’origine della vicenda un fatto del 2010: una donna, operata per un cancro all’utero, aveva firmato un consenso informato in cui chiedeva non le venissero asportate le ovaie a meno che non fossero intaccate dalla malattia. Al risveglio, però, aveva scopertoche gli organi le erano stati tolti, anche se un esame successivo avrebbe dimostrato che non erano coinvolti nella patologia. Da qui la scelta di sporgere denuncia, che ha attivato le indagini del pubblico ministero Maddalena Chergia. Ieri la prima udienza dopo il rinvio a giudizio (prima del quale si era celebrato anche un incidente probatorio), durante la quale sono stati sentiti i testi dell’accusa.

LA TESTIMONIANZA – In passato il carcinoma all’endometrio – spiega Il Piccolo – comportava l’asportazione sia dell’utero che delle ovazie. Dal 2006, però, la letteratura medica ha aperto alla possibilità di conservare le ovaie non interessate dal tumore. Carlo Bouché, il medico del Burlo che ha seguito la paziente prima dell’intervento ha dichiarato in udienza:

“Dopo aver consultato anche il Cro di Aviano con la paziente abbiamo preso in considerazione la possibilità di operare senza asportare le ovaie, che sembravano non essere coinvolte”.

LA DIFESA – L’avvocato della difesa, Massimo Marchetti, ha fatto notare che l’ospedale non dispone delle attrezzature per un test apposito intra-operatorio, dovendo mandare  in questi casi, il campione a Cattinara. E ha dichiarato:

“Un tempo il carcinoma dell’endometrio veniva curato asportandosecondo protocollo sia l’utero che le ovaie. Ora è prevalso un approccio mirato, basato su costi e benefici: la cosiddetta cura ‘individualizzata’, che prevede l’eliminazione delle ovaie in caso di infiltrazione. In questo caso i medici hanno valutato fosse meglio per la sicurezza della paziente asportarle”.

Intanto la paziente, costituitasi parte civile nel processo penale, ha avanzato richiesta di risarcimento danni.