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Michelle Knight e l’altro orrore dopo il mostro di Cleveland

“Non l’abbiamo ancora vista. Non vuole assolutamente farsi vedere dalla famiglia”. A parlare è Deborah Knight, nonna di Michelle Knight, una delle tre ragazze di Cleveland liberatesi dopo essere state prigioniere per dieci anni in una casa a poca distanza dalle proprie abitazioni. Ma se Amanda e Gina hanno già riabbracciato i propri cari, Michelle non ha voluto sapere di incontrare di nuovo la madre e la nonna. Unica concessione: un breve colloquio con il fratello. Poi il silenzio.

(Foto: cnn.com)
(Foto: cnn.com)

MICHELLE, LA PRIGIONIA E GLI ABORTI – Subito dopo la fuga, le tre ragazze erano state portate nell’ospedale locale per essere sottoposte ad alcuni accertamenti medici. Amanda e Georgina sono state dimesse mercoledì mentre Michelle, la più grande delle tre, è rimasta ricoverata. La donna, che è stata la prima ad essere rapita da Castro e che oggi ha 32 anni, starebbe relativamente bene, ma i medici le hanno dedicato una particolare attenzione a causa dei cinque aborti che ha subito durante la sua prigionia: il suo aguzzino e autore delle violenze, infatti, la lasciava senza cibo per settimane e la colpiva con violenza sul ventre fino a quando la giovane non perdeva il bambino.

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MICHELLE, LA RAGAZZA MADRE – Ma Michelle resta in ospedale anche per un altro motivo, se possibile ancora più tragico: la giovane donna, infatti, per ora non ha intenzione di incontrare la sua famiglia. All’epoca del suo rapimento Michelle aveva poco più di vent’anni ed era una ragazza madre. I servizi sociali le avevano tolto la custodia del piccolo, che all’epoca aveva tre o quattro anni. I rapporti tra Michelle e la sua famiglia non dovevano essere particolarmente buoni, tanto che quando sparì misteriosamente nel nulla, la madre presentò denuncia alla polizia ma ben presto cominciò a pensare che la figlia fosse fuggita volontariamente e poi morta. Per questo motivo non vennero mai organizzate veglie di preghiera in sua memoria, come invece accadeva per Gina e Amanda. Castro, che non molto tempo fa partecipò a una veglia per Gina, mostrò alle sue prigioniere le immagini trasmesse dalle televisioni locali e questo  probabilmente ha acuito il risentimento di Michelle nei confronti dei propri cari, che nel frattempo si erano trasferiti in Florida.

 

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“NON È SOLA” – “Non pensavamo proprio che l’avremmo più rivista” – si è giustificata Deborah Knight, che insieme alla figlia ha preso un aereo per Cleveland non ha appena ha saputo che sua nipote era viva. Nel frattempo i gruppi locali per il sostegno alle persone disperse hanno deciso di unirsi nell’allestire in onore di Michelle una cerimonia, durante la quale saranno liberati in cielo decine e decine di palloncini colorati. “Non è più dimenticata” – hanno fatto sapere i promotori – Vogliamo che sappia che non è sola”.

“AVEVA LA PELLE BIANCA COME UN FANTASMA” – Michelle, per il momento, ha incontrato soltanto Freddie il proprio fratello: “Aveva la pelle bianca come un fantasma – ha raccontato il giovane, che l’ha vista soltanto per pochi minuti subito dopo il ricovero – Mi ha detto di sentirsi eccitata all’idea di cominciare una nuova vita”. Da quel momento Michelle ha tagliato i ponti e anche i medici hanno consigliato alla famiglia di lasciarla tranquilla in attesa di ulteriori sviluppi.