|

I sub che “scoprono” le prove dell’esistenza di “Atlantide”

Una missione sottomarina giapponese ha trovato negli abissi tracce di un continente sommerso che danno valore alle teorie sulle variazioni storiche delle terre emerse, e anche – non volendo – ad alcune vecchie leggende che ovviamente vanno però lette al netto di anni e anni di narrazioni, distorsioni e mezze verità.

Shinkai

LA SCOPERTA – A bordo di uno Shinkai 6500 gli scienziati della  Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology hanno esplorato l’oceano Atlantico meridionale di fronte alle coste del Brasile, trovando sul fondo dell’oceano le tracce di quello che un tempo era un continente. Lo hanno annunciato insieme al governo brasiliano, co-sponsor della ricerca, spiegando come il sottomarino abbia trovato le tracce di quella che una volta doveva essere terra emersa, un vasto piano in granito che s’estende nell’oceano di fronte alle coste del Brasile e che, visto che il granito si ritiene di formi solo all’asciutto, gli scienziati sostengono che un tempo quell’area fosse emersa.

ERE GEOLOGICHE ED ERA UMANA – Un tempo però incompatibile con la leggenda atlantidea, che risale indietro a 50 milioni di anni fa, prima ancora dell’apparizione dell’uomo sulla terra, troppo presto per aver potuto ospitare una civiltà poi andata perduta, l’homo sapiens è apparso appena 65-75 000 anni fa e non avrebbe avuto il tempo di colonizzarlo, figurarsi gli atlantidei che secondo le leggende sono vissuti circa 12.000 anni fa, prima di sparire.

UN TEMPO ERA PANGEA – Sulla formazione rocciosa coerentemente non sono state individuate tracce di civiltà, si tratta infatti di probabili testi di quello che un tempo era il continente unico che vedeva anche Sudamerica e Africa unite in un’unica massa terrestre. Il plateau oceanico è quindi probabilmente parte di quel continente che allontanandosi dall’Africa 100 milioni di anni fa ha perso parte dei suoi territori che sono sprofondati mano a mano che i due continenti s’allontanavano.