Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Internidi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 8 giugno 2008 alle 09:42 dallo stesso autore - torna alla home

Tanto rumore per nulla, alla manifestazione dell’orgoglio omosessuale di ieri, a Roma. Perchè si scontra con una politica che non vuol sentire e una società civile che si disinteressa di ciò che non la riguarda da vicino.

Parole,volti,musica. Tanto, tanto casino in piazza della Repubblica per il Gay pride. Meno gente dell’anno scorso, meno “eccessi”, come li chiama gay pride 2008qualche alto esponente della gerarchia ecclesiastica, per il dispiacere dei giornalisti e soprattutto dei fotografi, che il Gay Pride sembrano aspettarlo tutto l’anno, per gli scatti più divertenti che riescono a fare (a parte le feste inaugurali, ovviamente). E’ la manifestazione più importante dedicata agli omosessuali in Italia: qualche spazio bisogna concederlo, avrà pensato la Questura.

DIECIMILA??? - Alla quale però non deve stare molto simpatica, visto che parla di “dieci o ventimila partecipanti”, e come stima pare davvero avara. Ma son dettagli. L’importante è ascoltare un po’ di musica familiare  (“Sweet dreams are made of this / Who am I to disagree? / Travel the world and the seven seas / Everybody’s looking for something”, ancora una volta!) e rilassarsi, in una piazza caciarona ma pacifica, sembrano pensare i piccioni e un buon numero di passanti.

CHI PASSA LI’ PER CASO - Qualcuno se la ride, nemmeno troppo sotto i baffi. Qualche signora appare schifata, oppure guarda in basso per “pudore“. “Vabbeh, le ho passate tutte. Passerà anche questa” sembragay pride 2008 subito dopo pensare. Ma non fa nulla. Anche se magari lo pensano in tanti. Pardon: in troppi. Una ventina di carri, tra cui spiccano per modestia i radicali (sembrava un furgoncino per scaricare le bombole) e per l’assenza la bandiera del Partito Democratico. Il suo leader era impegnato, ad un incontro contro la camorra. Molti degli altri…sono impresentabili da queste parti. Altri ancora – come Rutelli - erano impegnati a polemizzare sull’adesione dei Democrats nostrani al partito socialista europeo, che a molti nell’ex Margherita sembra troppo di sinistra. E ho detto tutto.

IN MARCIA - Ma torniamo in piazza. Quando arriva il carro di Muccassassina è il momento di piegare il capo, per gli altri. Arrivano i professionisti, quelli con la musica più forte di tutti, e il carro più generoso, visto che regala fischietti. Sembra di essere in un rave all’aperto. E la sensazione, alla fin fine, non è male. Intanto la politica, geograficamente a solo 2 kilometri dal corteo, ma mentalmente molto più lontana, parlava di “lotta alla prostituzione”, l’ennesima emergenza sicurezza a quanto sembra. E anche qui, c’è poco da aggiungere.

gay pride 2008DICIAMO LA NOSTRA - Al Tg1 fanno un servizio corto, abbastanza asettico. E’ messo in pagina prima dello sport, quando la curva dell’attenzione del telespettatore è quasi al minimo. Complimenti al diabolico impaginatore: è roba che nemmeno Goebbels. Musica, dunque. Che alla fine ti rincretinisce anche un po’, mentre cammini e parli e scatti foto abbracciando Umberto Pizzi. E ti sorprendi a pensare che non è che queste cose siano dannose. E’ che sono inutili. Dopo la sostanziale – e un po’ irridente, da parte di alcuni suoi esponenti – sordità del governo precedente, perché questo esecutivo dovrebbe essere diverso?

MACCHECCEFREGA - Quello che chiedono è duro da accettare in una società un po’ arretrata come la nostra. Si sa però che alcune leggi finiscono per essere approvate più perché piacciono ai vari establishment, che per quanto siano gradite al popolo. Prendete l’indulto. Non che non succeda anche da altri, eh? E’ quasi una norma. Ma da noi no. Perché alla “borghesia più ignorante d’Europa” (cit.) i diritti dei gay non interessano. Hanno ben altro a cui pensare (e anche qualche brutto grattagay pride 2008capo). E al popolo?

GIA’, E AL POPOLO? – Alla fin fine, pure a lui, chejjefrega. Perlomeno qui, nella Roma che ha eletto come sindaco Gianni Alemanno e ancora non se ne capacitano quelli che abitano nelle terrazze romane. Nelle terrazze romane si parla di come si può fare per cacciar via quel Walteraccio lì. Che è causa di tutti i mali. Oppure di come salvargli le terga, perché alla fin fine (ci) ha fatto un gran bene. O ancora di quanto sarebbe trendy avere una Clinton come la Melandri, o a quanto sarebbe fico avere un Obama de’ noantri. Poi magari si pensa, sempre in quelle terrazze, a cosa ci porterà lo scontro Tremonti-Brunetta, e cosa potrebbe succedere a Silvio (ma soprattutto a loro), che però – “poverino!” o “forza, infarto!” è l’esclamazione che sentirete dire – qualche problemino di salute dovrebbe ancora avercelo. Nelle terrazze romane, sapete, quelle della piccola grande borghesia romana (di nascita o d’importanzione), si pensa sostanzialmente ai cavoli propri. E quelli degli altri, fossero un milione o ventimila, non gli interessano proprio. Com’è che lo chiamò questo, qualcuno? Terrazzismo?

Reportage Fotografico

20 commentistampa - fallo leggere