Che tempo che fa è un talk show che, come il suo presentatore, a dispetto dei sempre più numerosi e feroci detrattori, avrebbe anche delle potenzialità notevoli. Ma qualcosa lo relega al ruolo di eterna promessa incompiuta. Vediamo cosa.
“Senza satellite”: la rubrica-antologia di tutto quello che si è costretti a vedere quando non ci si può permettere la pay-tv. A Cura di Galatea.
È che alle volte non sai proprio cosa dire. Ci sono dei programmi così: che tu li guardi, li guardi, e senti che dovresti sì pensarne qualcosa di definito, ma non c’è niente da fare, non ci riesci. Se scrivi che sono brutti, ti
rimorde la coscienza, perché brutti, nel senso vero della parola non sono; ma da qui a definirli belli ce ne vuole. Sono medi, dunque? Ma no, neanche quello. E nemmeno davvero noiosi, o davvero esilaranti, o davvero un disastro: sono… sono così, ecco, e non ti viene altro, né di bene né di male. Questo è quel che si può onestamente dire, alla fin fine, di Che tempo che fa e del suo conduttore, Fabio Fazio: un programma e un protagonista che vorrebbero essere in equilibrio, e invece risultano pericolosamente sempre in bilico.
I SUOI PRIMI QUARANTAQUATTRO ANNI – Fabio Fazio, tanto per cominciare, paga lo scotto ed ha il limite di far parte di questa bislacca generazione italica dei quarantenni, nient’affatto splendidi ma splendidamente confusi da un dilagante complesso di Peter Pan. Quando si parla di lui è d’obbligo, non si sa perché, definirlo un bravo ragazzo. Fabio Fazio è il bravo ragazzo per antonomasia. Peccato che, anagrafe alla mano, ragazzo non sia più da quel dì: sta in TV da anni, è un professionista affermato con un conto in banca degno di una star hollywoodiana e un curriculum che oramai può far concorrenza, fatte le proporzioni, a quello di Pippo Baudo. Ecco, se la smettesse dunque con il suo fastidioso birignao da “sono qui per caso e quanto mi diverto in questo mondo che non è mio!” già risulterebbe un pochino più simpatico. Fabio, quando avevi vent’anni e Raffaella t’ha sbattuto davanti alle telecamere al posto dei fagioli potevi fingerti miracolato; adesso no, prendine coscienza e accetta le tue responsabilità. O, per lo meno, cambia battute. Peraltro, quando le cambia, le battute gli riescono più divertenti, e le interviste con gli ospiti diventano quanto di meglio si vede in tv, per lo meno da questi tempi. Fazio è un bravo ragazzo, appunto, coscienzioso e pignolo, come il compagno di banco bruttarello che però passa sempre i compiti a tutta la classe, e proprio per questo è uno che, quando presenta un libro, dà persino l’impressione di averlo letto davvero e di sapere chi diavolo sia lo scrittore che si ritrova davanti.



Ottimo l’articolo su Fazio e il suo programma.
Personalmente e non solo, credo che se eliminassero dal programma la “lillipuziana” intellettualoide e monotona castigatrice di altri anzichè di propri costumi, il Programma si eleverebbe di tono.
Bel pezzo.
Fazio è schiavo del suo essere “corretto” con tutti ed alla fine il programma rimane carino ma niente di che… insomma se lo perdo non sbatto la testa al muro
ma se è bellissima la gag sul sommelier, comicità allo stato puro che usa il corpo, il movimento e il gesto, come hanno insegnato Totò, Franco e Ciccio etc, per prendere per i fondelli la deriva delle rubrichette enologiche dei tiggì coi sentori di magnolia e i vini che vanno d’accordo con selle d’asino, sì, con salsa di prugne:-)
tetsuo, è vero,Fazio è troppo corretto e, spesso è antipaticamente pavido, come ha dimostrato in varie occasioni. Sta di fatto, però, che pur nella mancanza di idee nuove e pur nella stanca ripetizione di una formula che sa di salottino buono della signorina Felicita, è l’unico programma della Rai dove puoi sentire parlare un Gillo Dorfles, un Magris, un Salman Rushdie, e (per me) non è poco:-)
@ cordapazza
…e di Roberto Calasso:-)
Purtroppo non sono molti i programmi “non brutti” dove puoi seguire con interesse interviste lunghe. C’è “Che tempo che fa” di Fazio e “le Storie” di Augias. Poi mi sa pure basta (ma magari mi sfuggono ora). Comunque io preferisco Corrado, ha un non so che di affascinante il suo parlare, ti viene voglia di incontrarlo di persona e diventare suo amico. Fazio invece no.
@ nuvola
ça va sans dire:-)meravigliosa la sua disquisizione sul quadro di Ingres!
si, un certo odore di stantio si sente, ma le interviste a personaggi non consueti fanno l’effetto aria di montagna nel panorama della prima serata tv. Effetto riserva indiana. Albanese può piacere più catartico (Cetto La Qualunque) o metafisico (il ministro della paura). Ma resta un grandissimo che crea maschere e non macchiette.
In conclusione un programma da minoranza consapevole di esserlo..
@ cordapazza
sapevo che avresti apprezzato. Calasso, i suoi filoni, la sua raffinatezza, il suo stare lontano dai “diciamo, cioè, assolutamente sì…”, i suoi mondi paralleli di miti e letteratura. Si dimentica quanto possa essere insipido Fazio davanti a uno così!:-)))
Anch’io ho detto la mia.
E a me piace molto la Zucconi, al punto che credo sia lì unicamente per la sua bravura.
A me sembra che Fazio scimmiotti Maurizio Costanzo. Riesce a condurre delle interviste interessanti parlando di cose che altrimenti non sentiresti in prima serata (Le Follie Baudelaire, ad esempio), per poi chiudere con domande e battutine veramente coglione per riportare tutto a mascherata ed a livello casalinga vuota. Non so voi, ma a me è questo che mi fa incazz******.
Secondo me il programma è uno dei pochi guardabili.Ok, ammetto che spesso Fazio sia irritante con le sue uscite reverenziali verso l’ospite di turno, però, come ha commenato qualcun’altro, lì si vedono interviste a personaggi interessanti che non vanno spesso in tv.
E, a dirla tutta, preferivo Ilary a Philippa, mi sembrava più naturale e affabile.
Personalmente trovo interessanti le rubriche del Prof Carolis e della Zucconi.
Bel pezzo!
Chiarisco, su Albanese: adoravo il sommelier quando lo ha proposto le prime volte. Adesso è sempre la stessa gag. Non si regge, via.
Su Fazio. A me non sta antipatico. Lo difenderò fino alla morte visto che è l’unico programma dove certi personaggi sono intervistati. Secondo me, ecco, come certi bimbi un po’ secchioni a scuola: se si impegnasse e ci mettesse un briciolo più di coraggio, potrebbe fare di più.
non è vero che è sempre la stessa gag: cambia il vino!
il coraggio? Fazio, non ne ha mai avuto più di tanto, e comunque la trovo una annotazione generica: in tal senso, tutti potrebebro fare di più, che significa?
Nutro pochissime speranze, che la “Televisione”
possa offrire qualcosa di meglio di ciò che ci ha dato in questi cinquant’anni passati.
Intrinsecamente è uno strumento ipnotico,
e come tale,ha i suoi pregi e limiti.
E poi,anche solo un’ora al giorno quotidiana di
visione-a-distanza credo che sia già una forma di psicotossico-dipendenza.
Concordo con Groucho Marx:
“La televisione è molto istruttiva,mi fa venire immediatamrnte voglia di aprire un libro.”
(cito a memoria)
La tivù generalista
è come quel generale
che vinte battaglie e guerre
fatte da analfabeti ruvidi
anziani solinghi e casalinghe
nelle ignoranti lande popolari
in pensione non vuole scendere
intende restare in podio
a pontificare e indurre
il popolo alla permanente
lotta contro il nonnulla
o meglio verso quel poco
che di arguto e divertente
alla gente seria rimane
la sera allorchè rincasa
peccato che quel lucore
azzurrognolo e suadente
sia arma così potente
a rendere tonto il volgo
ed utensile inaffilato
quando la ciccia pende
né può un telecomando
farsi un segugio astuto
che insegue il distratto utente
e lesto a ringhi lo riporta
a ritrovare l’acume perso
rassegnati o militare
sora televisora
fratello monitore
il tempo per te dell’orto
della briscola e del pitale
anche se non ti pare è giunto
lascia che siamo noi
a scegliere le inquadrature
dalle quali sbirciare il mondo
che ci turba disturba o piace.
Dalla raccolta “mai ci parlerà l’aragosta”
credo che , nonostante i dissensi su Fazio le gag d Albanese, quanto meno è un programma che ti allontana dalla sete del sapere tipicamente desertica e mediasettiana.
Carissimo Fabio, grazie per le belle serate che ci danno la possibilità di riflettere sul nostro essere e sulla nostra situazione socio-politica. Oltre agli illustri personaggi ospiti Tuoi, non
Ti è venuto in mente di inserire, così a caso, un personaggio qualunque, uno che di grande
non ha avuto la possibilità di fare qualcosa, uno qualunquemente un po’ simpatico ?
Prova, se è possibile, potrebbe essere una specie di rinnovamento del programma.
Con simpatia sicera, Luciano da Gorizia