Essere persona e non esserlo
03/11/2008 - Bioetica, vita e bambini: quando si può parlare di “umani” e quando invece no? “I feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente, cioè senza speranza, costituiscono esempi di non
Bioetica, vita e bambini: quando si può parlare di “umani” e quando invece no?
“I feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente, cioè senza speranza, costituiscono esempi di non persone umane. Tali entità fanno parte della specie umana, ma non sono persone”. Lo ha detto Gianfranco Vazzoler, pediatra e componente della Consulta di bioetica di Pordenone. Le affermazioni del relatore hanno destato vivaci polemiche nel corso del convegno su Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla società, che si è tenuto nei
giorni scorsi, a Firenze. È scattata, inevitabile, la reductio ad Hitlerum e chi poteva contestare queste affermazioni con i propri argomenti – efficaci o no – ha preferito liquidarle come naziste. Personalmente – ripeto: personalmente – non condivido le affermazioni del Vazzoler, ma penso che esse siano paradossalmente congrue al concetto di persona. Se la persona è relazione – come ci hanno spiegato quelli che la ritengono cosa assai più degna dell’individuo – non c’è persona dove non ci sia relazione. “È persona chi ha autocoscienza, senso morale e razionalità”, dice il Vazzoler. È il minimo indispensabile per poter avere relazione: il suo nazismo – se nazismo è – viene dal considerare un individuo meno degno di una persona, viene dal considerare che la massima dignità umana sta nel relazionare. Paradossalmente, dicevo. Se l’individuo tocca la soglia dell’umano solo quando si fa persona, nell’impossibilità di relazione quale dignità c’è più da rispettare?
DICIAMOLO IN MANIERA PIÙ SEMPLICE – Si può farlo prendendo a esempio la dottrina morale cattolica. Qui dovremmo essere agli antipodi del nazismo, credo. “La persona umana ha bisogno della vita
sociale. Questa non è per l’uomo qualcosa di aggiunto, ma un’esigenza della sua natura” (Catechismo, 1879). Esigenza: la natura della persona esige la relazione, esige addirittura la “vita sociale”, che è la forma antropologica della relazione. La persona esige relazione, sennò non è persona. Dev’essere giocoforza relazione reciproca, bisogna supporre, perché la “società è un insieme di persone legate in modo organico da un principio di unità che supera ognuna di loro” (Catechismo, 1880). Ma “i feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi” sono individui che non hanno raggiunto condizioni cerebrali tali da rendere possibile la relazione, e “coloro che sono in uno stato vegetativo permanente, cioè senza speranza”, non hanno più queste condizioni, né si può presumere le riacquisteranno. Rispettano le premesse che il Catechismo pone all’essere persona? Assolutamente no. In forza di ciò che fa la dignità umana – cioè l’essere persona – come può la dottrina cattolica considerarle degne del rispetto dovuto a persone? Non sono in grado di rispondere all’“esigenza della loro natura”, come la mettiamo?
PERSONALMENTE, NON CONDIVIDO LE AFFERMAZIONI DEL VAZZOLER – E qui forse è chiaro perché intendevo sottolineare “personalmente”. Per me, “i feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente, cioè senza speranza”, non sono persone, sono individui della
specie umana. Non hanno (o non è dimostrabile che abbiano) “autocoscienza, senso morale e razionalità”: possiamo assumerle a persone solo in forza al principio tuzioristico della premurosa cautela nei confronti di un’ipotesi che ci può (o non ci può) sembrare solida. Insomma, sono persone per quanto vogliamo considerarle persone. Ma in virtù di cosa, nel dubbio, si deve inclinare a credere che condizioni cerebrali inadeguate a realizzare gli strumenti della relazione possano realizzarle comunque? Nel credere all’anima. Se si crede nell’anima, le condizioni cerebrali sono secondarie: “autocoscienza, senso morale e razionalità”, per quanto in potenza, stanno nell’anima e probabilmente anche un feto anencefalo ha un’anima. Infatti, per la dottrina morale cattolica non è lecito abortire un feto anencefalo, perché il fatto che gli manchi il cervello non esclude che non abbia un’anima.













“I feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente, cioè senza speranza, costituiscono esempi di non persone umane. Tali entità fanno parte della specie umana, ma non sono persone”.
Questa frase andrebbe disgiunta!
Un conto è il feto, neonato, l’infante e il ritardato mentale, e un’altro conto è il malato irreversibile:dove solo in quest’unico caso, e secondo la mia opinione personale, un cervello piatto è un cervello morto!
mentre negli altri casi elencati, ritengo che la vita richiede accoglienza, amore e cura, e non può essere e non dev’essere considerata un peso!
una persona dev’essere apprezzata per quella che “è”, enon per quello che “ha” e che “fa”!
alle volte lo specchio riflette la mia immagine ….
e mi domando…..
sono persona o appartenente al genere umano ?
e mai, dico mai che riesca a darmi una risposta…..
Mi accorgo di un errore nel testo, proprio alla fine:”… il fatto che gli manchi il cervello non esclude che [non] abbia un’anima”. Quel [non] è di troppo, ma in un certo modo tradisce cosa io pensi “personalmente”, e dunque può pure restare dov’è. “Personalmente” penso che le categorie prese in oggetto dal Vazzoler – ma l’ho scritto anche nel testo, en passant – siano “persone per quanto vogliamo considerarle persone”. Il problema è: “per quanto”. Cioè: in quale definizione del concetto di dignità umana. Certo, per la dignità che può fare a meno della reciprocità relazionale, anche un anencefalo è “persona”, perché creatura della specie umana. All’estremo, è persona anche una mola vescicolare; all’altro estremo, non è “persona” neanche un neonato di tre mesi. Ma quello che intendevo dire è che questi estremi – o questi paradossi – sorgono inevitabili quando, per affrontare il tenma della dignità umana, si pone fondamento sul concetto di “persona” invece che su quello di “individuo”.
aaaaaaah ora si
L’uomo…sia esso nell’accezione di “persona” o sradicato ad “individuo”…rimane pur sempre un enigma…caro Malvino.
Prendi un punto e traccia una linea. Di qui l’umano, di là l’oblio. O forse l’essere umano è tale proprio per il non saper tracciare linee?
AL Dottor VAZZOLER,
il Gruppo Genitori Tosti in Tutti i Posti formato da genitori con figli disabili molti dei quali con grave ritardo mentale ha qualcosa da dirle dopo aver letto su quotidiani e siti web alcune dichiarazioni che lei avrebbe fatto riferito alle PERSONE con disabilità cognitive.
Se è vero che al mondo non si è mai finito di imparare, per noi genitori di bimbi, ragazzi e adulti disabili gravi, le sorprese sono ancora più… sorprendenti.! L’ultima che abbiamo scoperto, grazie a lei dott. Gianfranco Vazzoler, è che molti dei nostri figli non sono persone, o meglio: fanno parte del genere umano (e per questa concessione ringraziamo sentitamente) ma non sono esseri umani, Saturniani forse?
Le suggeriamo quindi per la sua prossima uscita in pubblico, questa sorridente definizione per i nostri piccoli e grandi non umani: Saturniani del ventunesimo secolo, piombati sulla terra… chissà perché?
A parte questo suggerimento che le offriamo gratuitamente, abbiamo anche qualche domanda.:
commenterebbe, cioè ,avrebbe parole da sprecare circa un’affermazione del tipo “Il sole nasce a Ovest”, detta da un eminente astronomo?
Parimenti non ci sono parole per commentare ciò che lei, medico, neonatologo, primario d’ospedale e appartenente alla Consulta di bioetica di Pordenone avrebbe affermato in quel di Firenze lo scorso 31 ottobre nel corso del Convegno “Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla società:”.
Si spieghi e cortesemente spieghi a noi genitori di figli disabili gravi e gravissimi, su quali basi e da quali studi(che la invitiamo a citare!) ha tratto le conclusioni per la sua affermazione.
Una persona è un essere pensante. ——Una persona è un essere senziente.
Può forse voler dire che chi è compromesso neurologicamente non pensa e non sente nulla? Certo potrebbe, se vivessimo ancora al tempo di Sparta e Atene, non nel terzo millennio.
E la plasticità del cervello dove la mettiamo? Gli ultimi studi, ormai ovunque riconosciuti, nell’ambito delle neuroscienze non li consideriamo?
Chissà se lei si è mai chiesto il perché del pullulare su questa terra di creature NON PERSONE chissà se ne ha mai guardata una, l’ha mai guardata negli occhi, no, pensiamo proprio di no: un solo sguardo di uno qualunque dei nostri figli è così ricco di amore, di gioia per la vita, di fantasia, di profondità dell’essere, che perfino lei avrebbe avuto difficoltà poi a pronunciare la sua sentenza.
E, naturalmente, complimenti per la scientificità dell’affermazione.
Dobbiamo concludere quindi che sta per nascere una nuova classificazione biologica, quella delle NON PERSONE:?
Poiché la scala evolutiva va di pari passo coi tempi, di certo queste nuove “entità”, frutto della sua scoperta, sono in detta scala un gradino più in alto degli umani. Ma a questo lei certamente non aveva pensato….
.Le sue affermazioni dott. Vazzoler, ci ricordano tempi non troppo lontani e che avremmo proprio sperato di non rivivere più, ma che invece ultimamente fanno spesso capolino in varie discussioni sul diritto alla vita, la qualità della vita , la dignità della vita. Noi crediamo , senza mettere in dubbio la sua preparazione professionale che lei abbia una errata visione della vita delle persone con ritardo mentale che può essere gratificante anche senza l’alto pensiero che genera affermazioni aberranti come quelle da lei relazionate.
X Il GRUPPO GENITORI TOSTI IN TUTTI I POSTI
Alessandra Corradi VERONA – Cell.3343241802
Marina Cometto TORINO Cell.3383686730
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