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Le biciclette d’oro del Giro d’Italia

Il Giro d’Italia (che partirà domani da Napoli) è una ghiotta occasione per i costruttori di biciclette per sponsorizzare le biciclette più innovative e conquistare nuovi clienti. Il prezzo di telai e accessori utilizzati dai campioni che si sfideranno per la conquista della maglia rosa, veri e propri gioiellini della tecnica, raggiunge a volte prezzi esorbitanti. Ma cattura l’attenzione di migliaia di cicloamatori.

 

Gara ciclistica Tirreno-Adriatico, settima tappa

 

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UN AFFARE MILIONARIO – Ne parla Marco Bonarrigo sul Corriere della Sera:

È una guerra costosa e senza esclusione di colpi quella tra i costruttori delle biciclette del Giro d’Italia: investono 10milioni di euro in materiali e il doppio in sponsorizzazioni. La posta in palio è alta: la conquista del mercato mondiale degli acquirenti di biciclette top di gamma, governato da quei cicloamatori per i quali i professionisti sono modelli da imitare. Ma solo se vincono o se comunque ci provano perché l’acquisto è costoso e vamotivato: le bici del Giro sono sogni da diecimila euro. In carovana da Napoli a Brescia viaggiano più di mille bici. Ciascun atleta ne porta due per le tappe in linea, una per la crono e un quarto telaio «nudo» pronto al montaggio.

I MATERIALI – Con il passare del tempo la ricerca di materiali sempre più resistenti e leggeri diventa sempre più intensa. Spiega ancora Bonarrigo sul Corriere della Sera:

Dopo anni di creatività pura oggi i progettisti lavorano con vincoli stringenti. Due su tutti: la bici per regolamento non può pesare meno di 6.800 grammi e nessun materiale sostituisce la fibra di carbonio, in auge da un decennio. Agli ingegneri, quindi, tocca lavorare sulla tessitura delle trame e la densità dei filamenti del carbonio e, naturalmente, sull’aerodinamica, dove si può ancora fare la differenza. C’è chi i test aerodinamici li esegue in galleria del vento, chi come Nibali o Hesjedal preferisce il velodromo.

IL CAMBIO ELETTRONICO – Sulla bici, da qualche tempo, oltre al consueto ciclocomputer, viene installato un ulteriore piccolo dispositivo elettronico:

La migliore bici non è solo la più leggera e aerodinamica, ma quella che non si rompe mai. Il vero punto debole delle bici è il cambio. E non è poco. Sei corridori su dieci al Giro montano l’ormai affidabile cambio elettronico: è robusto e con una ricarica tira dritto per 15 mila chilometri. I guai nascono solo per chi è maldestro o tira troppo la corda. Al Tour del 2010, sui Pirenei, Andy Schleck andò in confusione su uno scatto secco di Contador, «incrociò» un rapporto lungo con uno troppo corto e perse la ruota dello spagnolo e il Tour, che poi gli venne restituito a tavolino.

(Fonte foto: LaPresse)