di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
postato alle 10:19 del 12 Giugno 2008 in EconomiaTorna alla home

L’economia americana resta in piedi grazie ai risparmi stranieri, in particolare quelli della Cina: qualcuno sembra non averlo capito, ma restringere gli spazi del libero mercato sarebbe autodistruttivo.

Obama è definitivamente il candidato democratico per la Presidenza USA: quindi ormai non resta che sperare che non faccia quello che dice. Nei rari casi in cui ha detto qualcosa di concreto, su un argomento fondamentale come il commercio estero, infatti, ha parlato di clausole sociali, di sicurezza, ambientali, e di commercio che fa perdere posti di lavoro… protezionismo tramite regolamentazioni. Roba da Tremonti. In tempi di crisi come gli attuali, la principale attività dei politici è la ricerca di capri espiatori. L’immaginario collettivo ne fornisce a bizzeffe: ebrei, comunisti, banchieri, amerikani, bianchi, maschi, cattolici, relativisti-senza-dio, islamici e cinesi. Non c’è però dubbio che, perfidi giudei esclusi, la parte del leone come capro espiatorio l’ha sempre fatta il capitalismo, probabilmente perchè la libertà non ha nessun gruppo di interesse organizzato pronto a difenderla: serve a tutti, ma a nessuno in particolare.

L’ALGEBRA - Le relazioni tra USA e Cina dal punto di vista economico sono di fondamentale importanza per l’economia americana: gli USA non sarebbero in grado di reggersi in piedi senza i risparmi dell’Estremo Oriente, e quindi ogni tentazione protezionista da parte USA è puro masochismo. Speriamo che la ricerca di capri espiatori su diriga quindi su argomenti non vitali. Per capire la rilevanza del tema basta guardare l’algebra del commercio internazionale. La produzione di un Paese (Z) può essere consumata dai privati (C), investita (I), spesa dallo Stato (G) o esportata (X), quindi Z = C + I + G + X. La domanda di beni dei cittadini di un Paese (Y), invece, può essere diretta verso consumi (C), risparmi (S), tasse (T) ed importazioni (M), quindi Y = C + S + T + M. All’equilibrio le due quantità sono uguali e si ha, quindi, che la differenza tra investimenti e risparmi è pari alla differenza tra tasse e spesa pubblica (l’avanzo del bilancio statale) sommata alla differenza tra importazioni ed esportazioni (le importazioni nette): I = S + (T - G) + (M - X).

QUALI RISORSE? - Ne risulta che un paese può investire solo ciò che ha risparmiato, ciò che lo stato risparmia (ma raramente lo stato fa buoni investimenti, essendo propenso a consumi con ritorni elettoralistici immediati e regalìe ai gruppi di interesse organizzati) o il flusso di risparmi provenienti dall’estero, pari alle importazioni nette (le due cose sono equivalenti in quanto, se oggi si importa senza esportare, si ottiene credito, e quindi si accumula un debito da pagare, esportando, domani). Gli USA si trovano in una posizione piuttosto strana, perché negli ultimi anni (da quando Greenspan e Bernanke hanno inondato di liquidità l’economia mondiale) non hanno risparmiato nulla: S = 0, centesimo più centesimo meno. Non investire significa consumare capitale, e ciò implica la riduzione della produzione e dei redditi. Come è riuscita l’economia americana a tirare avanti, e a crescere, negli ultimi anni? Con S = 0, non rimane che affidarsi all’avanzo pubblico o ai capitali esteri. Ma l’avanzo pubblico è un evento rarissimo: che la spesa pubblica sia inferiore ai proventi delle tasse accade ogni morte di papa. Negli ultimi anni, le riforme sociali di Bush, le spese di guerra e alcuni tagli fiscali hanno reso T - G negativo… quindi non solo l’economia americana ha investito nonostante il disavanzo pubblico, che ha tolto risorse all’economia produttiva.

L’IMPORTANZA DELLA CINA - Non rimane che il terzo fattore: le importazioni nette M - X. E’ grazie a queste che il disavanzo pubblico e gli investimenti USA sono stati possibili. In poche parole: il motore della crescita americana, anzi, il motivo per cui l’economia americana non è già in decrescita, sono i risparmi del resto del mondo, soprattutto cinesi: sono i cinesi che consentono all’economia americana di crescere e al governo americano di bombardare; saranno i cinesi che, si spera, pagheranno le pensioni ai baby boomers, la riforma del Medicare di Bush. E la prossima eventuale Guerra Fredda con la Cina? Mah. Come abbiano fatto gli USA a cacciarsi in questa situazione è una lunga storia; capire le conseguenze di crescita e prodigalità di stato pagate accumulando debiti con l’estero pure. Ma è palesemente assurdo che qualcuno negli USA pensi seriamente al protezionismo. Fortunatamente, i politici sono stupidi in campagna elettorale e cinici una volta eletti. Alle prossime presidenziali USA, McCain, sulla carta, è per il libero mercato, ma viene da un partito che negli ultimi anni ha fatto di tutto per danneggiare la libertà e la prosperità degli americani; Obama e Clinton sono invece critici, ma si può sperare che dicano semplicemente ciò che i propri elettori vogliono sentire. L’alternativa è Tafazzi for President.

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