L’economia americana resta in piedi grazie ai risparmi stranieri, in particolare quelli della Cina: qualcuno sembra non averlo capito, ma restringere gli spazi del libero mercato sarebbe autodistruttivo.
Obama è definitivamente il candidato democratico per la Presidenza USA: quindi ormai non resta che sperare che non faccia quello che dice. Nei rari casi in cui ha detto qualcosa di concreto, su un argomento fondamentale come il commercio estero, infatti, ha parlato di clausole sociali, di sicurezza, ambientali, e di commercio che fa perdere posti di lavoro… protezionismo tramite regolamentazioni. Roba da Tremonti. In tempi di crisi come gli attuali, la principale attività dei politici è la ricerca di capri espiatori. L’immaginario collettivo ne fornisce a bizzeffe: ebrei, comunisti, banchieri, amerikani, bianchi, maschi, cattolici, relativisti-senza-dio, islamici e cinesi. Non c’è però dubbio che, perfidi giudei esclusi, la parte del leone come capro espiatorio l’ha sempre fatta il capitalismo, probabilmente perchè la libertà non ha nessun gruppo di interesse organizzato pronto a difenderla: serve a tutti, ma a nessuno in particolare.
L’ALGEBRA - Le relazioni tra USA e Cina dal punto di vista economico sono di fondamentale importanza per l’economia americana: gli USA non sarebbero in grado di reggersi in piedi senza i risparmi dell’Estremo Oriente, e quindi ogni tentazione protezionista da parte USA è puro masochismo. Speriamo che la ricerca di capri espiatori su diriga quindi su argomenti non vitali. Per capire la rilevanza del tema basta guardare l’algebra del commercio internazionale. La produzione di un Paese (Z) può essere consumata dai privati (C), investita (I), spesa dallo Stato (G) o esportata (X), quindi Z = C + I + G + X. La domanda di beni dei cittadini di un Paese (Y), invece, può essere diretta verso consumi (C), risparmi (S), tasse (T) ed importazioni (M), quindi Y = C + S + T + M. All’equilibrio le due quantità sono uguali e si ha, quindi, che la differenza tra investimenti e risparmi è pari alla differenza tra tasse e spesa pubblica (l’avanzo del bilancio statale) sommata alla differenza tra importazioni ed esportazioni (le importazioni nette): I = S + (T - G) + (M - X).
QUALI RISORSE? - Ne risulta che un paese può investire solo ciò che ha risparmiato, ciò che lo stato risparmia (ma raramente lo stato fa buoni investimenti, essendo propenso a consumi con ritorni elettoralistici immediati e regalìe ai gruppi di interesse organizzati) o il flusso di risparmi provenienti dall’estero, pari alle importazioni nette (le due cose sono equivalenti in quanto, se oggi si importa senza esportare, si ottiene credito, e quindi si accumula un debito da pagare, esportando, domani). Gli USA si trovano in una posizione piuttosto strana, perché negli ultimi anni (da quando Greenspan e Bernanke hanno inondato di liquidità l’economia mondiale) non hanno risparmiato nulla: S = 0, centesimo più centesimo meno. Non investire significa consumare capitale, e ciò implica la riduzione della produzione e dei redditi. Come è riuscita l’economia americana a tirare avanti, e a crescere, negli ultimi anni? Con S = 0, non rimane che affidarsi all’avanzo pubblico o ai capitali esteri. Ma l’avanzo pubblico è un evento rarissimo: che la spesa pubblica sia inferiore ai proventi delle tasse accade ogni morte di papa. Negli ultimi anni, le riforme sociali di Bush, le spese di guerra e alcuni tagli fiscali hanno reso T - G negativo… quindi non solo l’economia americana ha investito nonostante il disavanzo pubblico, che ha tolto risorse all’economia produttiva.
L’IMPORTANZA DELLA CINA - Non rimane che il terzo fattore: le importazioni nette M - X. E’ grazie a queste che il disavanzo pubblico e gli investimenti USA sono stati possibili. In poche parole: il motore della crescita americana, anzi, il motivo per cui l’economia americana non è già in decrescita, sono i risparmi del resto del mondo, soprattutto cinesi: sono i cinesi che consentono all’economia americana di crescere e al governo americano di bombardare; saranno i cinesi che, si spera, pagheranno le pensioni ai baby boomers, la riforma del Medicare di Bush. E la prossima eventuale Guerra Fredda con la Cina? Mah. Come abbiano fatto gli USA a cacciarsi in questa situazione è una lunga storia; capire le conseguenze di crescita e prodigalità di stato pagate accumulando debiti con l’estero pure. Ma è palesemente assurdo che qualcuno negli USA pensi seriamente al protezionismo. Fortunatamente, i politici sono stupidi in campagna elettorale e cinici una volta eletti. Alle prossime presidenziali USA, McCain, sulla carta, è per il libero mercato, ma viene da un partito che negli ultimi anni ha fatto di tutto per danneggiare la libertà e la prosperità degli americani; Obama e Clinton sono invece critici, ma si può sperare che dicano semplicemente ciò che i propri elettori vogliono sentire. L’alternativa è Tafazzi for President.























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Il protezionismo è roba da Tafazzi: l’economia Usa rimane in piedi solo grazie agli investimenti stranieri…
Obama è definitivamente il candidato democratico per la Presidenza USA: quindi ormai non resta che sperare che non faccia quello che dice. Nei rari casi in cui ha detto qualcosa di concreto, su un argomento fondamentale come il commercio estero, infat…
Il protezionismo è roba da Tafazzi: l’economia Usa rimane in piedi solo grazie agli investimenti stranieri…
L’economia americana resta in piedi grazie ai risparmi stranieri, in particolare quelli della Cina: qualcuno sembra non averlo capito, ma restringere gli spazi del libero mercato sarebbe autodistruttivo….
“a produzione di un Paese (Z) può essere consumata dai privati (C), investita (I), spesa dallo Stato (G) o esportata (X), quindi Z = C + I + G + X. La domanda di beni dei cittadini di un Paese (Y), invece, può essere diretta verso consumi (C), risparmi (S), tasse (T) ed importazioni (M), quindi Y = C + S + T + M. All’equilibrio le due quantità sono uguali e si ha, quindi, che la differenza tra investimenti e risparmi è pari alla differenza tra tasse e spesa pubblica (l’avanzo del bilancio statale) sommata alla differenza tra importazioni ed esportazioni (le importazioni nette): I = S + (T - G) + (M - X).”
lo dico sempre anch’io
L’unica cosa che si dimenticano sempre gli economisti è una frase che Marguerite Yourcenar fa dire ad un cortigiano dell’imperatore Adriano “Do sempre ragione a chi ha 40 legioni in armi”.
Cioè i calcoli sono giustissimi, però il fatto che il centro dell’economia fosse la Francia nel XVIII secolo, la Gran Bretagna nel XIX e gli USA nel XX sta su chi mena più forte, non su I = S + (T -G).
I soldi vanno sempre lì perchè lì sono più protetti.
BRAVI
ma che bella pensata
i cinesi salvano gli USA
bene bene, all’ università vi hanno insegnato a giocare coi numeri, col l’ algebra, con le equazioni, con la statistica
2+2 fa 4 …..e tutto il resto è scientificamente dimostrato e diimostrabile
il principe Magnoschi mangia e beve ed il lavoratore CIN CIU CIAI risparmia, esporta, accumula…..così tra poco si comprerà il palazzo del principe…….
ma all’ università i prof. spesso escono fuori di testa perchè pensano che la matematica abbia il sopravvento sull’ uomo……
come fanno i cinesi ad avere l’ attivo di bilancio….sono forse tecnologicamente all’ avanguardia ? no ….lavorano 25 ore su 24, sono pagati a livello si sussistenza e non si ribellano al padrone
il povero principe invece paga stipendi e contributi sindacali ed ogni giorno è più povero….
quando se ne accorgerà, si lascerà strappare il palazzo o non tenterà di imitare lo sfruttamento cinese dei lavoratori per tornare competitivo ?
gli schiavi cinesi fanno abboffare il principe (fino a quando farà finta di non accorgesene
è morale ?
siamo disposti a subire le conseguenze del nostro sonno o li imiteremo nel futuro ?
o dobbiamo da ora contrastarli ed imporre realmente il libero mercato ?
il libero mercato non è più libero se una delle parti bara,,,,,sottopaga e schiavizza gli uomini
…ma come facciamo…poi i conti non tornano…X Y Z C S I cippete e cioppete non combaciano……
eggià mo’ uccidiamo i cinesi di sforzi perchè cippete e cioppete non si trovano
….comunque si troverà, perchè un maggior protezionismo obbligherà il principe a bere meno sake, ma lo farà produrre dippiù e non perderà il palazzo……
il protezionismo riequilibrerà un mercato non più libero, ripristinando le condizioni di parità
,,,,,azzo, una cosa dice buona Obama e voi proprio là ce pijate…….ma ce pijate male
Gregorji: sono le equazioni che spaventano, l’idea è semplice, pure un keynesiano può capirla.
AG: non è così semplice. Il vantaggio geopolitico USA dipende dal vantaggio economico: se sparisce il secondo, sparirà anche il primo. Mearsheimer, uno studioso di I.R. che non apprezzo, lo chiama credo forza potenziale… ricchezza e popolazione. Nel lungo termine gli USA non saranno in grado di armare le legioni, perchè per farlo dovrebbero commissionare la produzione di carriarmati e jet alle fabbriche cinesi. E’ ovviamente un’esagerazione (sul piano economico non è neppure una necessità), ma più o meno le cose stanno così. L’iperpotenza non esiste oggi, e sarà un lontano ricordo domani. Lo status di superpotenza durerà un po’ più a lungo. Nel lungo termine (30-50) un mondo privo di potenze globali, e pieno di potenze regionali, è più probabile.
Gerolamo: ho la vaga impressione che tu non abbia letto il mio articolo. O magari che non l’hai capito. Io non faccio prediche, faccio analisi: gli USA stanno nei guai e dipendono dalla Cina. Giusto o sbagliato che sia sul piano etico, e per me c’è sicuramente qualcosa di iniquo alla base, la posizione USA fa schifo. Il mio argomento è che senza risparmi esteri gli USA crollano. Se trovi un controargomento sarò felice di leggerlo, perchè la situazione mi preoccupa. Luoghi comuni sui benefici del protezionismo, non sorretti dalla minima argomentazione, come quelli di Obama, di Naomi Klein, o di Tremonti, invece, non mi interessano.
@LBF
ehhhhhhh, ti dirò, stavolta c’ero arrivato persino io.
cmq, sto imparando il dialetto: “monetarista” e “keynesiano” sono insulti. Adesso mi manca solo di capire quale, tra i due, sia il peggiore
voi siete i teorici che nutrono i dittatori
gli egoisti….quelli che non vogliono vedere
vi affidate ai numeri per giustificare le vs idee
e dite che i numeri sono la realtà e carne e sangue sono variabili dipendenti
la parola protezionismo deve essere accompagnata a pressione politica sui diritti civili, ad incremento degli investimenti e della produzione nazionale a scapito delle importazioni, non basta come argomentazione ? ma analizzare una briciola di economia e spacciarla per realtà generale è peccaminoso
non dimentichiamo infine che un ricco può continuare ad indebitarsi finchè gli fanno credito e per il momento questo credito pare senza fine, anzi è dato con piacere al fine di finanziare il commercio mondiale…alternative non ve ne sono
piuttosto sareste più umani se capireste voi quello che invece vi è ancora ignoto e che i vs professori allucinati non vi spiegano……e cioè che siamo in presenza di una doppia ipocrisia
ognuno (usa e Cina) sono felici di come vanno le cose……gli uni vivendo a vredito e fgli altri accumulando ricchezze
e dimenticando che questo avviene sulle spalle dell’ ortolano…….
Gregorj: Monetarista è un insulto relativamente poco grave. E’ il modo in cui chiamo affettuosamente Leonardo.
Keynesiano è un’ingiuria da lavare col sangue. Nessun altro è riuscito a far tornare indietro la scienza economica di decenni e secoli come Keynes.
Gerolamo: ti faccio notare che se togli gli artifici retorici ai tuoi commenti non rimane niente di niente. C’è qualcosa di CONCRETO che vuoi dire?
“Keynesiano è un’ingiuria da lavare col sangue. Nessun altro è riuscito a far tornare indietro la scienza economica di decenni e secoli come Keynes. :-)”
Perdonalo Signore perchè non sa quello che dice.
Condivido l’analisi, anche se non completa, gli USA fanno schifo non perchè dipendono dalla Cina ma perchè continuano a distribuire ricchezza che non esiste attraverso l’indebitamento del proprio sistema privato (e in parte da quello pubblico), molto simile come situazione a quella del CAF nostrano che distribuì 2 milioni di miliardi di lire di ricchezza non esistente nei ruggenti anni 80 (strano però che i protagonisti di quella stagione siano tutti dall’altre parte adesso a straparlare di liberismo, vedi Sacconi e Brunetta).
L’unico piccolo, infinitesimale, particolare è che un paese ridotto al lastrico è comunque qui e adesso (hic et nunc) la maggiore potenza militare.
Si rassegnerà ad andare in fallimento o in concordato preventivo (come facemmo noi nel 92) o sbatterà i pugni sul tavolo?
Per adesso sta seguendo il malsano esempio di tutti gli imperi in crisi, cioè di coprire la crisi strutturale con la conquista territoriale, opzione che aggrava i problemi (aggravando i costi non tanto quanto i guadagni) invece di risolverli. Ma deve dimostrare al Mondo di poter menare. Speriamo che la sberla Iraq abbia aperto gli occhi, sennò le mani gireranno ancora e ancora.
Poi basta una nuova Pearl Harbor a congelare tutti gli investimenti cinesi negli USA e a farli nazionalizzare, come successe per quelli giapponesi e tedeschi (e non erano poca robetta).
Ma si sa, questi sono ragionamento da keynesiani, che appunto conosco secoli di storia, i liberisti vongolari invece pensano che la storia sia finita. Forse la loro con la vicina di pianerottolo però…
cippete + ciappete sono uguali a cioppete meno ciuppete
visto che il concreto sei tu …….allora parlo la tua lingua……
e non dirmi che ora vaneggio,,,,,
(complimenti invece ad AG che mi pare più cresciutello)
AG: Concordo per intero nell’analisi, tranne per due aspetti…
Quello secondario dov’è la storia finita dei liberali? E’ un luogo comune degno di Gerolamo.
Una cosa più rilevante è la storia della nazionalizzazione. Innanzitutto, questa non è sostituto per la carenza di risparmi: se il resto del mondo rifiutasse i dollari, e confische di investimenti esteri sarebbe un invito a farlo, i prezzi in dollari e i tassi reali di interesse utili, schizzerebbero verso il cielo. UNa politica che distruggesse il dollaro sarebbe disastrosa.
Inoltre bisogna distinguere due tipi di impiego del deficit commerciale. Nel primo caso, gli americani investono i risparmi esteri, accrescono il capitale americano, e in futuro con quel capitale pagheranno il debito estero. In questo caso la produzione rimane relativamente negli USA, e gli USA possono permettersi di pagare il debito relativamnete più facilmente. Nel caso alternativo, i risparmi esteri vengono usati per finanziare consumi, il capitale non si accresce, e la produzione interna cala, “outsourceandosi” verso l’estero. In questo secondo caso saranno i redditi futuri, non “boostati” dagli investimenti presenti, a pagare il debito. Potrebbe non esserci un substrato industriale in grado di pagarlo, in questo caso. E’ la stessa differenza che c’è tra indebitamento per investimento e indebitamento per ocnsumo per un privato, e a livello nazionale il secondo tipo probabilmente è molto rilevante. In questo secondo caso ci sarà poco da nazionalizzare in territorio americano.
Non c’è nulla di più improduttivo di una guerra, da questo punto di vista… a parte stimolare la domanda, una politica miope, nel lungo termine la situazione non può che essere peggiorata da questa politica. Come da ogni politica keynesiana, del resto…
Gerolamo: non devi convincerci che non hai capito ciò di cui stiamo parlando, se ne sono accorti tutti.
“Non c’è nulla di più improduttivo di una guerra, da questo punto di vista… a parte stimolare la domanda, una politica miope, nel lungo termine la situazione non può che essere peggiorata da questa politica. Come da ogni politica keynesiana, del resto…”
Infatti gli USA sono diventati la prima potenza economica mondiale sfruttando la seconda guerra mondiale, non certo grazie al New Deal Rooseveltiano.
E questo non lo dice Keynes, lo dice la storia.
Quando tutta la ricchezza delle altre nazioni è sotto scacco delle tue armi chi investirebbe là? Tu investiresti in una azienda in Iran oggi, con un possibile ROE del 20%, o preferiresti una nel New England con ROE 10%? Fatti questa domanda e datti una risposta, non servono le formulette.
In quanto all nazionalizzazioni che fanno crollare tutto, ecc ecc ecc, leggiti cosa sta succedendo alla joint venture della BP in Russia, 7 miliardini di dollarucci che si ciuccerà Putin senza che il rublo faccia una piega in peggio.
Prossimamente su Radio Giornalettismo: Keynes o non Keynes?, confronto tra AG e Libertyfirst sulla controversa figura dell’economista. Special guest: Giamba. Durata prevista: 16 ore circa. Ascoltatori: 2 (nemmeno il conduttore riuscirà a rimanere sveglio :D)
Io credo che se ci si mettesse a discutere seneramente con AG si troverebbe qualche punto di contatto, se non altro perché ha capito il punto fondamentale dell’indebitamento americano. Il fatto che poi continui a pensare secondo schemi keynesiani, be’ è l’effetto probabile degli studi ufficiali (che io ho condiviso) che che ne dica Gerolamo (d’accordo con LF, spara solo retorica, e non è meno pericoloso del pezzodimerda che mi ha invaso il sito).
Sul monetarismo si fa un po’ di confusione, e se il pezzodimerda non mi avesse inquinato il sito avrei diversi pezzi cui rimandare per liberare il campo da equivoci. Comunque piano con i termini, io mi definisco monetarista perchè gli austrofili sono tutti snob.
Il fatto che gli USA abbiano colonizzato economicamente mezzo mondo (l’altra metà era della Russia) non dipende tanto dalla guerra in sé, che è uno spreco di risorse e vite assurdo, ma dall’aver aperto canali di scambio. Non è necessaria una guerra per aprire il commercio però, basta vedere cosa sta facendo l’Asia o alcuni paesi europei in Africa (e se Gregorj non mi piazza il pezzo chiamo il pezzodimerda e faccio incasinare anche giornalettismo). Che poi gli USA siano cresciuti di più è dovuto al fatto che possedevano “vantaggi comparati” nei settori più produttivi e avanzati, una cosa che funziona dall’alba del mondo.
PS.: scandalizzarsi per quelle uguaglianze contabili usate da LF (che gli ho insegnato io) come dimostrazione del predominio della matematica sulla ragione significa questo: non avere idea di cosa sia la matematica e fino a che punto si sia sviluppata nell’economia (e dove davvero abbia fatto danni); non conoscere una sega della matematica; non aver capito che quelle non sono “formule” ma solo “identità” e sono solo un espediente formale per ripetere un ragionamento del tutto logico.
Vorrei anche ricordare che Lenin disprezzava gli economisti perché “si gingillavano con strani numeretti”; mi raccomando, continuiamo su questa strada, andremo lontano.
Nel settembre 2005 usci’ una bella analisi del Levy Economics Institute di Bard College che fondamentalmente si chiedeva se potesse durare la simbiosi tra gli Stati Uniti e i suoi creditori. Per via del fatto che un Paese non puo’ indebitarsi all’infinito, l’analisi come possibile soluzione all’empasse parlava di un coordinamento internazionale che mediante politiche restrittive da parte degli Usa accompagnate a politiche “di stimolo” altrove (io allora pensai all’Europa, ora sono meno fiducioso) capace di spostare gli squilibri statunitensi verso canali meno rischiosi.
Al posto di “capace di” leggete “fosse in grado di”, il lungo periodo mi ha fatto perdere il filo grammaticale.
Come dire che il connubio può continuare solo se gli USA alzano i tassi e compensano quindi il rischio della loro posizione debitoria con un maggior rendimento, mentre gli altri paese creano moneta (che da qualche parte andrà ficcata) il che fa anche scendere i loro tassi rendendo così il finanziamento agli USA relativamente più attraente.
La cosa favolosa, è che sarebbe bastato che non ci fossero banche centrali, e che il debitore USA si trovasse per natura a dover pagare tassi più alti per trattenere capitali sul suo suolo (normale funzionamento del mercato). Finché non c’era alternativa l dollaro, il problema era ridotto; ora che il dollaro comincia a avere veri antagonisti il problema “morde”, e pur di non alzare i tassi si cercano vie di ogni tipo di marca protezionistica per tappare i buchi.
Ma i tassi subdolamente si alzano in USA, se si intende con questo la remunerazione totale dei fondi sul suolo USA, tipo considerando il voler rendere fruttiferi i depositi bancari presso la Fed (Generoso Bernanke).
Suggerisco i lavori di un non-austriaco come CALVO su Sudden Stop And Reversal. Si vedrà che rischio corrono gli USA.
sarete bravissimi economisti…e questo non mi permetto di contestarlo…..
ma ciò che mi spaventa è la vs sicurezza e la vs pretesa di leggere la realtà attraverso le formule, in modo asettico e dimenticate tra l’ altro che l’ economia, almeno in passato era considerata un ramo della filosofia
praticamente assomigliate a me a 20 anni ,,,sappiate che nel secolo scorso sono stato il più giovane laureato in Italia e col max dei voti in materie economiche….ed ora non mi dite che non mi sono aggiornato…perchè comunque seguo le evoluzioni del pensiero (almeno tento)
crescendo spero cambierete il vs attegiamento…
ve lo auguro ……io nel frattempo mi rimetto a studiare così la prox volta vi sparo du “formulette ganze”
Evidentemente continui a non capire che quelle non sono “formule” ma “identità”. Fai anche un corso di italiano, vai.
@ Leonardo: “Come dire che il connubio può continuare solo se gli USA alzano i tassi”
Esatto, che poi e’ quello che gli Usa hanno sempre fatto, spostare i loro problemi economici all’estero grazie al dollaro.
Hanno sempre avuto la certezza del dollaro, la “moneta per definizione”, ora che questo potere comincia a vacillare (o comunque e’ ridimensionato per vari motivi) devono imparare a risolversi i problemi in casa, anche a costo di dover fare i conti con forti riduzioni dei consumi interni (come minimo). Non e’ facile cambiare l’approccio al problema, ne’ per la Fed ne’ per la politica americana. E infatti hanno sbagliato piu’ volte. Il fatto che anche importanti analisi continuassero a vedere questa come l’unica strada fa capire come sia forse proprio la mentalita’ (formatasi a causa/grazie di/a anni di dollaro come moneta globale) a dover essere cambiata. E fa capire anche perche’ si siano trovati in difficolta’ non solo ad affrontare il problema, ma persino ad analizzarlo (non tutti ovviamente, pero’ molti).
formule, identità, eguaglianze…….sempre roba che non si mangia è
e la sostanza non cambia……salutatemi ‘e prufessore…..continuate così,,,,”Voi” andrete molto lontano……
Miii, sarete pur bravi economisti ma come storici avete qualche problemuccio di fonti. Allora inziamo…
LDP: “Il fatto che gli USA abbiano colonizzato economicamente mezzo mondo (l’altra metà era della Russia) non dipende tanto dalla guerra in sé, che è uno spreco di risorse e vite assurdo, ma dall’aver aperto canali di scambio.”
Se non c’era quella guerra i “canali di scambio” ce li avevano quelli con l’Union Jack, Londra, Hong Kong, Singapore, Canale di Suez, praticamente tutto il medioriente coi pozzi di petrolio, ecc fatti un po’ na lista dei centri commerciali e finanziari ancora oggi in auge. Poi per resistere al baffino gli toccò cedere l’Impero, Carta Atlantica Churchill-Roosevelt 1941 (http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_Atlantica).
“Che poi gli USA siano cresciuti di più è dovuto al fatto che possedevano “vantaggi comparati” nei settori più produttivi e avanzati, una cosa che funziona dall’alba del mondo.”
Palle, prima del 1945 come tecnologia i tedeschi erano nettamente avanti, anche come organizzazione produttiva basta pensare quanto riuscirono a produrre pur sotto i bombardamenti disastrosi del 1944. Pure gli inglesi erano avanti in alcuni settori, quali il calcolo computerizzato, il radar, ecc.
Sai dove erano avanti gli USA… la BOMBA! Detto fico.
“Esatto, che poi e’ quello che gli Usa hanno sempre fatto, spostare i loro problemi economici all’estero grazie al dollaro”
Fino al 1971, quando Nixon sganciò il dollaro dall’oro perchè i francesi gli stavano svuotando Fort Knox (a riprova del fantastico vantaggio produttivo-tecnologico USA), non riuscivano certo a farlo. Dopo il 1971 sì, hanno sempre esportato la loro inefficienza economica all’estero appoggiandola con il peso militare. Poi la geniale trovata della finanziarizzazione dell’economia cercando di sganciare la ricchezza dall’economia reale. E qui dalla bolla dei titoli tecnologici clintoniana a quella immobiliare di Bush è sempre più chiaro che re è nudo.
Ma ha sempre la BOMBA.
@ AG: “Fino al 1971…”
Mi permetto di dissentire, anche se con ben altre modalita’, sono 50-60 anni che il dollaro e’ punto fisso del sistema economico mondiale, ed e’ bastato questo a scaricare sugli altri i problemi. Il metodo poco importa, il punto era evidenziare come proprio il ridimensionamento della loro posizione nel mondo li renda oggi piu’ vulnerabili perche’ non protetti dal dollaro (tramite il quale trasferivano agli altri i problemi interni, anche prima del 1971) e perche’ (forse) miopi alla nuova situazione.
Puoi permetterti di dissentire quanto e come vuoi, per l’amor di Dio.
Però prima del 1971 quando qualcuno non stette al giochino della pressione militare e volle vedere il bluff, un qualcuno che ha un nome De Gaulle, Nixon dovette sganciare di tutta corsa il dollaro dall’oro perchè i francesi gli stavano fottendo tutte le riserve e non si spaventavano delle pressioni (anche perchè sapevano in che casino si erano cacciati gli USA in Indocina, essendo stati nello stesso casino pochi anni prima).
Ricordo che lo sganciamento del dollaro dall’oro fu una, non certo la sola, conseguenza del primo shock petrolifero. Da allora è chiaro che il bene rifugio è il petrolio, e non l’oro, e infatti quando come adesso il dollaro è sempre più carta straccia (grazie anche a Bernacke che continua a stamparne per coprire i buchi della “finanza creativa”) sta arrivando a cifre da inflazione tedesca del 1922. Speriamo di non andare al distributore con una pila di banconote, la situazione è veramente tanto simile agli anni 20.
errata corrige:
“lo sganciamento del dollaro dall’oro fu una, non certo la sola, conseguenza del primo shock petrolifero”
causa, non conseguenza
Quando ci si sgancia un po\’ dalle fragili basi teoretiche del marxismo… qual\’cosa d\’interessante si legge anche su giornalettismo
Le identità algebriche di LF sono evidentemente corrette, però è nelle unità di misura delle medesime grandezze dei simboli algebrici usati che si cela il problema.
Se vogliamo rimanere in ambito matematico.
Nel sistema metrico MKS le equazioni economiche non funzionano, nè tantomeno nel famoso istituto parigino dei pesi e delle misure c\’è conservato un \”dollaro\” sotto vuoto cui tutti possono fare riferimento.
La valuta non è neutrale rispetto ai valori economici ed il volume di \”beni convertibili\” identificato da una valuta è, dall\’abbandono del gold-standard e della introduzione della riserva differenziale, del tutto sconosciuto.
In parole povere, se faccio i \”conti matematici\” con le valute, i conti tornano solo dal punto di vista fiscale.
Ma dal punto di vista \”gestionale\” non torna proprio un bel niente…
Cioè, se pretendo di \”misurare\” la capacità di spesa ed investimento con i valori delle valute, in realtà, non vedo niente.
E\’ infatti giusto che la prima vera (ed unica) crisi petrolifera, quella degli anni \’70, è stata causata dalla difesa del volume di beni convertibili identificati dall\’indicatore di volume chiamato \”dollaro\” da parte dell\’OPEC.
E qui si potrebbe aprire il \”mondo\” Enrico Mattei… e come aveva fatto a convinvcere il Russi a vendergli il petrolio in lire… ma è un\’altra storia.
Riguardo al topic del post.
Se intendiamo \”investimento\” un atto il cui fine è generare o quanto meno proteggere ricchezza di beni convertibili è vero che si può investire solo se ci sono risparmi.
Ma siccome si investe in valuta, chi controlla la composizione dei beni convertibili e la quantità associata all\’indicatore di valuta, controlla al capacità d\’investimento, chi controlla la capacità di credito, controlla la capacità di investimento.
“http://gm08.topicboard.net/comunicazione-d-importanza-fondamentale-f18/giornalettismo-e-le-bombe-che-fanno-boom-t184.htm#1567″
Puoi linkare i contributi qui pubblicati che invece si basano sulle basi teoretiche del marxismo?
Ne puoi elencare qualcuno?
Ci sono alcuni punti della discussione che mi sfuggono. Tipo, è pacifico che fu grazie alla 2a Guerra Mondiale che gli USA diventarono la prima potenza economica mondiale, dal momento che le altre potenze nel frattempo combattevano una guerra di terra… Praticamente una vittoria per abbandono, visto che l’economia di guerra non ebbe grossi effetti sul PIL americano. A livello di teconologia, pero’, gli USA già da fine ‘800 avevano iniziato ad esportare brevetti (vedi alla voce General Electric) e a rivoluzionare i processi produttivi (vedi alla voce Ford), mentre già da inizio secolo il proprio sistema educativo aveva iniziato a formare ed attrarre validi scienziati (basta vedere quanto gli USA iniziano a pesare nei premi Nobel già a partire dagli anni ‘30). Poi essere all’avanguardia nella fisica nucleare negli anni ‘40 voleva dire esserlo nel principale filone di ricerca del tempo, quindi limitarsi alla “bomba” mi pare abbastanza riduttivo.
Sulla ricostruzione del crollo di Bretton Woods non mi è ben chiara la storia dei bluff, dell’indocina ecc. Semplicemente un regime di cambi fissi con convertibilità aurea puo’ durare solo in assenza di forti disavanzi commerciali degli stati coinvolti, e questo lo si vide in un verso negli anni ‘40 e nell’altro negli anni ‘60. Quando la situazione divento’ svantaggiosa per il paese la cui valuta era convertibile (in termini prefissati!) con l’oro, il sistema venne meno. Ma questo avrebbero dovuto capirlo già negli anni ‘30, quando il Gold Standard aveva creato una situazione analoga e contribuito a diffondere la crisi economica in tutto l’Occidente.
L’altra cosa che non ho capito è invece il riferimento all’inflazione tedesca: riguarda Europa o US? Vabbè, siamo cmq far far away in entrambi i casi, per fortuna…
Come da:
http://giornalettismo.ilcannoc.....68680.html
[...]per finanziare il Federal Reserve System, e ciò che resta viene ripagato allo Stato. Nessun complotto contro il popolo (bue per postulato complottistico) quindi, visto che alla fine della fiera tutto torna allo Stato e quindi al popolo - vabbé io su questo avrei qualcosa da ridire ma non vorrei polemizzare col direttore[...]
Vi manca un po’ di humor
Sono d’accordo con Leonardo, sono d’accordo con AG. Ma il problema del post è: l’attuale situazione macroeconomica USA è sotenibile nel lungo termine? O farà finire l’egemonia USA, contribuendo alla crescita cinese e a finanziamenti tramite rivalutazione del petrolio a Russia, Venezuela e Paesi Arabi? A cosa sono dovuti questi squilibri?
Indubbiamente ancora oggi gli USA hanno un margine militare mostruoso, e ancora oggi sono un buon posto come investire come regolamentaioni e rule of law… un po’ meno come rischio di cambio. Questo era vero nel XIX come nel XX e ora all’inizio del XXI… ma se si continua a vivere oltre i propri limiti prima o poi l’insostenibilità verrà al pettine, e non ci sarà rule of law o US Army che tengano.
L’unmica cosa che ho da ridire è che si confonde il vantaggio tecnologico con l’attrattivit degli investimenti: gli USA eccellono nella seconda. Probabilmente la ricerca USA è di pessimo livello, ma dollaro debole permettendo gli USA sono il paradiso rispetto all’Europa come libertà di impresa, rule-of-law eccetera. Si può dire la stessa cosa della Germania weimariana o nazista? Saper costruire le V2 ma avere un’economia simil-socialista, e la straordinaria capacità di mettersi in guerra con tutto il resto del mondo… non serve a molto per attirare investimenti e generare crescita sostenibile nel lungo termine.
Gregorj: Mica parlavamo di keynesismo, io fondamentalmente sono d’accordo con l’analisi di AG. Se volessi parlare di Keynesismo linkerei i miei 15 post di esegesi della General Theory pubblicati sul mio blog pochi mesi fa… e allora sì che ci si addormenterebbe…
@prometeo:
Rimane che quindi di “fragili basi teoretiche del marxismo” non hai trovato nulla”. Forse mi manca il senso dell’umorismo, forse non capisco il tuo, il quale ha il “pregio” di sconfinare spesso nell’assurdo e nel ridicolo, credo (purtroppo) involontariamente
@libertyfirst: troppo tardi. Le 16 ore di trasmissione sono già in programma, e io ho già avvertito il Giamba
(sulla della General Theory ho già letto un pochino…)
Il parallelo con la Germania degli anni ‘20 non è strano.
Questa crisi ha poco in comune con quella degli anni ‘70 ed ha invece parecchio in comune con quella degli anni ‘20.
Con gli anni ‘70 ha in comune solo la difesa dalla svalutazione del dollaro da parte dei paesi produttori di commodities varie, ma all’epoca fu per l’abbandono del gold standard, ora invece è per la difesa dalla “finanziarizzazione” degli asset convertibili, il che ha spostato investimenti sulle commodities.
Ci sono invece molti più parallelismi con la situazione della Germania.
E’ vero però che i numeri non sono, o non sono ancora, quelli di quegli anni. La Germania andò incontro ad una inflazione a 4 cifre…
In realtà noi abbiamo una inflazione reale intorno al 13% (guardacaso… proprio il valore di crescita dell’M3 USA).
Il rischio però di crollo asintotico del USD c’è e come.
Come giustamente ricordato, la Cina ha risparmiato sotto forma di bilancia commerciale attiva.
Ha risparmiato cioè grazie all’avanzo delle esportazioni, cioè ha risparmiato in valute straniere!
Sopratutto dollari.
E come lei, l’India, Singapore, Taiwan, Veietnam e Corea.
L’accumulo di USD circolanti e sotto forma di credito da parte delle economie asiatiche ha “creato” per la prima volta nella storia, la possibilità per terzi di controllare il valore del USD.
Finchè lo Yuan aveva concambio fisso col USD non c’erano problemi… moriva uno… moriva l’altro.
Col cambio variabile, Ben e Alan dovevano rendere il decoupling impossibile. Dovevano rendere impossibile per l’Asia liberarsi dei dollari.
Altrimenti addio investimenti cinesi in USA, addio attivo di bilancio… da moltiplicare a piacimento… e addio USD.
Il Warfare è molto più strategico per l’UE invece.
E mi pare che ci siano riusciti.
Per un parallelo tra USA today e Germania di allora:
http://www.nowandfutures.com/us_weimar.html
Per Leonardo, gli RSS feeds del tuo sito sono ancora accessibili e linkabili.
da http://www.movisol.org
Senatori USA cercano di arginare la speculazione petrolifera
12 giugno 2008 – Il 2 giugno si sono tenute al Senato le udienze sull’impennata dei prezzi del petrolio e il prof. Michael Greenberg dell’Università del Maryland ha riferito agli esponenti della Commissione Commercio del Senato che il 35% dei future di Intermediate Crude del West Texas trattati negli USA sono finiti nel “mercato nero”, quello in cui non ci sono regole di sorta ma è completamente controllato dagli inglesi.
All’inizio della seduta la sen. Maria Cantwell ha detto: “L’America può rimanere sorpresa dall’apprendere che i nostri mercati dei future petroliferi sono stati sostanzialmente deregolamentati dalle decisioni prese a porte chiuse dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Questa ‘scappatoia di Londra’ insieme alla ‘scappatoia del Dubai’ tengono allo scuro importanti fette del mercato dell’energia. E senza una giusta luce, i manipolatori hanno troppo spazio di manovra”.
Riferendosi alla stessa agenzia di controllo governativa statunitense CFTC un altro testimone ha detto “si è inginocchiata di fronte agli inglesi” quando ha permesso che una grossa parte della speculazione sui future del mercato petrolifero USA sia “regolamentata” dalle autorità di Londra e del Dubai, invece che da quella Americane.
Il 25 maggio la sen. Maria Cantwell e 22 colleghi senatori hanno sottoscritto una lettera in cui si chiede al CTFC di chiudere “la scappatoia di Londra”. Il presidente Walter Lukken ha risposto il 29 maggio assicurando di prendere iniziative, in autunno! Ma questo scambio epistolare da solo è bastato a frenare la folle corsa al rialzo dei prezzi, ha spiegato Greenberger, che sono passati dai 135 ai 125 dollari. A conclusione della seduta la sen. Cantwell ha detto “adesso ci saranno tanti firmatari in più e sono convinta che il CFTC prenderà le misure richieste dall’economia e dalla moralità della popolazione americana”. In caso contrario ha detto che il senato interverrà per imporre con la legge al CFTC di agire.
“La scappatoia di Londra” dietro l’aumento del petrolio
Quando il petrolio raggiungerà i 200 dollari al barile non sarà colpa dei cinesi che vogliono avere l’automobile ma degli speculatori di Londra, hanno spiegato gli esperti alla Commissione Commercio del Senato USA il 2 giugno. Gli esperti hanno confermato che i prezzi petroliferi sono stati spinti in alto dagli speculatori del mercato off-shore delle materie prime che fa capo a Londra, sotto la supervisione delle autorità britanniche, evidentemente consenzienti. A questo fenomeno è stato dato il nome di “scappatoia di Londra”.
Gli esperti ascoltati hanno spiegato che il 35% dei future sul greggio chiamato “West Texas Intermediate” sono trattati sulla piazza di Atlanta, in Georgia, presso la Intercontinental Exchange (ICE) attraverso una sussidiaria di Londra, la International Petroleum Exchange. Quest’ultima fu fondata nel 1980 da un gruppo di speculatori del settore energetico e delle materie prime e fu poi fusa con la ICE nel 2001. Giuridicamente è un off-shore del mercato di Londra sotto la supervisione della British Financial Services Authority (FSA) ed è pertanto al di fuori della giurisdizione della Commodities Futures Trading Commission (CFTC)!
Il prof. Greenberger ha spiegato che nei mercati off-shore controllati dai britannici, un gruppo di banche e di hedge funds “stanno continuando e replicando il crac dei ‘subprime’, con tutti i loro derivati, sui mercati delle materie prime”. Secondo Greenberger circa il 70% dei future del petrolio trattati negli USA sono pura speculazione e il 30% sono fatti da Goldman Sachs, Morgan Stanley e JP Morgan Chase. Greenberger ha aggiunto molto ironicamente che si capisce come mai chi controlla il prezzo del petrolio “abbia previsto” che passerà dai 130 ai 200 dollari il barile.
Le stesse banche ed hedge funds acquistano inoltre grandi quantità di prodotti petroliferi e li tengono fuori dal mercato mentre spingono il dollaro al ribasso, in maniera da spingere al rialzo i prezzi petrolieri. Queste operazioni di incetta non sono solo speculazione, ma manipolazione dei mercati, un fenomeno che è negato dalla CFTC e dalla SEC. Ma “il maggior proprietario di gasolio da riscaldamento nel Nordest è la Morgan Stanley” ha riferito Greenberger.
La FSA britannica ha inoltre consentito a queste banche ed hedge funds di designarsi come traders “commerciali” piuttosto che “finanziari” — presentandosi cioè come se fossero compagnie aeree o distributori di carburanti che hanno bisogno di acquistare prodotti petroliferi a termine, cioè con futures. Di conseguenza non ci sono limiti alle posizioni speculative che essi finiscono per assumere.
“chi controlla la capacità di credito, controlla la capacità di investimento.”
Non strettamente. Gli investimenti riguardano risorse reali. La creazione di credito è in primis nominale. Nei limiti in cui non è solo nominale, e indubbiamente non lo è, è perchè riesce a strappare risorse reali ai consumatori, aumentando i risparmi “forzatamente”. Questa redistribuzione dal consumo all’investimento è l’unico modo in cui il volume di credito può influenzare il secondo.
Se non ci fosse questo effetto redistributivo, la creazione di credito sarebbe irrilevante, e rimarrebbe solo l’effetto Fisher e l’inflazione dei prezzi. Chiaramente ciò è impossibile: non avrebbe senso del resto controllare la moneta senza non fosse un buon modo per derubare i propri sudditi.
D’altra parte, il credito non è controllato direttamente dalla BC, non al 100%, perlomeno. AD esempio, negli ultimi 12 mesi ci sono stati problemi a convincere le banche a passarsi fondi, e a “facilitare” gli investimenti, non è stato facile. Diciamo che c’è voluto un moral hazard mostruoso, un aiutino per nascondere il rischio sistemico sotto il tappeto, e tanta ifnlazione potenziale… e dopo un anno così stiamo ancora in mezzo al guado…
Urtic: spiegalo con parole tue.
@LiberyFirst
[...]Gli investimenti riguardano risorse reali. La creazione di credito è in primis nominale. Nei limiti in cui non è solo nominale, e indubbiamente non lo è, è perchè riesce a strappare risorse reali ai consumatori, aumentando i risparmi “forzatamente”. Questa redistribuzione dal consumo all’investimento è l’unico modo in cui il volume di credito può influenzare il secondo[...]
Questo è assolutamente vero, presuppone però il fatto che l’investitore conosca qual’è la percentuale nominale rispetto a quella composta da risorse reali. Anche le risorse reali strappate ai consumatori, se sono in “valuta” sono passibili dello stesso problema. Anche il rispramio, oltre che l’investimento, patisce la stessa non neutralità della valuta. (ragione per cui si investe… ma il problema non viene eliminato).
Il problema in Europa è molto meno grave (per ora).
C’è un problema comune però. Sempre dall’abolizione del Gold-Standard, la porzione non nominale degli investimenti in una certa valuta è diventata un mercatino assai variegato.
Dal ‘71 ad oggi le BC si sono trasformate da Asset Backed Securities a delle spugne assorbenti per ogni genere di prodotto strutturato.
Negli USA la letteratura già conta qualche decina di eventi da manuale e ancora ne mostrerà di interessanti.
In UE ci manca poco… la prima sarà UBS che finito lo sprint dei fondi sovranì farà il botto tra un trimestre scarso. Poi seguiranno altre… e anche un paio di banche italiane faranno presto un bel botto.
Qual’è il trucco?
Il giorno prima del botto, la BC concede ad una Investment Bank credito nominale per rilevare l’istituto commericale fallimentare che non ha più asset sufficienti a coprire le strutturazioni degli investimenti che ha realizzato su crediti altrui. L’investment bank, essendo l’unico soggeto in grado di fare da garante per gli investimenti strutturati, sarà quello che ha il maggior numero di garanzie vero l’istituto fallimentare in modo loopare garanzie e asset non backupati. L’effetto netto è che la BC con una concessione arbitraria di credito nominale realizza un backup inesistente ad asset sopravvalutati. Cioè l’istituto garante entra in possesso di asset pagandoli con soldi non suoi e sottocosto con il doppio guadangno di rientrare anche in possesso dei prodotti cui forniva garanzia.
Tornando alla composizione del credito, la BC ha quindi fatto due cose:
1. Ha concesso credito puramente fiat
2. Fa da garante per asset inesistenti o sopravvalutati
Cioè l’ente che controlla la porzione di credito fiat dalla porzione di credito asset, garantisce asset con fiat.
Il moltiplicatore non è solo la percentuale di riserva frazionale, ma il leverage in questo caso.
Finora le BC hanno coperto il leverage col fiat, ed il gioco funzionerà finchè il leverage rimane minore del fiat.
> In UE ci manca poco… la prima sarà UBS che finito lo sprint dei fondi sovrani farà il botto tra un trimestre scarso. Poi seguiranno altre… e anche un paio di banche italiane faranno presto un bel botto.
Fuori i nomi!
Scherzo.
“formule, identità, eguaglianze…….sempre roba che non si mangia è e la sostanza non cambia……”
nemmeno Tremonti avrebbe detto una cosa del genere. Il più giovane laureato della facoltà di economia gastrica. Spiega tutto.
@Urtic
mi puoi spiegare il senso della tua intera citazione? se vuoi dire che sotto il rialzo del petrolio ci sono fattori finanziari e non reali siamo d’accordo; e siccome ho criticato fortemente movisol sicuramente avrai anche letto qualcosa dei miei pezzi. Il problema è cosa abbia dato il via a questo fenomeno, che io spiego con l’eccesso di credito immesso nel sistema causa politiche statali.
sempre più bravo……ci hai messo un po’, ma la battuta era strepitosa…come le formulette cippicie e ciappece…
ed anche stavolta trova la spiegazione a tutto….non ha dubbi….la verità è sempre con Lui
Dio in terra, in cielo ed in ogni luogo…economia come valore assoluto senza collegamenti con la politica e la morale
laforza assoluta della scienza matematica per sciogliere o interpretare o descrivere la realtà
non si accorgono e mi rivolgo ai non economisti in senso stretto (beati loro) che si stanno parlando addosso per il gusto di parlare senza affrontare il vero problema che non è economico, ma principalmente morale e politico
io ho dubbi…..dubbi che Vi possiate ravvedere
buon appetito
Mi pare che la politica abbia flirtato a sufficienza con l’economia attribuendole una morale, e i risultati si posson vedere ovunque.
Tu puoi dire tutto quello che vuoi, libero di criticare le applicazioni della matematica (come io pure ho criticato).
Il punto in esame è che dire S-I+T-G=X-M non è alcunché di fuori dal mondo: è una uguaglianza contabile (se tu al tempo avessi studiato ragioneria sapresti cosa significa), e deriva semplicemente dalla tenuta in partita doppia e dal buon senso (se incasso soldi o ho un debito o ho venduto merci). Quella non è una formula che dice dove andare, quella ti schematizza la realtà e sta a te rintracciare i nessi di causa e effetto, appunto una ideantità contabile che deve essere interpretata. Cestinarla come fosse la Black Scholes significa non aver capito niente di economia e di matematica insieme. Se tu avessi vera umiltà invece di sarcasmo lo capiresti e lavoreresti per criticare i nessi logici tra le grandezze economiche invece di sparare a zero (quello che ti diceva LF: spari retorica, non ragionamenti).
Ma non si può pretendere tanto da un teorico della lasagna.
conosco bene la matematica e le euguaglianze e non le contesto
contesto solo il modo asettico di vedere le cose senza integrazione con la filosofia e la politica o la filosofia della politica
……teorico della lasagna ?…….chiamami fesso….