di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:17 del 5 Giugno 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Dottor Silvio e Mister Berlusconi colpiscono ancora. Ieri aveva frenato sul reato d’immigrazione clandestina, oggi ha frenato sulla frenata con un equilibrismo davvero degno di nota: “Sull’immigrazione non ho fatto alcuna marcia indietro. I giornali che hanno scritto oggi sono in malafede. Ho espresso una mia opinione personale che avevo già espresso anche nel Consiglio dei ministri, tanto che questa norma che era prevista nel decreto, è stata inserita nel ddl e andrà al vaglio del Parlamento“. Ma la schizofrenia non è mica finita qui, perché nella stessa occasione il presidente del Consiglio dichiarava: “”Voi conoscete il testo del ddl. Prevede l’arresto, il giudizio immediato e la punizione da 6 mesi a 4 anni. Ora, quando arrivano mille immigrati clandestini tutti insieme, come fare i processi e dove trovare le carceri per rinchiuderli?“. Insomma, mentre dice che la norma è prevista, subito dopo ammette che così com’è è inapplicabile, e quindi il Parlamento deve trovare un’altra soluzione. Se la sbrigasse lui, sembra dire il Cavaliere. Tanto è sovrano, no? Beh, sovranasse! Tutto ciò mentre ieri a Porta a Porta si svolgeva il duello tra il responsabile della Giustizia Angelino Alfano e il suo “pari grado ombra” (ahahah) dell’Unione, Lanfranco Tenaglia. Il ministro ci ha messo un migliaio abbondante di parole per sostenere, alla fine di un suo intervento, che “il reato di clandestinità non è un totem ideologico”, mentre l’altro gli faceva notare che dei 12 provvedimenti contenuti nel decreto e nel disegno, ben 9 erano stati messi anche nel provvedimento di Amato mentre il governo Prodi moriva. E poi gli ricordava che, come sanzione, l’espulsione esisteva già. Soltanto, nella nostra legislazione era considerata un provvedimento amministrativo: se diventa un reato, è ancor più difficile comminarla. Un bel guazzabuglio.

Rischia di passare sotto silenzio il fatto che ieri la procura di Salerno ha chiesto l’archiviazione per De Magistris, il magistrato che indagava su quel sant’uomo di Mastella, che era imputato di calunnia, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. “Non solo ha agito in maniera assolutamente legittima e corretta, ma è stato vittima di pressioni e interferenze relative ai risultati ottenuti con le sue inchieste“, secondo il sostituto salernitano che evidentemente sta accusando la procura di Catanzaro per il furbissimo comportamento tenuto in occasione della “Why Not?“: “Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare Luigi De Magistris, appare connotato da un’allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura“. Tanto che la procura stigmatizza il comportamento di giudici, avvocati, parlamentari e ministri, che, morsi dalla tarantola, hanno tentato di intimidire De Magistris e rovinare il suo lavoro. Ci scommetto: stavolta Mastella & Co. difficilmente andranno a Porta a Porta a commentare le notizie. E il procuratore di Catanzaro? Non pervenuto.

Sciocchezzuole. In una centraluccia atomicuccia a pochi chilometri dal confinuccio con l’Italiuccia c’è stato uno scoppiuccio assolutamente trascurabile e di quasi nulla identità. Un petarduccio, praticamente. Quindi, niente panico, state tranquilli, non è successo niente. Rilassatevi, la fuga di liquiduccio dall’impiantuccio di raffreddamento a Krsko, a 130 km in linea d’aria da Trieste non vuol dire assolutamente nulla, forse era semplicemente un po’ stressatuccia la centraluccia, e un perioduccio di riposuccio le farà benissimo. Niente panico, ripeto, la nube che in questo preciso istante sta oscurando il sole proprio sopra casa vostra fa in realtà parte di una campagna pubblicitaria di guerrilla marketing. Però siete pregati TUTTI di non mangiare uova, tutte le verdure, carne e pane e non bere latte per almeno un anno.

Per la (in)consueta rubrica “Carta carbone”, che raccoglie i clamorosi effetti-copia di cui la stampa è spesso vittima, invitiamo i più piccini tra i lettori a scoprire le cento piccole differenze tra questo pezzo di Nullo (It ain’t over ’til it’s all over) e il seguente articolo dell’inviatone specialone del Foglio, Christian Rocca, ambedue dedicati a Hillary Clinton. Honni soit qui mal y pense.

Immagine da Artefatti

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