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Gli affari tra servizi segreti e mafia ungherese

Il governo ungherese di Viktor Orbán è di gran lunga il più controverso d’Europa, ma un nuovo scandalo interno potrebbe favorirlo. Uno dei più noti criminali del paese si sarebbe accordato con i servizi segreti al fine di screditare gli esponenti del partito del premier magiaro.

tamas portik

SERVIZI SEGRETI E MAFIA – Tamás Portik è uno dei più noti criminali d’Ungheria. Il re degli affari dell’economia illecita magiara si trova in prigione da meno di dodici mesi, ma in questi giorni è diventato protagonista di quello che viene definito “lo scandalo del secolo” sulla stampa ungherese. Portik si è infatti incontrato alcuni anni fa con il responsabile della sicurezza nazionale, Sándor Laborc. al fine di stipulare un accordo tra la criminalità organizzata di Budapest ed i servizi segreti controllati dal governo socialista dell’epoca. L’incontro è proseguito nel tempo, ed aveva l’avallo del ministro titolare dell’intelligence, György Szilvásy, che aveva preferito non incontrarsi con una figura così controversa. Portik è la figura chiave di quella che in Ungheria viene chiamata la “mafia del petrolio”, gli oligarchi che hanno sottratto alle casse statali centinaia di milioni di euro grazie ad affari illeciti condotti dalle compagnie energetiche del governo di Budapest.

DOSSIER PUBBLICO – Grazie a queste somme sottratte a metà degli anni novanta Portik, rimarca Die Welt, è diventato una delle figure chiave dell’economia clandestina magiara, acquisendo potere e visibilità grazie ai media da lui controllati. Siccome si sentiva perseguitato dalla polizia ungherese, all’epoca guidata da Sándor Pinter, un funzionario statale di simpatie conservatrici ora entrato nel governo Orbán, l’oligarca magiaro ha offerto ai servizi segreti una collaborazione per screditare da una parte l’opposizione di Fidesz, ora arrivata al governo, dall’altra per promuovere il governo socialista sui propri media. Grazie alla revisione della Costituzione introdotta tra molte polemiche dal premier magiaro, è stato possibile sapere degli strani affari tra mafia e servizi segreti grazie alla pubblicazione degli archivi dell’intelligence magiara.

CORRUZIONE MANIFESTA – Nel corso dei dialoghi documentati sul sito dei servizi segreti ungheresi e ripresi dal quotidiano Die Welt viene evidenziato un quadro di pesante complicità. Sándor Laborc non solo accetta di dialogare sulla stipula di una possibile collaborazione tra mafia e servizi segreti, ma evidenzia che per ottenere alcuni sì sia necessario finanziare determinati uomini politici. Portik ammette di aver corrotto ripetutamente esponenti socialisti ora al governo, e quando il responsabile della sicurezza nazionale allude ad un possibile finanziamento illecito ai conservatori di Fidesz, l’oligarca ribadisce di non volerli corrompere in nessuno modo. Le indagini su di lui, condotte dalla polizia di Budapest, sono poi state riprese con l’arrivo di Viktor Orbán al potere, e a giugno dell’anno scorso il boss magiaro è finito dietro le sbarre, in un’inchiesta che concerne anche alcuni casi di omicidio.

FINE POLITICO – Le trattative tra il governo socialista dell’epoca e l’oligarca avevano un chiaro fine politico, impedire la vittoria di Fidesz alle elezioni che si sono svolte nel 2010. All’epoca i conservatori erano favoriti dalla scoppio della grave crisi economica, e dalla sfiducia nei socialisti ritenuti il partito più corrotto del sistema politico ungherese. Lo scandalo di questi giorni viene evidenziato sui media più vicini al governo Orbán, ed ha un equivalente significato politico. L’accordo tra Portik e Laborc in realtà non ha prodotto alcun risultato, e nei colloqui pubblicati non emerge un ruolo significativo della leadership socialista, con l’eccezione rilevante del ministro responsabile dei servizi segreti. Attualmente il governo magiaro è l’esecutivo più controverso d’Europa, a causa delle riforme autoritarie introdotte dopo il suo arrivo al potere. I sondaggi attuali rilevano una maggioranza demoscopica per Fidesz in caso di nuove elezioni, favorito anche dall’assenza di un’opposizione, spaccata tra le posizioni progressiste dei socialisti ed il radicalismo nazionalista e xenofobo di Jobbik, formazione dove sono presenti leader che hanno recentemente fatto dichiarazioni antisemite.