Newsweek scopre che Napoli siede su un vulcano attivo
di Pietro Salvato - In America non si spiegano come milioni di persone possano vivere su un calderone chiamato Campi Flegrei. Tanto da scrivere un’allarmata – per quanto seria – inchiesta su quella che per i napoletani è “solo” quotidianità “Si tratta di un
In America non si spiegano come milioni di persone possano vivere su un calderone chiamato Campi Flegrei. Tanto da scrivere un’allarmata – per quanto seria – inchiesta su quella che per i napoletani è “solo” quotidianità
“Si tratta di un pezzo del sud Italia conosciuto come i Campi Flegrei”, scrive il settimanale americano. Secondo la mitologia greca, questo era il posto dove il dio del fuoco, Efeso, costruì la sua dimora e dove si scatenò un’epica battaglia tra i Titani che scosse tutta la terra. Per gli antichi romani, invece, era l’ingresso dell’Ade (il regno dei morti), nascosto sotto un lago all’apparenza calmo e sereno”.
NEWSWEEK SCOPRE L’ACQUA CALDA… DELLA SOLFATARA – Migliaia di anni più tardi, il sito è ancora al centro dell’attenzione, ma più per la storia ed i risvolti scientifici che per il mito originario. “Il terreno sotto i piccoli villaggi di pescatori in questa zona intorno a Napoli – scrive Newsweek – è in lento ma costante movimento a causa di attività vulcanica in profondità, sotto la superficie. A Pozzuoli, una città poco a nord della città Capoluogo, le mura dei borghi di terracotta sono caduti. La terra – a causa del bradisismo – si è alzata di circa 11 metri negli ultimi dieci anni, distruggendo strade, un ospedale, e migliaia di case. Piccole scosse sismiche sono comuni. Alla periferia della città, i campi di fango bollente di zolfo conosciuta come la Solfatara sono un costante richiamo per i turisti. Mezza Napoli si siede sulla caldera dei Campi Flegrei, o meglio il “calderone”, uno dei vulcani più pericolosi del mondo.
I CAMPI FLEGREI, QUESTI SCONOSCIUTI – E mentre il leggendario Vesuvio è da molti considerato la minaccia più importante che incombe sull’intera Area metropolitana di Napoli con i suoi 4 milioni di residenti, i Campi Flegrei, che si estendono sotto l’incantevole Golfo che contiene come in uno scrigno gemme quali le isole di Capri e di Ischia, ed il pericolo intrinseco che rappresentano
è da molti sottovalutato, spiega il popolare settimanale letto da milioni di americani. Per Giuseppe De Natale, responsabile della ricerca presso l’Osservatorio Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i Campi Flegrei sono una sorta “super-vulcano”, con il potenziale eruttivo capace di gravare non solo sulla zona circostante, ma sull’intero pianeta. Possibile che nessuno si ponga il problema ed avverta il pericolo, sembra chiedersi la nota rivista americana? Possibile. A Napoli tutto è possibile, fuorché l’ordinario, come sappiamo. De Natale – puntualizza NW – è protagonista in un consorzio di esperti di 18 paesi che studia il vulcano ed ha proposto recentemente un piano che prevede la perforazione della caldera nell’area metropolitana per scoprire quanto la minaccia è imminente.
UNO SCENARIO APOCALITTICO – De Natale pensa che la perforazione sia un atto fondamentale se si vuole capire la grandezza di questo gigante sommerso. “A differenza della relativamente modesta eruzione dell’Eyjafjallajökull in Islanda , nella primavera del 2010, una eruzione dei Campi Flegrei sarebbe al di là dell’immaginazione umana”, spiega il vulcanologo. L’ultima eruzione nel 1538, uccise decine di persone e creò una montagna alta i 1.500 metri, poi battezzata Monte Nuovo. Un’eruzione in quest’area più di 39.000 anni fa ebbe lo stesso effetto di un impatto con meteorite gigante, tanto che creò appunto la depressione che ora forma l’immensa caldera lunga 8 miglia e larga una. “L’eruzione dei Campi Flegrei – secondo Newsweek – potrebbe generare a livello mondiale, catastrofi in tutto il mondo”. Spiega ancora De Natale: “Se la caldera scoppiasse, sarebbe davvero una catastrofe completa su scala mondiale, con milioni di vittime, cambiamenti climatici tali da poter creare una piccola era glaciale su tutto il pianeta e la contaminazione di diverse centinaia di migliaia di chilometri quadrati di terra sull’intero continente europeo, per secoli”.
BUCARE O NON BUCARE IL CALDERONE? THAT’S THE QUESTION – Il progetto di perforazione ha innescato un appassionato dibattito scientifico e filosofico in un paese dove l’idea di un vulcano che potrebbe seppellire una città non è solo un mito. Per gli esperti – a detta di Newsweek – c’è il concreto rischio che tutta l’Area metropolitana di Napoli si trasformi in una nuova Pompei. Il dilemma quindi è tra queste due ipotesi. Lasciare tutto così aspettando gli eventi, magari nella speranza che “il mostro non sia così terribile come immaginato”, oppure cercare di anticiparli affidandoci alla perforazione del enorme calderone vulcanico? Questo sarebbe una sorta di Amletico dubbio. De Natale sembra sicuro del fatto suo, gli amministratori a cominciare dalla sindaca di Napoli, Rosa Russo Iervolino, molto meno, tanto che ha posticipato l’inizio del progetto sperimentale di De Natale&Co. e deciso di convocare una riunione questa settimana a Roma per stabilire se è sicuro o meno andare avanti. “Nel campo pro-foratura c’è il pacato, professorale De Natale – spiega il settimanale statunitense – che parla di vulcani come se fossero esseri umani, che crede che l’aumento crescente oppure la caduta del territorio intorno a Napoli è un precursore di un grande evento vulcanico, e che la sua esplorazione è essenziale per la sopravvivenza della gente in questa parte d’Italia. Dall’altro lato ci sono altri esperti che dicono che il progetto di perforazione di De Natale potrebbe compromettere l’integrità della caldera, innescando una catena di eventi potenzialmente disastrosi”.












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Azzzzzzooooooo!
….e chi l’avrebbe mai detto che là sotto c’era un vulcano?
Ah! Se non ci fossero gli americani! ^____^