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Terzo Valico, la Tav invisibile

Quando si parla di Alta Velocità la mente vola subito alla Val di Susa, dove gli abitanti si oppongono con tutte le loro forze alla realizzazione di un corridoio che colleghi Torino con Lione e che possa mettere in pericolo l’equilibrio della valle.

Frecciarossa

PROGETTO DEL 1991 – Ma esiste un’altra emergenza legata ad una linea ad alta velocità, spesso sottaciuta forse perché ritenuta meno importante o solo perché dovrebbe collegare due o più città italiane. Parliamo del cosiddetto “terzo valico“, ovvero un passaggio il cui obiettivo è quello di velocizzare il trasporto di persone e merci da Genova a Milano e Torino e viceversa, nell’ottica della realizzazione del “corridoio 24” che dovrebbe collegare il capoluogo ligure con Rotterdam, in Olanda. Spieghiamo bene di cosa si tratta. Questa linea, progettata nel 1991, dovrebbe aiutare la diffusione delle merci in arrivo nel principale porto della Liguria garantendo da qui al 2020 il trasporto di 4 milioni di container l’anno.

LE DIFFICOLTA’ DEL NODO DI GENOVA – Secondo il progetto il viaggio Genova – Milano potrebbe essere coperto in 58 minuti mentre oggi ce ne vogliono circa 100. Il progetto è finalizzato al miglioramento del sistema ferroviario del capoluogo ligure influenzato dalla presenza di curve, gallerie e salite non adatte all’alta velocità. Spesso capita poi che le linee siano affiancate a strade ed autostrade e specie l’inverno c’è il rischio d’incorrere in problemi di natura idrogeologica. Non solo. La linea “storica” richiede un numero importante di convogli a breve percorrenza caratterizzati da frequenti fermate. Per dire un numero, solo Genova ha qualcosa come 22 fermate, quasi tutte in linea. Non solo. Per Tav Spa, l’attuale collegamento esistente tra Genova ed il Piemonte, ovvero le due linee dei giovi, la succursale e la ovadese, non saranno più in grado di garantire la domanda di trasporto merci e persone a partire dal 2015.

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54 CHILOMETRI DI TAV – Il progetto, approvato nel 2006 dal Cipe, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, il quale nel 2011 ha stanziato 500 milioni di euro per la viabilità e la riapertura dei cantieri a favore della Cciv, ovvero il Consorzio Collegamenti Integrati Veloci, subcontraente generale di Tav Spa nato nel 1991 per la progettazione e la costruzione della Linea Ferroviaria ad Alta Velocità Tortona/Novi Ligure Genova, prevede la realizzazione di un tracciato di 54 chilometri, 39 dei quali in galleria, che si andrà a collegare alla linea storica nei pressi di Novi Ligure in caso di viaggi verso Torino e sulla Alessandria – Piacenza all’altezza di Tortona per andare verso Milano. Le gallerie naturali utilizzate saranno nove, mentre quelle artificiali progettate sono cinque. Le opere più impegnative sono rappresentate dalla galleria di valico, lunga 27 chilometri, la galleria di Serravalle Scrivia, di 7 e la galleria artificiale nel tracciato verso Torino, lunga 5 chilometri. Il progetto prevede poi la realizzazione dei 21 chilometri di tunnel di valico costituito da due gallerie affiancate e da 23 chilometri di gallerie a binario semplice per le interconnessioni sul territorio di Genova.

I RADDOPPI IN LIGURIA – Nella seconda fase verranno realizzati 14 chilometri di doppie gallerie sotterranee da Arquata Scrivia a Novi Ligure, 3 chilometri di gallerie per la connessione con Novi Ligure e 5 chilometri di binario doppio. Ed ancora. Dopo Novi Ligure ci vorranno altri 16 chilometri di tracciato fino a Tortona raddoppiando poi il binario fino a Voghera. Tornando in liguria, verrà realizzata una rete di traffico metropolitano con l’integrazione nella struttura dei porti di Vado Ligure, Savona, Voltri, Genova e La Spezia con il quadruplicamento della tratta Genova Brignole – Pieve Ligure in direzione di La Spezia.

L’IMPEGNO DI CLAUDIO BURLANDO – Va da sé che a leggere il progetto risulta evidente che il beneficio principale dell’opera sarà ad appannaggio dei residenti di Genova i quali potranno vedere modificata, e molto probabilmente migliorata, la mobilità sia delle persone sia delle merci. Il tutto al prezzo di 6,2 miliardi di euro, come stabilito dal progetto approvato dal Cipe le cui condizioni sono state diffuse dal sito dell’assessorato alle infrastrutture della Regione Liguria. Come dicevamo sono stati già stanziati nel 2010 500 milioni di euro i quali dovranno contribuire al raggiungimento della cifra sovraindicata. Visto e considerato che oltre ai 500 milioni è necessario contabilizzare 140 milioni usati per attività e lavori eseguiti, restano 6.060 milioni da impiegare.

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LAVORO PER 4000 PERSONE – Non solo. Per la Liguria il terzo valico rappresenta un’occasione unica per dare lavoro ad una regione alle prese con una crisi che ha colpito sopratutto il settore edilizio. Lo scorso 9 aprile il governatore Claudio Burlando (Pd) ha dato il via libera ai lavori per un valore di poco superiore al miliardo di euro così da poter occupare qualcosa come 4500 operai da qui al 2016/2017. “Al momento -queste le sue parole- due opere preliminari sono partite e altre due si avviano quest’anno, per un totale di circa 150 milioni”. Per quanto riguarda le opportunità occupazionali, Burlando è stato ancora più chiaro:

Speriamo che ci possa essere una ricaduta importante per le imprese e la manodopera locale perché la Liguria è una regione molto penalizzata dalla crisi dell’edilizia. Nel corso della riunione ci hanno spiegato quali sono le professionalità che serviranno: molto specifiche, in gran parte relative al lavoro di scavo di gallerie, simili a quelle che hanno realizzato la metropolitana di Genova. Ci vorrà del tempo per arrivare alla fase centrale, quella dell’alta occupazione. Comunque prima elimineremo ostacoli, faremo progetti esecutivi e gare europee, prima arriveremo a occupare un alto numero di persone. Anche se poi un’opera così la si fa soprattutto per poterla utilizzare come opera trasportistica, come infrastruttura di collegamento.

Insomma. Con il terzo valico si prenderebbero tre piccioni con una fava: si sistema l’asse ferroviario ligure, si dà lavoro alla popolazione locale e si velocizza il collegamento tra il centro-europa e Genova. Il tutto per una durata dei lavori stimata in 10 anni. Eppure c’è chi dice no. Parliamo dei valligiani, ovvero quelli che stanno dall’altra parte del valico. Perché se è vero che l’opera ha un carattere nazionale, è altrettanto vero che i benefici potrebbero non ricadere in maniera uniforme. E già le amministrazioni piemontesi sono sul piede di guerra.

LA MORATORIA – Tuononews ci spiega che lo scorso nove marzo i sindaci di 13 città della provincia di Alessandria, ovvero Alessandria, Arquata Scrivia, Carrosio, Castelnuovo Scrivia, Fraconalto, Gavi, Novi Ligure, Pontecurone, Pozzolo Formigaro, Serravalle Scrivia, Tortona, Vignole Borbera e Voltaggio hanno chiesto al governo una moratoria che imponga a Reti Ferroviarie Italiane e Cociv di presentare “studi più dettagliati prima dell’avvio del primo lotto di lavori per la realizzazione della linea ferroviaria AV/AC MI – GE Terzo Valico dei Giovi”. Per i sindaci il consorzio Cociv ha “disatteso” le prescrizioni dettate dalle Delibere C.I.P.E. ed “ha ignorato le istanze presentate dagli Enti locali, impedendo, di fatto, ai territori di poter partecipare attivamente al processo decisionale sull’assetto della nuova linea di valico”.

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VOGLIAMO ALTRE ANALISI – I sindaci sono preoccupati dalla gestione arbitraria e non condivisa del tema degli espropri effettuata dal General Contractor. Per questo gli enti locali coinvolti vorrebbero avere un potere decisionale diritto di voto negli organi tecnici e politici e imporre a R.F.I. e a Co.C.I.V. di presentare studio approfonditi, in particolare sull’aspetto ambientale relative alla presenza di amianto nelle montagne che dovranno essere scavate, le quali conterrebbero una percentuale molto elevata di tale materiale. Di conseguenza si rende necessaria una rivelazione da condurre con i criteri della Regione Piemonte e della Provincia di Alessandria. Inoltre si chiede uno studio sul rischio di isterilimento delle acque oltre all’impegno nell’uso delle ferrovie sulle linee esistenti per trasportare il materiale di risulta. Infine vengono chiesti chiarimenti sul ruolo del “retro porto” alessandrino per capire se e quali benefici porterà l’opera.

IL RUOLO DI NOVI LIGURE – Tali posizioni sono state confermate da un ordine del giorno votato il 22 aprile dal consiglio comunale di Novi Ligure, ripreso da Tuono News. Del resto la Liguria, probabilmente avvertendo quelle che potevano essere le necessità del territorio, aveva spedito lo scorso 13 gennaio a Novi Ligure l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita che si è incontrato con il sindaco della città piemontese, Lorenzo Robbiano il quale ha espresso quelle che sono le perplessità del territorio, invitando la regione costiera a prendere eventuali provvedimenti:

L’incontro è stata l’occasione per rappresentare alla Regione Liguria alcune questioni che stiamo ponendo sul tavolo degli interlocutori, a partire dalle opere compensative e soprattutto dal ruolo dello scalo ferroviario di Novi S. Bovo. La crescita dei traffici portuali di Vado e Genova comporta infatti la necessita di aree e di servizi, che nel basso Piemonte devono essere insediati, per uno sviluppo economico armonioso e anticiclico

In soldoni la posizione è chiara: i treni arrivano da voi ma è necessario che anche il territorio alessandrino tragga giovamento dall’opera, visto che ci entrano altri binari in casa. Per quanto riguarda invece il report sullo stato delle acque, è necessario segnalare che già nel 2005 Italferr realizzò uno studio dettagliato sui rischi idrogeologici connessi all’opera rilevando solo due criticità, ovvero nel tratto della galleria di valico compresa tra il chilometro 20+100 e 23+450 e più precisamente nella frazione di Molare, in quanto

sono presenti dei sistemi di flusso idrico-sotterraneo, per cui la circolazione idrica sotterranea è localmente importante. La Formazione di Molare, infatti, nella sua porzione più superficiale e più cementata, è sede di un sistema acquifero diffusamente sfruttato per scopi idropotabili.

Insomma, lì ci passa l’acqua da bere. Un altro problema è stato segnalato a Novi Ligure a causa dell’altezza della falda acquifera con rischio di “permeabilità”.

a superficie libera estesa a tutta la pianura, con profondità variabile da 2 a 13 metri dal p.c.. L’escursione stagionale della piezometrica può raggiungere anche gli 8 m. Il grado di permeabilità è generalmente medio, localmente elevato.

IL RUOLO DEI NO TAV – E poi ci sono quelli che dicono proprio “no”. Parliamo del movimento No Tav – No Terzo Valico le cui richieste sono state fatte proprie dal MoVimento Cinque Stelle Piemonte. Intanto i comuni firmatari della moratoria (dalla quale è esclusa Pozzolo Formigaro, contraria all’opera) secondo i Cinque Stelle starebbero solo “giocando al rialzo”. Inoltre esisterebbero già rischi legati all’acqua ed all’amianto, evidenziati da precedenti studi, mentre le ricadute sul territorio vengono definite insostenibili. Per questo in Parlamento si dirà “No” al terzo valico.

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SERVE ORGANIZZAZIONE – Per quanto riguarda invece i gesti concreti, i No Tav il 13 marzo hanno bloccato gli espropri in località Campora, frazione di Campomorone. 50 manifestanti si sono opposti mentre i delegati del Cociv non si sono presentati. La Digos di Genova ha preso le generalità dei presenti denunciandoli anche dopo il blocco di una trivella destinata ad Isoverde per un sondaggio. Il 17 aprile invece i No Terzo Valico hanno risposto al segretario Cisl Raffaele Bonanni il quale aveva parlato di procedere con il terzo valico ricevendo come risposta il fatto che non si tratta di una semplice galleria ma di un’opera complessa e che le merci hanno bisogno di organizzazione per essere ben veicolate, come dimostrano le sei ore necessarie per coprire il tratto Genova Sampierdarena – Genova Voltri.

CREIAMO 30000 POSTI DI LAVORO – Inoltre i No Terzo Valico spiegano che al momento i container che superano l’appennino sono 30 mila, a differenza dei 4 milioni previsti e che la presenza di cinque valici appenninici, tre dietro Genova, uno dietro Savona ed uno dietro La Spezia, se riammodernati, potrebbero garantire 5 milioni di container l’anno. Troppi se consideriamo che dal Nord la richiesta massima potrebbe essere di 300.000 container e che l’investimento varrebbe la pena se si venissero a creare 30 mila posti di lavoro. L’Unione degli Studenti poi spiega che con i soldi destinati al terzo valico si potrebbero costruire scuole ed ospedali senza chiudere gli esistenti evitando un esborso pari a 350 euro per ogni cittadino italiano mentre le cifre medie per esproprio si aggirerebbero sui 40 mila euro.

CONFUSIONE LEGATA AI NUMERI – Da segnalare poi la posizione dell’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti il quale ha “battezzato” il terzo valico quando nel 2006, come spiega Comitati Scrivia spiegava che le linee esistenti erano sature al 65 per cento e che volendo si poteva riammodernare la Voltri – Ovada, ovvero uno dei cinque valichi presenti, linea a binario unico ma con i sedimi già presenti. Ma, ci permettiamo di aggiungere, si correrebbe il rischio di rimanere “bloccati” nel traffico locale tra Ventimiglia e La Spezia. Da notare inoltre la confusione relativa ai numeri. Ogni fonte elencata in questo pezzo ha proposto numeri diversi relativi ai collegamenti, alle merci ed ai passeggeri impegnati nel transito tra Milano e Genova. C’è chi ha parlato anche di 4000 persone, anche se non si sa se al giorno o meno.

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QUALCOSA DOVRA’ ESSERE FATTO – Resta un dato incontrovertibile. Trenitalia garantisce un collegamento ogni ora tra Milano ed il capoluogo ligure equamente diviso tra convogli diretti a Ventimiglia e La Spezia / Livorno oltre ai regionali diretti in ambo i sensi. Segno che la richiesta è presente ed è arricchita dai treni diretti ad Arquata Scrivia ed usati dai pendolari. E’ pur vero però che un’ora e quaranta per fare Milano Centrale – Genova Piazza Principe con un Intercity che ferma solo a Pavia e Tortona sembra un freno all’economia, così come i collegamenti regionali tra Ventimiglia e La Spezia della durata di oltre cinque ore. In Liguria hanno detto si perché l’opera dà occupazione e sistema i trasporti. I comuni dell’alessandrino vogliono la loro fetta di torta, gli abitanti della zona dello Scrivia pensano alla loro terra ed alla salute dei propri cari ma qualcosa dovrà essere fatto. Anche come semplice organizzazione del trasporto al fine di migliorare l’infrastruttura, aumentare i collegamenti e l’efficacia del porto creando lavoro. Sicuramente seguiremo l’evolversi della faccenda. (Photocredit Facebook No Terzo Valico Genova – Tortona / Immagine di repertorio)