Vaticano, nuove accuse per lo Ior: coinvolta anche la cricca?
20/10/2010 - Dopo la conferma del congelamento dei soldi provenienti dal Credito Artigiano, nuove indagini sarebbero in corso. Quale il ruolo di don Evaldo Biasini, definito “il tesoriere di Anemone”? Il teorema dei magistrati l’avevamo spiegato su queste pagine tempo fa: ad
Dopo la conferma del congelamento dei soldi provenienti dal Credito Artigiano, nuove indagini sarebbero in corso. Quale il ruolo di don Evaldo Biasini, definito “il tesoriere di Anemone”?
Il teorema dei magistrati l’avevamo spiegato su queste pagine tempo fa: ad essere sotto accusa non è semplicemente la vicenda del conto 11231 del Credito Artigiano, quello bloccato dalla magistratura finanziaria ma che l’Istituto per le Opere Religiose, ovvero lo Ior, la Banca Vaticana, non si faceva problemi a movimentare in piena libertà; sotto accusa è il complessivo comportamento del blindatissimo istituto di credito che, secondo la magistratura, si
comporta regolarmente infischiandosene delle norme antiriciclaggio imposte dall’Unione Europea. E la Banca d’Italia segnala, e la magistratura indaga.
SEQUESTRO CONFERMATO – Confermato, dicevamo, il sequestro dei 23 milioni di Euro provenienti dal Credito Artigiano, bloccati in via cautelare, ma movimentati senza problemi dalla banca nonostante il provvedimento giudiziale e quindi definitivamente sequestrati dal Gip di Roma – sequestro oggi sottoscritto dal Riesame. Quei fondi erano stati girati alla Banca del Fucino e alla Jp Morgan dalla Banca del Vaticano senza nessuna indicazione né della causale né del reale destinatario. “Queste movimentazioni “servivano in realtà a riciclare i soldi”? Dopo il blocco formale dei conti correnti infatti, il denaro è entrato ed uscito da quei depositi, in grande libertà”, scrivevamo, riportando le parole di un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Una complessiva condotta della banca del Vaticano che eluderebbe le norme antiriciclaggio – da notare: c’è reato anche se la banca non si adegua alla normativa, pur non avendo posto in essere nessuna particolare fattispecie criminosa. E oggi, dai documenti della procura proposti al Riesame, si apprende altro: sarebbero molte le operazioni dello Ior sotto attenzione da parte della magistratura. “Tra le carte che il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Rocco Fava avevano messo a disposizione del collegio del riesame (e quindi anche della difesa), in vista della discussione del ricorso, ci sono anche documenti relativi ad altre operazioni compiute dallo Ior lo scorso anno e segnalate come sospette all’Uif (Unita’ di informazione finanziaria) della Banca d’Italia”, riporta infatti l’Ansa. “Tutto cio’ per dimostrare – secondo l’ottica accusatoria – che l’istituto di credito vaticano ha un ‘modus operandi’ che viola da tempo la normativa vigente in materia di antiriciclaggio e che il quadro probatorio a carico del presidente Ettore Gotti Tedeschi e del direttore generale Paolo Cipriani e’ piu’ complicato di quello che si pensava in un primo momento”, si spiega.
RICICLAGGIO? – Ad esempio, sotto la lente d’ingrandimento “un’operazione del novembre del 2009 che fa riferimento ad assegni per complessivi 300mila euro incassati su un conto Ior presso Unicredit e negoziati da tale Maria Rossi”. Ma le indagini avrebbero dimostrato come tali fondi sarebbero di provenienza sammarinese, e che la titolare del conto, presentata agli inquirenti come la “madre di un prelato” titolare di un conto, sarebbe in realtà un’autentica prestanome. Allo stesso modo in analisi da parte dei Pm Rossi e Rocco Fava “un prelievo di 600mila euro in contanti” movimentati da uno sportello Intesa SanPaolo senza nessuna ulteriore spiegazione; alla richiesta di chiarimenti da parte dell’istituto emittente, la banca vaticana avrebbe “parlato di soldi per missioni religiose senza fare riferimento a natura e scopo dell’operazione”. Sentendo puzza di bruciato, Intesa SanPaolo avrebbe ritenuto opportuno avvertire l’Ufficio Indagini Finanziarie della Banca d’Italia, attivando così la magistratura. Che fine fanno dunque questi soldi che la banca vaticana gestisce con tanta disinvoltura? Chi i destinatari? Perchè, se sono tutti del tenore di don Evaldo Biasini, ci potrebbero davvero essere dei problemi. Il prelato avrebbe ricevuto dalla banca vaticana oltre 140 milioni di euro in contanti: il problema è che don Biasini è “finito all’attenzione dei magistrati della procura di Perugia che indagano sulle irregolarita’ negli appalti sui Grandi Eventi”, in quanto “economo della Congrega del Preziosissimo Sangue,” ed “indicato dalla stampa come il custode dei ‘fondi neri’ del costruttore Diego Anemone”, snodo nevralgico della Cricca degli appalti, insieme ad Angelo Balducci, provveditore ai lavori pubblici. Erano stati i carabinieri del ROS ad irrompere nella sede della Congrega, trovando “assegni circolari per centinaia di migliaia di euro, un po’ di contanti e le tracce di alcuni versamenti bancari effettuati nei giorni precedenti la perquisizione. Soldi, è la tesi dell’accusa, che l’economo della Congregazione custodiva per conto di Anemone”. Contattato in Tanzania, il prelato aveva ammesso senza problemi: “È vero, glieli ho dati i soldi a Diego, ma erano suoi. Io a Diego gli davo i soldi perché lui faceva lavori per noi. Quindi sono suoi e poteva usarli come voleva, io non dovevo certamente chiedere spiegazioni”.













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