|

Federica Iammatteo è stata uccisa dall’inchiostro del tatuaggio?

I pm che hanno cominciato ad indagare sulla morte di Federica Iammatteo, deceduta a 23 anni in un letto d’ospedale poche ore dopo essersi fatta tatuare, avranno un bel da fare per accertare le cause precise della scomparsa (dell’origine dello choc settico che ha colpito la giovane). Le ipotesi sono diverse.

Federica Iammatteo

LEGGI ANCHE: Quella che muore dopo un tatuaggio

 

INCHIOSTRO NEL MIRINO – Ne parla oggi Libero:

Il maggior «imputato» rimane l’inchiostro usato, sebbene gli accertamenti dei Nas abbiamo escluso qualsiasi tipo di irregolarità sotto il profilo igienico-sanitario. Altro elemento da chiarire è poi quello secondo cui, stando a quanto emerso dalle indagini condotte finora dalla Procura di Milano, la ragazza avrebbe iniziato a star male già mentre le stavano disegnando il pesciolino sulla spalla sinistra, l’ennesimo tatuaggio sul suo corpo, fatto per coprire un altro che non le piaceva più. Sarà l’autopsia, disposta dal pm Tiziana Siciliano per questa mattina, a rispondere alla domanda centrale: Federica era allergica all’inchiostro? L’ipotesi sarebbe avvalorata dai sintomi registrati dalla 23enne, che avrebbe avvertito prima mal di gola e che poi sarebbe entrata in uno stato confusionale dovuto alla febbre alta che ha convinto la madre ad accompagnarla d’urgenza al pronto soccorso del San Giuseppe. Qui le hanno fatto solo un prelievo del sangue.

L’ALLERGIA – Un esperto spiega a Libero il rischio di morte dovuto ad allergia:

Secondo uno studio scientifico, sembra che le persone abituate a incidere la propria pelle siano esposte al rischio di sensibilizzarsi alle sostanze usate, che potrebbero provocare forti reazioni allergiche e, come nel caso della Iammatteo, anche portare alla morte. Lo sostiene Carlo Gelmetti, direttore della Dermatologia pediatrica del Policlinico di Milano, per il quale «l’allergia ai tatuaggi è cosa nota da almeno 100 anni e la maggior parte delle volte si risolve in eczemi da contatto. Con i vecchi pigmenti» spiega l’esperto, «quello che poteva accadere erano allergie a livello locale, ma non choc anafilattici. Con i nuovipigmentiinvece, in uso da circa 10anni, le cose sono cambiate». La colpa è della loro composizione che, a seconda dei fabbricanti, possono contenere sostanze cancerogene e che non sono autosterilizzanti come le vecchie. «Quindi, nel caso accaduto a Milano, anche se la ragazza si era già fatta tatuare altre volte e senza alcun problema, potrebbe essere stato il pigmento usato a provocarle questa reazione».

Foto da Federica Iamatteo su Facebook