Esteri

Celebrità inutili in politica: anche gli Usa nel loro piccolo…

30 ottobre 2008

La storia che ha portato la pornostar Cicciolina, al secolo Ilona Staller, a sedere sugli scranni della Camera dei deputati è una delle preferite dell’attore americano Robin Williams. Ma anche negli USA ci sono storie interessanti di personaggi famosi che tentano il grande salto…

Ogni volta che è ospitato da David Letterman, Robin Williams, il protagonista di “Good Morning Vietnam” e de “La Leggenda del Re Pescatore”, con un passato da esilarante stand-up comedian, trova occasione di menzionare la storica elezione di una star del cinema hard al Parlamento italiano. Cosa che Robin non ha mancato di fare persino nel suo film “L’Uomo dell’anno”, non a caso una commedia a sfondo politico. Nella storia del nostro Paese, sono innumerevoli le celebrità e i rappresentanti del jet-set che hanno provato a fare carriera nel mondo della politica. Tra i più recenti casi, quelli dell’europarlamentare Iva Zanicchi, del ministro Mara Carfagna, passando per i deputati Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci e per molti altri ancora. Non si tratta tuttavia di un fenomeno esclusivo del nostro Paese. A tal proposito, gli Stati Uniti, terra di origine del succitato Robin Williams, non sono da meno.


DAI B MOVIES ALLA REAGANOMICS
– Capita spesso che una star di Hollywood, o magari un semplice “volto noto” di grande e piccolo schermo, decida di occuparsi di questioni che trascendono il cinema e il mondo dell’intrattenimento, dedicandosi anima e corpo alla politica. C’è chi preferisce farlo con film d’accusa che furoreggiano nei cinema d’essai, conferenze ospitanti premi Nobel o libri best-seller che parlano male del presidente in carica (chiunque egli sia), cosa in cui si è specializzata la gauche caviar hollywoodiana, rappresentata da attori impegnati quali Sean Penn, Matt Damon, George Clooney, Tim Robbins e da registi quali Oliver Stone o Michael Moore. C’è chi invece preferisce scendere direttamente in campo, abbandonando set, passerelle e leoni d’oro, nel tentativo di farsi eleggere per cariche più o meno importanti. L’esempio più noto di attore americano trasformatosi in politico di successo, a oggi, rimane quello di Ronald Reagan, il quale, dopo una non memorabile carriera da attore di film di serie B (cosa sulla quale lui stesso ironizzò più volte), divenne prima governatore della California, quindi presidente degli Stati Uniti per due mandati consecutivi. La sua fu una delle presidenze più incisive e del secolo scorso, confermata da un vero proprio plebiscito alle elezioni per il secondo mandato. Santificato dai sostenitori e dai conservatori per il ruolo giocato nella Guerra Fredda, demonizzato dagli oppositori e dai liberal per scandali quali Iran-Contra e per i non troppo cristallini rapporti con gli squadroni della morte nei Paesi centro e sudamericani, l’ex attore Reagan è, nel bene e nel male, entrato di diritto tra i protagonisti del ‘900.

BONO… A NULLA? – La parabola dell’attore semisconosciuto che diventa presidente del mondo libero, una delle tante varianti del “sogno americano”, è servita a influenzare – talvolta a illudere – altre decine di mestieranti di Hollywood, desiderosi di servire il proprio Paese con l’attività politica. Reagan stesso affermò di aver tratto ispirazione da George Murphy (“è stato il mio Giovanni Battista” furono le parole di The Gipper), attore e ballerino eletto nel dopoguerra al Senato americano tra le fila del Partito Repubblicano, capace di sconfiggere il più accreditato Pierre Salinger. Meno eclatante, ma comunque degna di nota, fu invece la carriera di Sonny Bono, produttore discografico, cantante, attore, ma soprattutto marito di Cher. Il quale prese l’importante decisione di entrare in politica non per seguire alti e nobili ideali, ma per la frustrazione dovuta alle lungaggini e ai tempi burocratici dell’amministrazione locale di Palm Springs, che non gli permettevano di aprire un ristorante. Grazie a una notevole campagna elettorale, Bono fu eletto immediatamente sindaco della cittadina californiana, restò in carica quattro anni, istituì un festival cinematografico (che si svolge tuttora) e infine azzardò una candidatura al Senato, perdendo alle primarie, ripiegando così sulla Camera dei rappresentanti nel 1994, nella quale lavorò a stretto contatto con lo speaker Newt Gingrich in piena rivoluzione conservatrice del Congresso.

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