Catturato da Israele fuori dalla sua giurisdizione, per uno dei leader palestinesi più votato al confronto dialettico il futuro non ammette grazia. E la comunità internazionale…
“Secondo molti scarcerare il leader di Fatah Marwan Barghouti sarebbe l’unica chance per evitare l’espansione di Hamas”. «Immaginiamo solo virtualmente che Barghouti venga rilasciato domani: saprebbe provare ai suoi che non è un collaboratore di Israele? Temo che l’unica via per dimostrarlo sarebbe agire in modo più
estremista di questa leadership. Non vedo come potrebbe essere utile. Senza contare che sta scontando 5 ergastoli». Così risponde il premier israeliano Ehud Olmert in un’intervista del 21 maggio scorso su La stampa.
ENTRAPMENT - Una funambolesca e alquanto strana frase sull’impossibilità di provare ai palestinesi l’incorruttibilità di Barghouti. Per convincere i “suoi” di non essere collaboratore degli israeliani, il leader de facto di al-Fatah Marwan Barghouti agirebbe ineluttabilmente attraverso la violenza e l’estremismo politico. Un po’ disarticolata come teoria, tanto più che, nei sondaggi è più popolare che mai in Cisgiordania e a Gaza, molto più di Abu Mazen ormai evanescente e in calo di credibilità fra i palestinesi. Lo stesso Barghouti dice del presidente Abbas: «Non appena annuncia ufficialmente le sue dimissioni, perfino se dovessi essere ancora in prigione, presenterò la mia candidatura alla presidenza dell’Autorità nazionale palestinese. E vincerò».
LA STORIA - Dopo gli accordi di Oslo (1993) Barghouti si propone come uomo del dialogo con Israele all’interno dell’OLP. Diventa simbolo nella “politica pulita” contro la corruzione e critica apertamente il padre putativo Arafat per i metodi brutali usati dalla polizia palestinese. E’ considerato dal movimento delle donne alleato nella lotta all’emancipazione femminile. E’ contrario alle uccisioni di civili innocenti e crede fermamente nella prospettiva di pace degli Accordi di Oslo e nell’idea che questi possano portare ad un ritiro di Israele dai Territori. E
’ fra coloro che instaura rapporti diretti con i leader israeliani favorevoli alla soluzione “due Popoli due Stati”. Per Barghouti, però, il momento del dialogo finisce nel 1998, quando prosegue l’espansione delle colonie nei Territori Occupati e quando la mancata applicazione di Oslo mette con le spalle al muro la causa palestinese. “Abbiamo tentato la strada dell’Intifada per sette anni, senza negoziare; poi abbiamo negoziato per sette anni, senza Intifada. Ora, forse, dobbiamo tentarle entrambe contemporaneamente”. Barghouti diventa il leader carismatico della Seconda Intifada e si oppone fermamente ai negoziati che reputa ormai palliativi per consentire ad Israele di continuare ad occupare la Palestina.
OGGI – E’ in carcere dal 15 Aprile 2002. Viene catturato, a Ramallah, con un blitz dell’IDF. E’ condannato a cinque ergastoli dalla giustizia israeliana per aver partecipato a quattro operazioni militari contro gli israeliani, omicidio, tentato omicidio e partecipazione ad organizzazioni terroristiche con una sentenza del luglio 2004. Nella sentenza si legge «l’accusato guidava un apparato terroristico». I giudici sottolineano che «l’imputato aveva compreso che tali attentati godevano del sostegno del presidente palestinese Yasser Arafat, visto che questi approvava gli stanziamenti necessari per i quadri armati di al-Fatah».
ALL OVER THE WORLD – Barghouti è diventato un caso, tanto che per la sua liberazione e per quella di tutti i prigionieri politici palestinesi (11mila nelle carceri israeliane) è nata la “Campaign to Free Morwan Barghouti and All Prisoners” che offre sostegno e assistenza l
egale ai famigliari dei prigionieri e attua una pressione politica per il rispetto del diritto umanitario internazionale durante la detenzione. Con la cattura, l’incarcerazione e la tortura di Marwan Barghouti Israele ha violato i diritti umani, gli accordi di Oslo e il diritto internazionale. Il suo arresto, è avvenuto nella zona A, sotto totale giurisdizione palestinese dove gli israeliani sono autorizzati a procedere ad arresti soltanto se il soggetto è gravemente indiziato di aver commesso attentati sul territorio israeliano nelle ore precedenti. In tal caso l’obbligo è di consegnare l’arrestato alla polizia palestinese. C’è di più, se l’accusato è sospettato di aver commesso un attentato in Israele o contro cittadini israeliani spetta al Legal Committee decidere dove sarà celebrato il processo (accordi di Oslo, Interim Agreement – accordo transitorio, allegato IV, art. 4). L’arresto del leader di al-Fatah a Ramallah e il suo trasferimento in una prigione israeliana contravvengono anche all’articolo 49 della IV Convenzione di Ginevra e alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che Israele ha sottoscritto.
“TERRORISTA” ATIPICO? - Nonostante Israele consideri Barghouti un terrorista così il quotidiano Yedioth Ahronoth riassume la sua carriera politica: «Nel 2003 è stato responsabile della prima tregua [Hudna] tra Israele e i palestinesi. Ha avuto un ruolo importante nell’elezione di Mahmoud Abbas alla presidenza dell’Anp, inoltre, ha lavorato alacremente per ottenere l’accordo di tutte le fazioni palestinesi. Dalla sua cella non risparmia critiche ad Hamas: «Quanto ha fatto a Gaza è osceno, indebolisce la causa palestinese. L’unità del popolo è tutto quel che abbiamo, la nostra storia. Se non agiamo, le divisioni ci distruggeranno».























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
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Marwan Barghouti: il futuro in cella : Giornalettismo…
Catturato da Israele fuori dalla sua giurisdizione, per uno dei leader palestinesi più votato al confronto dialettico il futuro non ammette grazia. E la comunità internazionale……
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Catturato da Israele fuori dalla sua giurisdizione, per uno dei leader palestinesi più votato al confronto dialettico il futuro non ammette grazia. E la comunità internazionale…..
Bell’articolo!