di Micol Varady
postato alle 13:40 del 6 Giugno 2008 in EsteriTorna alla home

Le elezioni legislative anticipate del primo giugno in Macedonia dovevano rappresentare un test di maturità per la Repubblica balcanica. In gioco c’erano due fattori chiave: l’adesione alla Nato e all’Unione Europea. Il risultato è stato negativo, al di là di ogni previsione.

Più di un milione e mezzo di cittadini era chiamato alle urne per eleggere i centoventi deputati del Parlamento di Skopjie. Tuttavia, sul voto è calata l’ombra della violenza.  Macedonia electionsGruppi di attivisti della minoranza albanese presente nel Paese, la quale si è presentata divisa alle urne, hanno tentato di assaltare alcuni seggi per boicottare le elezioni.

FOCOLAI A SKOPJE -Una persona è rimasta uccisa negli scontri e numerosi sono stati i feriti. A spararsi addosso sono stati militanti dei due maggiori partiti albanesi: l’Unione Democratica per l’Integrazione (Dui) e il Partito Democratico Albanese (Dpa). I leader delle due formazioni, Ali Ahmeti, ex capo guerrigliero, e Menduk Thaci, esponente del governo uscente, di certo non nascondono l’odio reciproco. Non va dimenticato che gli albanesi di Macedonia costituiscono un quarto della popolazione locale. L’epicentro degli scontri è stato registrato nelle cittadine di Aracinovo e Gurgurnica, nei pressi di Tetovo, nel nord. Ma anche in altre zone del Paese ci sono stati incidenti e, in alcuni seggi, sono state sospese le operazioni di voto. Al punto che potrebbero essere invalidate le elezioni. Gli incidenti hanno di fatto rovinato quella che doveva essere una festa della democrazia in Macedonia. Il Premier uscente, Nikola Gruevski, leader del partito di centrodestra Vmro-Dpmne, ha subito rivendicato la vittoria. Secondo fonti della commissione elettorale, con il 97% dei voti scrutinati, la formazione del Primo Ministro ha ottenuto il 47% delle preferenze, più del doppio dei consensi andati ai Socialdemocratici, fermatisi al 23%.

I RETROSCENA - La Macedonia ha raggiunto l’appuntamento elettorale di domenica primo giugno vivendo una certa tensione interna. La crisi nel Paese era scoppiata lo scorso aprile quando il  parlamento di Skopije aveva approvato il proprio scioglimento, avviando le procedure per le elezioni anticipate, secondo quanto stabilito dal capo dello Stato, Branko Crvenkovski. Lo scioglimento era stato deciso dopo un lungo e contrastato dibattito, su iniziativa congiunta del principale partito etnico slavo-macedone. Si tratta del frutto della crisi che qualche settimana prima aveva messo in minoranza l’esecutivo di Gruevski, con l’uscita dalla coalizione al potere dell’altro grande partito della comunità albanofona, il Dpa, in polemica con i partner per il mancato riconoscimento da parte di Skopje della secessione del Kosovo da Belgrado e per il mancato ingresso nella Nato. Proprio la porta che l’Alleanza Atlantica, via Grecia, ha sbattuto in faccia alla Macedonia ha fatto esplodere il conflitto interno nel Paese.

I TIMORI DI ATENE - È la Grecia che ha posto il suo fermo veto. La causa? Il nome. Infatti, l’attuale Fyrom (Former Yugoslav Republic of Macedonia), richiamandosi alla patria di Alessandro Magno che, storicamente, rappresenta un territorio greco – anche oggi il 51% dell’area ricade entro i confini della Grecia – suscita nel governo di Atene timori di future rivendicazioni territoriali. E questi sono utilizzati dalla stessa capitale europea come giustificazione per bloccare la soluzione del problema, almeno fino a quando Fyrom non rinuncerà al nome contestato. Con le elezioni di giugno, il Premier Gruevski puntava su un’affermazione al primo turno del suo partito. Voleva mani libere nell’applicare la ricetta delle riforme richieste da Bruxelles per l’adesione all’Unione, in base all’accordo firmato nel 2005 che ha posto sulla Macedonia il marchio “Paese candidato”. Ecco che si è proclamato vincitore appena i seggi si sono chiusi. Ma lo scacco subito al vertice Nato di Bucarest ha riportato indietro la situazione interna macedone, come se l’accordo di Ohrid del 2001 e lo statuto per l’adesione all’Unione Europea non avessero prodotto alcun progresso concreto negli ultimi tre anni.

PROSPETTIVE – Quello su cui Gruevski conta ora è la propria affermazione in termini elettorali. Tuttavia, la situazione presenta dei rischi impliciti. Da una parte, la possibile radicalizzazione dell’identità macedone, dall’altra il pericolo di un inasprimento del confronto interno con la minoranza albanese, benché divisa. Il ruolo dell’Unione Europea potrebbe giocarsi su due piani:  segnare il passo nei rapporti con la Macedonia per l’integrazione, ma anche esercitare pressioni Nikola Gruevskisulla Grecia per ammorbidirne la posizione. Il Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Ue, Javier Solana, ha chiesto che siano organizzate nuove elezioni nei seggi elettorali dove si sono registrati incidenti. Il governo macedone sembra aver accolto l’appello e ha annunciato nuove elezioni nei venti seggi in cui il voto è stato sospeso. Una variabile fondamentale da tenere sotto controllo nella situazione interna della Macedonia è la minoranza albanese. Soprattutto dopo quello che è accaduto con il Kosovo in Serbia. Vedendo che i compatrioti del Kosovo hanno ottenuto finalmente uno Stato indipendente, gli albanesi macedoni si dividono tra gioia e un senso di amarezza. Sancita l’indipendenza dalla federazione iugoslava, gli albanesi di Macedonia si sono trovati in una situazione più stabile rispetto ai kosovari. Gli albanesi hanno sempre fatto parte del governo di Skopjie, anche il giorno dopo gli scontri del 2001 tra l’esercito macedone e la guerriglia albanese. Per questo gli albanesi di Macedonia credevano di godere di una situazione più vantaggiosa rispetto ai loro vicini. Ora, con il Kosovo a quanto pare indipendente, la stessa minoranza albanese, circa il 30% della popolazione, aspirerebbe ad uno Stato monoetnico.

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