Cultura

Il Ministero che ama farsi attendere

29 ottobre 2008

In arrivo le assunzioni per gli archeologi. E sono sempre meno. In un paese che vive di turismo,  un forte controsenso che potrebbe avere pesanti ripercussioni in futuro

Godot è un dilettante al cospetto del Ministero per i Beni e le Attività culturali che, dopo più di due lustri, ha partorito e pubblicato sul proprio sito il nuovo concorso destinato, tra le altre figure, anche agli archeologi da impiegare presso gli uffici centrali e periferici delle Soprintendenze.Ancora prima che venissero indicate le modalità di preselezione previste dal bando di concorso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 luglio scorso, si è levato il coro di vibranti proteste degli addetti ai lavori. Gli archeologi, a mezzo della loro associazione nazionale (ANA), hanno espresso le loro perplessità circa il numero dei posti messi a concorso (appena trenta in tutto il territorio nazionale), la distribuzione regionale degli stessi (non si prevedono assunzioni in Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Basilicata, i territori a più alta concentrazione di emergenze archeologiche), nonché i requisiti previsti per l’accesso al concorso: il possesso di un diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca per un posto inferiore di due livelli rispetto a quello dell’ultimo concorso risalente al 1995.

13 IS THE MAGIC NUMBER? – Fatta eccezione per quest’ultimo punto, comprensibile in un Paese nel quale la tutela dei beni storico-artistico-archeologici richiederebbe figure sempre più qualificate e specializzate – soprattutto perché le collaborazioni esterne con le Soprintendenze non sono regolate da criteri di trasparenza ed equità -, gli altri dubbi avanzati dall’ANA paiono affatto legittimi. Resta ad esempio da chiarire il motivo per il quale l’accesso al concorso per Soprintendenti sia stato possibile a quanti in possesso della semplice laurea triennale. “Potenzialmente tra un anno un Soprintendente laureato triennale potrà dirigere un funzionario specializzato!“, puntualizza il testo della petizione diramata dall’ANA. Tredici è all’unanimità un numero fortunato, ma come al solito ogni amuleto perde smalto nel Belpaese quando si parla di cultura e patrimonio culturale: tanti anni sono trascorsi dal lontano 1995 quando i posti banditi raggiunsero le undici unità, parecchie e travagliate sono state le speranze di rinnovamento del settore maturate nella pluridecennale attesa.

2 commenti a Il Ministero che ama farsi attendere

  1. Sotto a chi tocca! Premiata ditta distruzioni Berlusconi & co. Così dopo il paese ce lo ricostruiamo daccapo e basta. Riformissime

  2. cordapazza

    Madonna che banalità di domande: la trattazione del tempo nei romanzi della Woolf è altrettanto rivoluzionaria quanto il flusso di coscienza joyciano, io sarei stata bocciata, mi sa:-)
    loska, leggiti, sempre riguardo ai nostri beni archeologici, l’articolo illuminante di Settis (su Rep) sula proposta della Gabriella Carlucci (archeo-condono, cosiddetto, vergognoso)
    Articolo chiaro e ben scritto, ciao!

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