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Pietro Maso esce dal carcere: la nuova vita di un omicida

Il 17 aprile del 1991, a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, all’età di 19 anni, uccise i genitori per intascarne l’eredità. Con l’aiuto di tre amici colpì ripetutamente il padre 56enne e la madre 48enne con un tubo di ferro e altri corpi contundenti. Da oggi, a 22 anni di distanza, Pietro Maso torna in libertà. E’ uscito dal carcere di Opera, a Milano, a bordo di un suv bianco guidato da un uomo. Sono andati a prenderlo le due sorelle e un uomo.

 

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SCONTO DI PENA E POLEMICHE – Negli ultimi tempi ha fatto discutere infatti lo sconto di pena (per indulto e buona condotta) ricevuto dal detenuto, e sul quale si è espresso pubblicamente anche il sindaco della cittadina dove ebbe luogo il duplice omicidio. Il magistrato di sorveglianza, Roberta Cossia, è dovuto intervenire per chiarire: “Mi stupisco che ci siano ancora polemiche quando un condannato per un fatto comunque atroce ha scontato la sua pena e torna in libertà. Il motivo per il quale ciò suscita un certo fastidio sta nell’istinto vendicativo, umano, per cui non viene tollerato che ci sia un fine pena”.

LA NUOVA VITA – Dopo aver confessato il duplice delitto, Maso, oggi 41enne, fu condannato a 30 anni di reclusione, pena scontata in cella fino al 2008, quando ha ottenuto il regime di semilibertà. Nello stesso anno si è sposato con Stefania Occhipinti, conosciuta al bar della comunità frequentata durante i permessi premio, e ha cominciato a lavorare presso una ditta milanese che assembla computer. Nel 2011 era stata proposta la revoca del beneficio della semilibertà, ma poi il Tribunale di Sorveglianza di Milano aveva rigettato l’istanza della Procura generale. Nel 2012 poi lo stesso Maso aveva chiesto di uscire dal carcere commutando la pena in detenzione domiciliare, richiesta bocciata ancora dai giudici di Sorveglianza.

IL LIBRO – Negli ultimi anni Maso si è dedicato anche alla scrittura. Da domani sarà in edicola Il male ero io, edito da Mondadori, scritto con la giornalista Raffaella Regoli, nel quale Pietro racconta l’omicidio ma anche il periodo che ne è seguito, l’esperienza del carcere e il cambiamento della persona. Il libro rivela, ad esempio, la redenzione e l’avvicinamento alla fede dopo l’incontro con Guido Todeschini, direttore di Telepace, conosciuto tra le mura del penitenziario. L’ex ragazzo della Verona bene fa sapere: “Io che sono stato schiavo tutta la vita di cose inutili, soldi, donne, gioco, discoteche, non voglio più essere schiavo di nulla”.

IL PARADOSSO – Del duplice omicidio Maso si parla come di massacro compiuto per l’eredità. Il codice civile – è bene ricordarlo – afferma che è escluso dalla successione “chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima”.