Fondi sovrani – Sì

22/10/2008 - LA SITUAZIONE EUROPEA - Oggi come oggi, in Europa si fa confusione. Sarkozy, dimostrando ancora una volta un’intuizione fuori dall’ordinario, ha esortato i paesi dell’Unione a mettersi d’accordo ma intanto sta approntando un fondo francese per assicurarsi che le partecipazioni

     
 

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LA SITUAZIONE EUROPEA - Oggi come oggi, in Europa si fa confusione. Sarkozy, dimostrando ancora una volta un’intuizione fuori dall’ordinario, ha esortato i paesi dell’Unione a mettersi d’accordo ma intanto sta approntando un fondo francese per assicurarsi che le partecipazioni in STMicroelectronics e i piani industriali di Thales rimangano sotto controllo nazionale. La Germania fa conto sulla propria forza produttiva e sulla liquidità delle proprie aziende, relativamente maggiore rispetto al resto d’Europa. La Regina d’Inghilterra acquista un assurdo 63.5% di Bank of Scotland e quasi la metà di HBOS. A Roma si fanno cortei contro la Gelmini e ci si salva, temporaneamente, all’ombra dei soliti distretti industriali indistruttibili e delle loro banchette immortali. Non che siano mancate le valide alzate d’ingegno anche qui: ad esempio, l’allungamento di Tripoli è in parte controbilanciato dal recente trattato che – propaganda a parte – in pratica consegna all’Eni e ad Atlantia i profitti su alcune importanti infrastrutture libiche a venire. Ma è tutto caotico, disorganizzato, frammentario, laddove arabi e cinesi appaiono muoversi ordinatamente con grossi cannoni ben oliati. Tra i paesi europei l’hanno vinta, per ora, il campanilismo e una competitività completamente fuori luogo.

UN FRENO A TUTTO QUESTO - E no, basta. È tempo di mettere insieme i pezzi migliori delle istituzioni economiche e finanziarie del continente, consegnare loro il budget (già esistente) della BEI nonchè una parte dei proventi (anche questi già esistenti) delle nuove emissioni di debito pubblico, e metterli al lavoro perché elaborino congiuntamente una strategia di investimento prima di tutto industriale per rilanciare il sistema Europa. L’occasione per riposizionarsi, anche rispetto agli USA, c’è: sprecarla per battibecchi tra vicini di casa o per puntiglio ideologico è, oltre che cretinissimo, potenzialmente esiziale. Visto che non siamo in Oman, penseremo a modelli di governance che tengano a freno il Leviatano e incentivino l’efficiente allocazione dei capitali; richiederemo trasparenza e controllo democratico. Concentrando in maniera chiara e comprensibile le attività immediate di salvataggio e quelle future di finanziamento, potremo arginare i danni all’economia reale tenendo al minimo possibile le derive del deficit e del debito. E chissà che nel frattempo non si riesca pure, con un comportamento di investimento e gestione che davvero attutisce i colpi della crisi, a fare un passo verso quell’Europa dei popoli oggi latitante.

     
 

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