Aggressione a Belpietro, c’è un buco nella ricostruzione

Impossibile scavalcare il muro e completare la simulazione del presunto attentato al direttore di Libero. La versione cambia o vacilla?...

Impossibile scavalcare il muro e completare la simulazione del presunto attentato al direttore di Libero. La versione cambia o vacilla?

Lo scrive Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma Davide Vecchi. Secondo la ricostruzione fornita dall’unico testimone, il caposcorta 44enne Alessandro M., l’uomo sorpreso per le scale sarebbe riuscito a fuggire dal cortile del condominio confinante, dopo aver scavalcato il muro alto oltre due metri.

MA LO SCAVALCO NON RIESCE – Lunedì alle 22.30 – continua il Fatto - uno dei titolari dell’inchiesta, il pm Maria Grazia Pradella, assieme agli uomini della Digos e al caposcorta, hanno inscenato, con l’aiuto di un attore nei panni dell’aggressore, quanto raccontato dall’agente di Polizia. Ricostruzione completa in tutti i dettagli: la discesa per le scale, la pistola puntata che si inceppa, i tre colpi che il caposcorta esplode, la fuga dell’aggressore. E soprattutto, l’uscita dal cortile posteriore del condominio per evitare di incocciare, durante la corsa, l’altro agente di scorta allarmato dagli spari. Ma una volta arrampicatosi in cima al muro, l’attore non è riuscito a scendere dall’altra parte: la siepe è troppo fitta e alta. Così, la simulazione, disposta dagli inquirenti per sciogliere alcuni dei tanti dubbi, ne ha invece aggiunti altri; minando una delle poche certezze: la via di fuga. Si spiegherebbe dunque la mancanza di riscontri nei video acquisiti dalle telecamere di via Borgonuovo, da dove l’aggressore sarebbe scappato una volta superato il muro.

LA VERSIONE CAMBIA? – Ma già lunedì pomeriggio era stato lo stesso Alessandro M. a fare precisazioni agli inquirenti. “Piccoli particolari”, spiega uno dei titolari dell’inchiesta. Tipo il colore dei pantaloni della tuta, non più bianchi, come inizialmente detto, ma scuri. O “nuovi ricordi”. Uno in particolare: dopo aver tentato di inseguire l’aggressore, l’agente avrebbe telefonato al collega fermo in auto per avvisarlo di quanto accaduto, dare l’allarme al 113 e salire a casa di Belpietro. In questo modo l’ingresso principale del condominio sarebbe rimasto senza controllo e l’aggressore avrebbe potuto scappare da lì. Dove non ci sono telecamere e il cancello elettrico, come ha scritto Libero, rimane chiuso di notte. Gli inquirenti stanno verificando i tabulati telefonici del numero di servizio di Alessandro M. e quelli del collega. Ma anche quelli di Belpietro che, in un’intervista, ha detto di aver chiamato subito, appena sentiti gli spari, l’agente rimasto in auto. I pm Pradella e Pomarici, coordinati dal procuratore aggiunto Armando Spataro, stanno vagliando tutte le ipotesi. Anche quella della semplice rapina. E tra i poliziotti, ha scritto ieri il Corriere della Sera, “circola una strano convincimento: che l’agente si sia inventato tutto”.