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Il banchiere più potente del mondo

Chi è il banchiere più importante del mondo? Per mettersi sulle sue tracce non si deve guardare né in Europa, né in Nord America bensì in Cina. Foreign Policy analizza la figura di Zhou Xiaochuan.

IL LEADER DELLE BANCHE – Zhou Xiaochuan ha 65 anni e da anni governa la Banca del Popolo cinese. Foreign Policy parte dallo spunto della sua riconferma al ruolo per parlarci di questa personalità: “Per tutta la vita ha lavorato a un modello finanziario moderno che andasse di pari passo con l’economia della potenza cinese in vistosa crescita”. Dal 2002, anno in cui è salito alla guida le condizioni economiche e di vita del paese: i ritmi di lavoro sono meno massacranti e i lavoratori godono dei comfort della loro generazione. Così, nel frattempo, la Cina ha sorpassato il Giappone diventando la seconda economia più grande del mondo nel 2010 e, probabilmente, il dato è destinato a salire. Il ruolo di Xiaochuan è stato determinante? Il banchiere ha contribuito a mantenere una crescita costante ma per mantenere i dati raggiunti deve, insieme ai suoi successori, “strappare il potere e l’influenza ad alcuni leader politici del paese per costruire un sistema finanziario in grado di sostenere a pieno le lezioni dei banchieri centrali” scrive Foreign Policy.

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LA SFIDA DI ZHOU – Il PBOC non è stato subito la Banca Centrale cinese ma la sua sola banca, è solo nel 1995 che l’istituto viene formalmente riconosciuto come Banca Centrale del paese. Il ruolo di chi la dirige è molto diverso dai leader a cui siamo abituati e per anni Zhou non è stato che un tecnico incaricato di svolgere direttive politiche che arrivavano dall’alto. La voce di Zhou era solo una del coro che governava il paese, il banchiere ha tenuto conto delle attività ogni due settimane e ogni decisione è stata presa insieme allo Stato e approvata da un Comitato speciale. I diplomatici che tengono d’occhio la situazione del paese non hanno ben chiaro il legame tra le banche e lo Stato e così i dettagli delle decisioni risultano “oscuri”: “Credo che facciano parte del dibattito intellettuale ma non credo che siano parte della struttura del potere” ha detto un accademico con relazioni all’interno della Banca del Popolo cinese. Foreign Policy spiega che per capire la PBOC e la relativa crisi occorre analizzare il sistema politico e la cultura politica in cui opera: “Il sistema cinese, come ogni governo, ha una vasta gamma di strumenti  che può utilizzare per influenzare l’economia e si adopera per realizzare l’obiettivo generale dello Stato: l’autoconservazione. La leadership del Partito Comunista cinese ha una sorta di accordo con il miliardo di cittadini ovvero ‘lasciateci il potere e vi garantiremo una rapida crescita che si tradurrà in un tenore di vita migliore'”. Ci sono stati momenti duri che Zhou ha saputo gestire nel modo migliore come “la crisi del 2009 che portò l’inflazione a livelli altissimi ma tutto ha funzionato tornando rapidamente ai livelli pre-crisi”. “Abbiamo imparato dagli altri paesi questa lezione: “Bisogna agire rapidamente e con decisione” ha detto Zhou in un’intervista del 2009 quando il peggio era passato ma nello stesso periodo l’enorme possibilità di elargire prestiti delle banche non garantiva il ritorno. Nella seconda metà del 2009, la mossa della PBOC è stata regolamentare e ridurre i prestiti: nel 2010 anche questa decisione si è rivelata positiva perché ha protetto il popolo da una serie di effetti a catena che la crisi avrebbe provocato e ancora una volta la situazione economica del paese è rimasta stabile.

I PROGRESSI DI ZHOU – In dieci anni di guida, Xiaochuan ha compiuto notevoli progressi e ha collaborato alla creazione di un sistema più liberale ma ha dovuto lavorare tanto. Nei primi anni del 2000, la Cina si è trovata di fronte a un bivio: essere una ‘fabbrica’ per il resto del mondo e dare stipendi mediocri ai suoi cittadini o creare un moderno sistema finanziario per affermare la sua influenza in Asia e nel resto del mondo. Il lavoro di Zhou e della PBOC ha contribuito all’espansione del cinese per un flusso più libero dei capitali attraverso le frontiere ponendosi l’obiettivo di far diventare Shangai, entro il 2020, un centro finanziario globale. In un saggio pubblicato nel 2009, Zhou si domandava di quale tipo di valuta avesse bisogno il mondo per assicurarsi stabilità finanziaria poiché “la supremazia del dollaro ha giocato un ruolo chiave nella crisi finanziaria mondiale”. Il mandato di Zhou sarebbe dovuto scadere a fine dicembre 2012 ma il governo lo ha riconfermato perché ha contribuito a “evitare una crisi economica profonda e ha fatto grandi passi in avanti nel favorire lo sviluppo dei mercati finanziari della Cina e del libero flusso di capitali attraverso i confini del paese. In un momento di forte crisi mondiale, la Cina si è dimostrata come un punto di forza globale per l’economia e il successo si deve a Zhou e ai suoi collaboratori”. Foreign Policy ricorda però che il paese ha ancora problemi economici profondi e le prossime sfide saranno fondamentali per la stabilità finanziaria e per la crescita del paese.

 

(Photo Credit/Getty Images)