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Gli animalisti che uccidono gli animali

Huffington Post pubblica un articolo che pone degli interrogativi sull’attività di Peta, la nota associazione animalista, che anziché occuparsi della tutela degli animali, “li uccide”.

L’ACCUSA – Su Peta piovono accuse gravi perché l’associazione è nota per il pubblico sostegno degli animali ma Huffington Post racconta la scoperta di alcuni attivisti: “Ogni anno, circa 2mila animali passano attraverso le ‘cure’ Peta ma solo pochi ne escono vivi. La maggioranza, e parliamo del 96%, viene ucciso e finisce cremata” scrive il giornale. Il grande freezer che raccoglie i loro resti è stato acquistato grazie alle donazioni degli amanti degli animali che non avrebbero mai potuto immaginare queste cifre: “Negli ultimi 11 anni Peta ha ucciso 29.426 tra cani, gatti, conigli e altri animali domestici”.

 

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TESTIMONIANZE – Le accuse sono così gravi che si fatica a crederle fondate, per questo Huffington Post ha pubblicato materiale che arriva da varie fonti, una su tutte “Why Peta Euthanize“, un sito che raccoglie molto materiale di denuncia sull’accusa. Nel sito si scorrono foto di animali uccisi. L’accusa è che l’eutanasia sia “forzata”: “Nel 2012 sono finiti tra le mura dei palazzi Peta almeno 733 cani e 602 sono morti, solo 12 sono stati adottati. Durante lo stesso anno,  sono stati sequestrati 1.100 gatti e 1.045 sono morti, solo sette sono stati adottati. La stessa sorte è toccata a 28 dei 34 conigli passati sotto le loro ‘cure'”. Un veterinario ha raccontato di una gatta e dei suoi gattini, tutti in salute e perfettamente adottabili che l’uomo stava cercando di piazzare ma ha raccontato che Peta li ha uccisi in un furgone, dopo avergli mentito. I dipendenti Peta avrebbero un “kit della morte” in ogni furgone e un agente di polizia ha trovato alcuni animali morti a giugno del 2005 in un bidone della spazzatura del North Carolina: “Sono stati uccisi nel retro di un furgone Peta”.

LE DONAZIONI – Nonostante il giro di donazioni che raggiunge cifre da capogiro come 35 milioni di dollari all’anno, Peta non si adopera per trovare case ai cuccioli, non ha piani di adozione anche se è registrata in Virginia come “società per rifugio di animali”. Secondo alcune indagini del Dipartimento di Agricoltura della Virginia: “La struttura Peta non dispone di spazio sufficiente per ospitare il numero di animali che viene segnalato ogni anno in loro custodia”, inoltre l’edificio non è accessibile al pubblico. Il Dipartimento rivela ancora: “Il 90% degli animali viene ‘sacrificato’ entro le prime 24 ore di custodia” e Huffington Post chiede: “Dove finiscono i soldi delle donazioni?”. Secondo le accuse Peta, non solo non rispetta gli animali ma difende anche abusi altrui: “In un rifugio di Houston è morto un gattino e alcuni membri sono stati segnalati per le loro violenze e comportamenti criminali. E bene, Peta ha difeso questa struttura” scrive ancora H.P.. Peta approva l’eutanasia per i gatti non domestici e ha bocciato la SB359 ovvero la legge che li avrebbe sterilizzati, il sito afferma: “La scelta più compassionevole per i gatti selvatici resta questa dell’eutanasia. Chiedete al vostro veterinario” scrive ancora H.P. Nathan Winogrand è un attivista che ha fornito decine di testimonianze e lotta da tempo contro le attività Peta, sulle sue pagine Facebook e Twitter è possibile reperire molto materiale sull’argomento. In conclusione, Huffington Post descrive Peta come l’equivalente “di un macello” e avverte della necessità di un cambiamento immediato per salvare migliaia di animali dalle iniezioni letali.

(Photo Credit/Facebook-Nathan Winogrand/Whypetaeuthanizes.org)