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Paolo Di Canio, fascista a sua insaputa

L’ex laziale Paolo Di Canio il braccio teso non lo ha mai tirato indietro. Un’apologia continua del Fascismo da parte del nuovo allenatore del Sunderland che, con la maglia biancoceleste, amava aizzare le folle con i saluti romani. Troppo per l’ex ministro laburista David Miliband, che si è dimesso dal board della società: “E’ un fascista”, ha dichiarato, mentre si apriva la polemica in Gran Bretagna. Nella conferenza stampa, lui ha preferito non commentare: “Non parlo di politica, ma soltanto di calcio: punto a salvare la squadra”, ha dichiarato l’uomo che non ha mai nascosto le sue simpatie per l’estrema destra. Rivelate nella sua stessa autobiografia, dove ammise l’ammirazione per Benito Mussolini. E c’è chi ricorda la controversa intervista con la Bbc, nella quale spiegò: “Sono fascista ma non razzista”. Divide già i social network, mentre lui stavolta ritratta: “Io fascista? Accuse ridicole”. Così non pochi lo sbeffeggiano: “Ma la scritta Dux è un tatuaggio a sua insaputa?”, si chiede un utente, tra i tanti critici.

TRA SALUTI ROMANI E SIMPATIE NERE – La sua nomina in Inghilterra ha scatenato un putiferio di polemiche, anche se c’è chi sottolinea: “Ma se ne sono accorti soltanto adesso?”, sottolineando come Di Canio non avesse mai nascosto di stimare il fascismo. Dopo le dimissioni di Miliband, l’ex calciatore ha provato a difendersi: “Le accuse di fascismo sono ridicole e patetiche, non parlo di politica”, ha spiegato, sottolineando di voler discutere soltanto di calcio e di voler salvare il Sunderland. Eppure tra i campi di calcio italiano sembrava pensarla diversamente, dati i suoi atteggiamenti. Dal punto di vista sportivo, la sua dovrà essere una sorta di impresa: i “Black Cats” hanno 31 punti in classifica, soltanto uno in più di Aston Villa e Wigan, in zona retrocessione. Una caduta libera, con due soli punti nelle ultime otto gare, che ha portato all’esonero di Martin O’Neill e alla chiamata del “tecnico nero”, come è stato ribattezzato in rete per le sue simpatie nostalgiche: in passato, allo Swindon, fu anche accusato da un suo giocatore (Jonathan Tehoue) di insulti razzisti.

Paolo di Canio 2 - Ansa

 

Photocredit: Ansa

 

MILIBAND NON CI STA – David Miliband, deputato laburista ed ex ministro degli Esteri, ha lasciato ieri la carica di vicepresidente e direttore non esecutivo del Sunderland. La nomina di Di Canio lo aveva lasciato sconcertato: “Auguro al Sunderland il successo che si merita, ma devo fare un passo indietro, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore”, ha dichiarato. Contrari alla nomina anche molti commenti sui social network, invasi dai messaggi di tifosi che hanno bocciato la decisione della dirigenza del Sunderland di chiamare quello che in Gran Bretagna chiamano “l’italiano pazzo”. Per lui una carriera controversa: accanto ai saluti romani, anche il premio fair-play come giocatore più corretto del 2001 della Fifa. Ma il braccio teso ai tifosi del Livorno resta nella memoria di tutti. Come i suoi comportamenti.

LE REAZIONI E I SOCIAL – Secondo la Bbc, l’ufficio stampa del Sunderland voleva impedire domande extra-calcistiche. Ma è stato lo stesso Di Canio a difendersi: “Le accuse di fascismo? E’ una situazione ridicola e patetica che non mi rappresenta”. Anzi, ha aggiunto: “Non voglio più parlare di politica perché non sono in Parlamento”. Soltanto calcio e salvezza. “Quando il presidente Ellis Short mi ha chiamato, non stavo più nella pelle. Sarei venuto qui a nuoto. Sono sicuro che, con il mio entusiasmo, possiamo fare qualcosa di importante nelle prossime 7 partite”. Ma i social network non lo perdonano: “Allora la scritta “Dux” l’hanno tatuata a sua insaputa”, si legge su Twitter. Mentre c’è chi sottolinea con amarezza: “In Inghilterra un fascista dichiarato come Di Canio ha difficoltà anche ad allenare una squadra di calcio. In Italia diventerebbe Premier”. Tanto che Miliband, per molti italiani, sembra quasi un eroe per aver denunciato la verità imbarazzante di Di Canio.