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Morto Enzo Jannacci, il medico con l’hobby della canzone

Con la morte di Enzo Jannacci scompare un altro pezzo di quella Milano e d’Italia del dopoguerra ormai così lontana da sembrare irriconoscibile, lavata via dagli anni ’80 e dal ventennio “azzurro”.

ENZO JANNACCI, UNA STORIA INCREDIBILE – Vincenzo Jannacci nacque a Milano il 3 giugno del 1935 ed è stato tante cose tutte insieme. Un cantautore, un cabarettista, un attore ed un cardiologo. Nella sua carriera ha scritto quasi 30 album ed è considerato tra i pionieri del rock ‘n’ roll italiano. Ma il sodalizio vero è quello che lo lega a Giorgio Gaber, con il quale scriverà una storia lunga 40 anni. Due milanesi contemporanei, ovvero non originari di Milano ma che sotto la madunina si sono trovati per regalare a tutto il Paese pagine uniche di storia e di cultura.

ENZO JANNACCI, L’ESPERIENZA IN SUDAFRICA – E dire che dopo gli studi al classico Manzoni e la laurea in Medicina alla Statale di Milano lasciò tutti per andare in Sudafrica a specializzarsi in chirurgia generale nell’equipe di Christiaan Barnard, il cardiochirurgo autore del primo trapianto di cuore. E nel frattempo aveva trovato il tempo per diplomarsi in  armonia, composizione e direzione d’orchestra oltre ad aver studiato pianoforte per otto anni al Conservatorio di Milano. A 22 anni suonerà con Celentano al festival italiano del rock ‘n’ roll e nel 1958 formerà con Gaber il duo “i due corsari”.

ENZO JANNACCI, IL DEBUTTO – Come jazzista suonerà insieme a Chet Baker ed in quel periodo inizieranno ad uscire canzoni surreali come “il cane con i capelli”, il cui gadget, un cane di peluche con la parrucca, costerà più del disco. Nel 1961 arriverà il primo Sanremo seguito un anno dopo dal suo primo disco, “andava a Rogoredo”, cantato in dialetto milanese. Nel 1963 grazie a Sergio Endrigo si esibì per la prima volta al Derby e conobbe Dario Fo e Cochi e Renato. Cantò “Veronica”, brano scritto da Dario Fo e Sandro Ciotti mentre nel 1965 arrivò il momento del teatro, il quale gli porterà un disco in eredità, “Enzo Jannacci in teatro”.

ENZO JANNACCI, HO VISTO UN RE – Il successo vero arrivò nel 1968 grazie al tormentone “vengo anche io, no tu no”. Il brano gli portò in dono anche una partecipazione in un programma tv, “Quelli della domenica”, al fianco di Cochi e Renato, Bruno Lauzi e Lino Toffolo). Dopo fu il turno di “Ho visto un re” ma tutto rischia di distruggersi quando nel 1968 la Rai gli impedisce di cantare “Ho visto un re” in finale a Canzonissima. Ripiega su “Gli Zingari” ma perde e si trasferisce in Sudafrica prima e negli Usa poi per approfondire le sue conoscenze in ambito medico. Ed è in Africa che farà la conoscenza con il professor Barnard.

ENZO JANNACCI, LE COLONNE SONORE – La fama scema ma non certo il talento. Da quel periodo nacquero “Mexico e Nuvole”, scritta da Paolo Conte e “Faceva il palo”, con Walter Valdi. Nel 1973 torna in tv con “il poeta ed il contadino” e scrive le colonne sonore di “Romanzo Popolare” di Mario Monicelli e di “Pasqualino settebellezze” per la Wertmuller. Nel 1974 scrive per Cochi e Renato “E la vita, la vita, Silvano, Il bonzo, l’uselin de la comare”. Nel 1975 nacque “Quelli che…”, “Vincenzina e la fabbrica”, “El me indiriss”. Nel 1977 Mina canta dieci pezzi di Jannacci inclusi nella raccolta “Mina quasi Jannacci”, mentre nel 1978 scrive la colonna sonora e cura parte della sceneggiatura del primo film da regista di Renato Pozzetto, “Saxophone”.

 

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ENZO JANNACCI, L’INNO DEL MILAN – Nel 1979 torna in pianta stabile nel mondo della musica grazie alla collaborazione con Paolo Conte, con il quale scriverà Bartali e Sudamerica. Nel 1981 arriva “Ci vuole orecchio” e nello stesso anno un tour nazionale farà registrare il tutto esaurito. La morte di Beppe Viola lo spinge a rimanere fermo per due anni ed il fallimento di “discogreve”, nel 1983, non lo aiuterà. Si rifarà in televisione con “Gran Simpatico”, trasmissione nella quale duetterà con Vasco Rossi cantando “vita spericolata”. Nel 1984 scriverà l’inno del Milan e nel 1989 andrà a Sanremo con “Se me lo dicevi prima…”, canzone che vincerà il Premio Tenco.

ENZO JANNACCI, LA SCOMPARSA – Nel 1991 torna a Sanremo con “La fotografia” e vincerà il premio della critica, premio vinto ancora nel 1998 con “Quando un musicista ride”. Con l’avvento degli anni 2000 le sue apparizioni diventano via via sempre più rare. L’ultimo disco, un best of, è del 2006, mentre le ultime apparizioni, a parte un concerto tenuto nel 2009 al Teatro Smeraldo di Milano, sono per lo più televisive con anche lo speciale curato da Fabio Fazio nel 2011. Una storia lunghissima piena di nomi, eventi, ricordi. E chissà se un giorno qualcuno sarà in grado di riproporre quella sottile ironia e quel talento cristallino oggi svanito e che lascerà vuoto probabilmente incolmabile nella musica e nella cultura italiana. (Photocredit Lapresse)