Bruxelles dice basta alle assunzioni facili e alle regalie ai portaborse. E anche alle società “di comodo” create ad hoc per l’appropriazione indebita di denaro pubblico. Ma il “no” ufficiale all’assunzione dei parenti è soltanto un’ipotesi. Per ora.
Lo scorso 19 Maggio, a Strasburgo, l’Ufficio di Presidenza del Parlamento Europeo si è pronunciato positivamente sulla riforma del regime delle spese degli Eurodeputati sostenute dal Parlamento. Questione peraltro già da anni dibattuta a Bruxelles a causa delle peculirialità procedurali, che hanno recentemente sollevato non poche perplessità in seguito ai risultati dell’audit interno relativo ai bilanci del
2004-2005, avviato qualche mese fa dagli internal auditor del Parlamento, sulle indennità di segreteria dei deputati. Il Times ha riportato che “alcuni dei 784 Parlamentari avrebbero assunto dei parenti mentre altri avrebbero versato denaro a inesistenti società terze”: un giro di denaro di 100 milioni euro l’anno. A seguito di ciò, mai confermato dall’ufficio stampa del Parlamento, l’OLAF, l’Ufficio Antifrode della Commissione Europea, ha richiesto di acquisire una copia del report che, al momento, e’ accessibile solo ai membri del Comitato budget.
CAMBIANO LE REGOLE – La riforma è ancora in fase embrionale, ma, se tutto procederà senza intoppi da Luglio 2009 gli assistenti parlamentari di Bruxelles potrebbero essere assunti con un contratto simile a quello degli agenti contrattuali delle istituzioni, con riserva di un accordo della Commissione e del Consiglio. Contratti, peraltro, questi, gestiti direttamente dall’amministrazione del Parlamento, mentre ai deputati sarebbe lasciata discrezionalità di scelta sulla natura e la durata del lavoro del loro entourage. Coloro che invece svolgono la propria missione nello Stato membro di appartenenza, dovrebbero essere parimenti contrattualizzati e pagati attraverso un organismo certificato. Questa è la bozza su cui dovrà ora lavorare la deputata socialista francese Martine Roure. In fondo, quei 16.000 euro mensili stanziati dall’assemblea, da suddividere entro i membri dello staff dei parlamentari, e di cui ogni eurodeputato può disporre a propria totale discrezione, sono una buona fonte di dubbio. Anche perché, come ha confermato l’on. Luigi Cocilovo, vicepresidente del Parlamento Europeo, il denaro viene allocato nel budget annuale dell’istituzione attraverso l’Ufficio del Servizio Parlamentare. Nel caso in cui ci dovessero essere residui non spesi nella somma che ogni deputato ha a disposizione, questa somma va persa. E chi avrebbe interesse a perdere questi quattrini? Ecco perché, ha detto l’onorevole, a volte sono stati riscontrati versamenti di 15.000 in una sola tranche a beneficio di un singolo. Un peccato sarebbe piuttosto, perdere i fondi già stanziati per quel determinato anno.
FUNZIONA COSI’ – Il regolamento in vigore prevede che gli assistenti che svolgono attività lavorativa con un contratto di collaborazione continuativa e occasionale di specie subordinata, che sono l
a maggior parte, prevede diverse modalità di pagamento: la prima e’ un contratto di collaborazione tra il deputato e l’assistente stipulato secondo la legge dello Stato membro di appartenenza, su cui vigila il Servizio Parlamentare; e’ possibile altrimenti stipulare un contratto di diritto belga, ipotesi che Cocilovo descrive come piuttosto onerosa per i Paesi membri che hanno un’aliquota IRPEF minore che in Belgio. E poi c’e’ la via del “Terzo Erogatore“, una persona fisica o giuridica che riceve il denaro dal Servizio Parlamentare e si occupa di redistribuirlo agli assistenti parlamentari. Ed eccoci arrivati al primo nodo: perché se il Servizio Parlamentare, nella gestione diretta dei pagamenti, effettua un controllo ex ante sulla documentazione che ogni parlamentare ha il compito di depositare per i controlli di trasparenza sul proprio entourage, quando il denaro passa attraverso questo soggetto terzo, con un’operazione definita di decentramento del budget, questi stessi controlli vengono effettuati a bilancio consuntivo. E’ lo stesso Cocilovo a non nascondere che, nel caso in cui ci siano irregolarità, sarà molto più difficile recuperare le somme che, nella maggior parte dei casi, sono già state versate.
MA TU GUARDA IL CASO - Il vicepresidente del Parlamento minimizza dicendo che, se anche si fossero verificati dei casi di frode si tratterebbe di episodi circoscritti e limitati: circa il 10% dei casi studiati dall’audit incriminato. E afferma, pero’, che ci sono stati episodi in cui eurodeputati si sono avvalsi della consulenza di un proprio stretto familiare, dichiarando tuttavia immediatamente, per amore di trasparenza, il grado di parentela che li accomunava. Ma si sarebbe trattato di incarichi specializzati dati a persone che, parentela a parte, sarebbero stati meritevoli e qualitativamente adeguati al ruolo svolto. Considerando però che il Fondo stanzia 185,952 euro per parlamentare, la situazione non è da prendere sotto gamba. Anche
perché, parlando con Cocilovo, salta fuori che il famoso contratto di collaborazione, i parlamentari possono stipularlo con una società di gestione del personale, ipotesi, questa, diversa da quella del “terzo erogatore“. Si tratterebbe, nello specifico, di un contratto di assistenza con un soggetto che, a propria volta, gestisce il rapporto di collaborazione con il personale assistente. Il problema si pone quando questa società “può essere riferita ad un partito politico, può essere plurimandataria o, come capitato più volte, può avere una ragione sociale commerciale”, chiarisce l’Onorevole. La questione starebbe dunque sempre lì: società di copertura per un ipotetica appropriazione indebita di denaro pubblico. E fonti interne al Parlamento avrebbero avanzato sospetti circa la creazione e la gestione di queste società all’ombra delle quali potrebbe nascondersi scomodi altarini.
LA QUALITA’ DISCREZIONALE – “Si tratta di un nodo di trasparenza che, giuridicamente, e’ difficile da raggiungere”, aggiunge Cocilovo. Invocare la verifica della qualità del lavoro degli assistenti, significa entrare nella sfera di un accordo tacito tra il politico e la società che gestisce il suo entourage. Il che vuol dire assenza dei controlli. “Il Parlamento interviene solo sui documenti da presentare precedentemente alla stipula del contratto tra i deputati e queste società ed e’ difficile riscontrare casi di violazione del regolamento. E’ dunque il regolamento stesso, come strumento giuridico, ad essere diventato troppo farraginoso e di difficile applicazione”. E allora date le pressioni ricevute dall’Associazione degli Assistenti parlamentari a Bruxelles, dato il clamore che potrebbe suscitare una vicenda del genere, è stata messa a punto al soluzione di un contratto temporaneo stipulato direttamente con il Parlamento con
un’aliquota IRPEF al 20% che consentirebbe di non gravare eccessivamente sul lordo e di garantire maggiore trasparenza ed equità. Ad oggi il 69,3% degli assistenti che hanno risposto ad un questionario investigativo lanciato dall’associazione degli assistenti parlamentari ha un contratto da impiegato, il 26% e’ pagato da un “terzo erogatore” e il 4,7% ha altre forme di contratto. Se poi dovesse passare la linea dura potrebbero essere introdotte limitazioni all’assunzione di parenti. La riforma del regime delle spese degli Eurodeputati avrebbe un impatto importante sui problemi relativi alla copertura assicurativa e sanitaria degli assistenti, superando definitivamente il problema del lavoro irregolare e della residenza in Belgio: la normativa nazionale stabilisce infatti che non è possibile risiedervi per più di sei mesi se non si è registrati e se il lavoratore non vi paga le tasse. E il 38% degli assistenti a Bruxelles infatti non è registrato al Comune.
























LADRI. TUTTI LADRI
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Europarlamento, ombre lunghe sui deputati. E sui loro assistenti…
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Europarlamento, ombre lunghe sui deputati. E sui loro assistenti : Giornalettismo…
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Non bastava dar da mangiare ai nostri succhiasangue
ora ci si mette anche l’europarlamento,bell’esempio
di onestà e dignità personale,VERGOGNA,dovrebbero stare con la testa nella m…a,e poi perchè tutte
queste strutture mangiasoldi non potevano restare ogniuno al propio Paese,e ogni tanto farsi un incontro nei locali lussuosi e sempre a spese nostre,tanto il risultato non sarebbe cambiato di molto,visto gli intrallazzi che ci sono,e noi continuiamo a non arrivare a fine mese grazie a loro.Perchè non levano L’IRPEF dalle pensioni???
E’UN VERO SCHIFO,sino ad ora non si è visto nulla di positivo.Un pensionato amareggiato.