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pubblicato il 27 ottobre 2008 alle 10:22 dallo stesso autore - torna alla home

This is the question, ovvero questo è il “probblema”. La domanda infatti non è se il 25 ottobre alla manifestazione di Roma i manifestanti erano 300 mila o 3 milioni, ma chi li rappresenta polticamente. Veltroni? Mah, non so. Anzi: non direi. Veltroni non è all’altezza della situazione, che è grave e a quanto pare destinata a peggiorare. Non è lui che una ventina d’anni fa s’è inventato il referendum – perso in partenza – contro l’interruzione con la pubblicità dei film in tv? Referendum demenziale perché perso in 2970617204 9922de05d9 o La sinistra ha venduto lanima alla tv, e agli operai chi ci pensa?partenza e perso in partenza perché non c’erano state né barricate né manifestazioni contro gli spot che interrompono i film. E poi se uno non gradisce non fa altro che cambiare canale, visto oltretutto che le tv di Sua Emittenza sono (in apparenza) gratuite (in apparenza, perché i costi in realtà vengono scaricati sui prezzi delle merci che acquistiamo). Uòlter che ci tiene a far sapere che lui ama il cinema (ma Omero lo ha mai letto o pensa che sia un regista?) s’era pure inventato uno slogan un po’ allusivo e subliminale: “Non si interrompe una emozione”, dove il nostro inconscio per emozione interrotta pensa automaticamente al coitus interruptus. Che in effetti, se ben ricordo, non è il massimo del piacere. Ma il referendum “salva film” venne perso. O meglio: lo vinse Berlusconi. O meglio ancora: fu fatto inevitabilmente vincere a Berlusconi.

Ciò ha significato legittimate il suo strapotere nella raccolta della pubblicità in tv, cioè a dire nell’accumulare quattrini… Quelli successivamente usati per costruirsi il partito di Forza Italia e metterla a quel posto ad Achille Occhetto prima e a tutti dopo. E prima ancora i furboni della sinistra, già piaciona e mauriziocostanzona, si erano inventati l’obbligo per le tv private di fare i telegiornali. Povero Berlusca, obbligato di punto in bianco a diventare il più potente editore europeo…. Ho ancora nelle orecchie il cinguettio tra il Cavaliere e Uòlter alla festa dell’Unità alla Montagnetta di S. Siro di non ricordo bene quale degli anni ’80, e chi non è smemorato si ricorda i vari passaggi per permettere al Pci di tenersi Raitre e a Sua Emittenza ciò che già aveva. Da allora il Pci, e di fatto la sinistra, per la tv ha venduto l’anima e non ha saputo tenersi invece il mondo dei lavoratori. Santoro santo subito, ma per le tute blu il paradiso può attendere… E anzi staimo in campana, perché mi dicono che stanno pensando a come imbrigliare le web tv in modo da non intaccare il predominio televisivo del ricco Epulone d’Arcore e le briciole che dal suo desco sono cadute in bocca ai “comunisti”. .

Per carità, tutti possiamo sbagliare. Ma se non si ammette ad alta voce di avere sbagliato, allora non è possibile migliorarsi per davvero e non a (altre) chiacchiere. Veltroni, come altri, è ben lungi dall’ammettere quando, come e dove ha sbagliato – tragicamente – con Berlusconi. La situazione italiana ha da tempo bisogno quanto meno di uno Zapatero o almeno di un Veltrotero, non di un Veltrusconi. Ha bisogno di idee, programmi, progetti ben precisi, capitoli di spesa chiari e investimenti massicci sui giovani, cioè sul futuro, che passa per l’investimento nelle scuole, nelle Università, nella ricerca, e non per i danari pubblici – vale a dire i nostri danari – regalati a pioggia alla Fiat o, come pretende la signora Mercegaglia della Confindustria, “non solo alla Fiat, ma anche agli altri”. Non passa per i danari pubblici, vale a dire i nostri danari, regalati agli editori, alle banche, alle cliniche private, alla Chiesa, e quant’altri campano a sbafo del contribuente italiano, cioè del cittadino italiano, regalati di fatto solo per avere i loro voti alle elezioni e continuare così ad alimentare un sistema che fa acqua e debiti da tutti i lati.

La scoperta del socialismo per i ricchi anziché per i lavoratori non è una bella trovata. E’ una bella trovata per i Bush e i Berlusconi, tutta gente che fino a ieri schifava l’intervento dello Stato e ora si aggrappa alle sue mammelle per spremerle per chi ha fallito, dilapidato, rubato, ma siccome li ha votati allora devono essere salvati. Salvare le banche forse può essere utile, anche se ce ne sono varie che andrebbero lasciate al loro destino, ma i responsabili del disastro dovrebbero almeno essere cacciati a calci nel sedere, se non chiusi a chiave in galera. Ma come? I signori B&B, i Bush e i Berlusca, fino a ieri si sono riempiti la bocca cantando le lodi del “sano spirito animale del mercato e delle sue leggi” e adesso invece le “sane leggi del mercato” le schifano e le scongiurano usando massicciamente i soldi dello Stato? Cioè, si badi bene, i nostri soldi. Che hanno tutta l’aria di essere sul punto di venire dilapidati, in modo che neppure i sovietici sapevano fare.

La massa dei partecipanti alla grande manifestazione più che dalla politica dei partiti è stata spinta a Roma dalla paura per il futuro, anzi già anche del presente. In questo è stata anticipata dal movimento di protesta nelle scuole. E a conti fatti si tratta di una grande massa di gente che in realtà è un insieme di strati sociali trasversali e tra loro diversi, proprio come la massa degli studenti. Ma è anche una massa di persone che non sanno se e quali interessi comuni hanno, quale progetto può unificarli o almeno allearli contro l’attuale governo e contro la struttura di potere dominante. E il motivo per cui non lo sanno è che i politici da un bel pezzo non fanno più quelle che una volta si chiamavano analisi di classe e analisi della composizione del sistema produttivo. Oggi si fanno sondaggi o “analisi di mercato”, ma nessuno sa come e dove è strutturata la forza lavoro in Italia. Si cerca di andare in tv, da Vespa o da Costanzo, da Santoro o da Floris, i più moderni (?!) vanno in Internet, con siti e blog personali o – è l’ultima moda – collezionando “amici” su Facebook. Ho sentito a Radio Popolare che uno dei candidati alla guida di quella che una volta era la Federazione dei giovani comunisti italiani (Fgci) e che oggi vorrebbe essere l’organizzazione giovanile del Partito Democratico (PD)- ma esiste? – è un tizio, pardòn un “ggiovane” che si candida perché ha 4-5 mila “amici” su Facebook e perché crede che “Internet è importante”. Sono senza parole! Certo che è importante, ma se si continua a credere che l’immagine (=tv) e il virtuale (=internet) possano prendere il posto del reale, cioè della società, e di rimando anche della struttura di partito o di movimento radicata nei luoghi di lavoro, di abitazione e di studio, allora si continua ad andare a sbattere. Con altre tramvate in faccia. Perfino i partiti Usa sono ben radicati: lo zoccolo duro di Bush sono stati infatti i cristiani evangelici (e il risultato s’è visto…).

Insomma, l’Italia nuova che forse – ripeto: forse – comincia a emergere dalla protesta degli studenti, degli insegnanti e dei “300 mila” o dei “2 milioni e mezzo” della manifestazione del 25 non credo sia l’Italia dei partiti, l’Italia della protesta già strutturata per partiti, ma “solo” l’Italia del timore e della paura per il futuro e della protesta conseguente. E’ una Italia quindi della quale i Veltroni non sono e non possono essere i leader, per il semplice motivo che di fatto loro rappresentano il vecchio, l’insieme di cose che scherzando e ridendo, tra una comparsata da Vespa e una da Floris, da un festival del cinema e un “se po’ fà”, ci ha portato a questo punto. Vale a dire, sull’orlo dell’abisso. Quella della manifestazione di Roma e della protesta degli studenti più che l’Italia veltrona del “se po’ fà” – o del “we can” degnamente condito con appartamento comprato a New York per la figliola – è l’Italia del “s’ha da fà!”. E’ l’Italia che si sta accorgendo che l’Italia “del fare” cantata da Berlusconi&C si basa e si ingrassa sul far fare agli altri, a loro. Cioè a quelli che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e arrancano già alla terza o quarta settimana e per i quali il lavoro certo, con annesso contratto e retribuzione decente, è sempre più un miraggio.

(Vignetta di Mauro Biani)

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