di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 12:32 del 27 ottobre 2008 in CulturaTorna alla home

Il “giornale del Papa” si schiera decisamente contro il successo del musicista piceno, colpevole di scrivere troppo facile, abbassando il livello culturale. Ma non si accorge che le stesse accuse si potrebbero muovere a qualcun altro, osannato sulla stessa pagina.

“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino

C’è sempre stato un gran discutere su cosa faccia la differenza tra un artista e un artigiano, tra il genio e la maniera, tra il penetrare l’anima e il compiacerla, ma ogni volta si conclude poco, e il gran discutere si riduce a constatare un’immancabile divergenza di opinioni tra i dotti critici e l’incolto pubblico. L’Osservatore Romano di domenica 26 ottobre non ci dà un grande contributo al riguardo, anche perché, per stroncare “il successo di una sedicente musica contemporanea” (Marcello Filotei su Giovanni Allevi), il “giornale del papa” usa lo stesso argomento che schiere di critici malevoli usarono per stroncare quello che, sulla stessa pagina, è definito “spirito anacronistico ma figlio naturale del [proprio] tempo” (Mariano Dell’Omo su Pietro Annigoni). In ragione dello stesso argomento che molti dotti critici usarono contro il pittore meneghino, oggi commemorato nel ventesimo anniversario della sua morte, e che viene duramente contestato nell’adorante articolo a lui dedicato, L’Osservatore Romano strappa l’alloro che l’incolto pubblico ha da qualche tempo posto sulla riccia chioma del giovane compositore piceno.

IL PARALLELO - A leggere la stroncatura riservata ad Allevi sembra di sentire l’eco delle stroncature che Annigoni ebbe in vita: “Sembra preoccupante che all’artista, almeno in musica, non si chieda più di leggere la realtà in modo autentico e originale, ma di confermarci nelle nostre convinzioni. È come sentirsi dire continuamente di sì, qualsiasi domanda si ponga. Dopo un po’ dovrebbe venire a noia. […] Il compositore è preoccupato principalmente di non scontentare chi lo ascolta. Non che si debba scrivere contro il pubblico, ma tentare di contemperare la necessità artistica con la fruibilità sarebbe gradito”. Fatte le dovute modifiche, è quello che si è sempre scritto su Annigoni, salvo eccezioni (anche d’un qualche rilievo). L’Osservatore Romano non se lo nasconde: “La fortuna critica di Annigoni è tra le più controverse del Novecento”. Ma sul fatto che la sua produzione artistica abbia sempre offerto altrettante e altrettali occasioni di critica, il “giornale del papa” liquida così: “[Annigoni] radica la sua moralità d’artista nello sguardo fermo sul passato […] La «grande illusione realistica» dell’antico […] diventava il respiro, lo spazio vitale, in un certo senso il segno di contraddizione del quale Annigoni si faceva insieme araldo, testimone e interprete, non senza sofferenze, incomprensioni ed esclusioni”.

QUALI DIFFERENZE? - Cos’è che fa la differenza? Non la leggibilità immediata, che anzi in certi artisti pare voler eludere ogni mediazione colta alla ricerca, sempre poi biasimata come ruffiana e disonesta, della più ampia comprensibilità: e infatti la fama di un artista è spesso postuma, come se aspettasse il suo miglior tempo. Non il successo di un largo pubblico, che anzi pare piegare la fama alla notorietà: e infatti solo la distanza consente di valutare quanto un’opera sia “contemporanea all’eternità”. Nemmeno i prestigiosiriconoscimenti, che ovviamente sono tali perché trasmettono il prestigio di chi li assegna: e infatti seguono uguale sorte. E allora cos’è che fa la differenza tra Allevi e Annigoni? Se non in assoluto – che non è quanto oseremmo chiedere neanche a L’Osservatore Romano – in cosa sta la differenza relativa?

DUE PESI, DUE MISURE - “Allevi ci convince che siamo tutti colti”, certo, può darsi, ma Annigoni non cerca di convincerci che tutti sappiamo guardare una tela? “Pensi di non sapere niente di musica? [Allevi] ti assicura che sono gli altri che scrivono in modo incomprensibile”, e non fu così anche per la “grande illusione realistica” di Annigoni in polemica (anche esplicita) con l’astrattismo e tutte le correnti a lui contemporanee? “Eccola dunque la grandezza di Allevi: ci fa sentire tutti intellettuali”, e Annigoni non cerca di farci sentire tutti in grado di capire il Bello? “Come fa [Allevi]? Abbassando il livello della cultura”. Non si può dire la stessa cosa – come la si è peraltro abbondantemente detta – riguardo ad Annigoni? “Una tendenza che rischia di essere assecondata dall’assegnazione di prestigiosi riconoscimenti”, e nel caso di specie si tratta di un premio assegnato in questi giorni ad Allevi, cosa che a L’Osservatore Romano proprio non dev’essere andata giù, doveva aver puntato su un altro compositore, qui eviteremo di nominarlo per evitare grane al signor direttore. Per la fama di Allevi “dipende da una serie di fattori, non ultimo il livello di istruzione generale”: perché non vale per Annigoni? “In qualche modo il musicista piceno è il corrispondente opposto dell’avanguardia musicale degli anni Sessanta e Settanta, che, almeno per un periodo, considerava reazionario chiunque avesse avuto la sventura di piacere all’uditorio”: ma quale reazionario è mai stato scandalizzato da un’opera di Annigoni?

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