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Schifani attacca i morti sul lavoro

27 ottobre 2008

L’Italia è un paese solido, con istituzioni autorevoli, rette da uomini di tempra eccezionale. Uno dei migliori è Renato Schifani, presidente del Senato. Che lo dimostra in ogni occasione. Anche quando parla di morti sul lavoro.

Renato Schifani è un uomo di grande dirittura morale, di ampie vedute: senza macchie nel suo passato, sereno, obiettivo, pacato. Un presidente del Senato che ci invidiano in tutto il mondo, persino in Arabia Saudita. Ha l’abitudine di dire parole sagge e di buon senso, ma anche ferme e senza giri di parole, con dichiarazioni che lasciano un segno indelebile nella memoria dei cittadini. Insomma, l’uomo giusto al posto giusto.

Ma ha dato il meglio di sé, del suo spessore, del suo acume, del suo senso dello Stato e del suo buonsenso in un recente intervento a Cernobbio. Di fronte all’ennesima sciagura, Renato Schifani ha tuonato: Basta: il Paese è stanco di questo stillicidio. Le leggi ci sono, servono più controlli! Le leggi ci sono, indubbiamente. E tutti sono lieti e felici di rispettarle, come dimostrano i dati che danno all’Italia il primato degli infortuni e delle morti sul lavoro.

26 commenti a Schifani attacca i morti sul lavoro

  1. cordapazza

    non so voi, ma a me Schifani sa tanto di puttana ripulita dal ruolo istutuzionale…

  2. @cordapazza:
    Uhm….Mi viene da dire:Che Schifani!

    :-D

  3. cordapazza

    cordapazza: ma a te schifani sa di puttana ripulita?
    amico: che ne so? io comunque non ci andrei!

    :-) )

  4. cordapazza

    io comunque lo inviterei a fare un giro istruttivo in un cantiere insieme agli operai, nella tenue speranza che, magari facendo attenzione ai cartelli, il presidente non guardi dove mette i piedi…(che cattivona, la smetto)

  5. Come avevo scritto in un mio post sullo stesso argomento, è indecente che parole del genere vengano da un presidente del senato, seconda carica dello stato.
    Quando le dice Marcegaglia, quando le dice anche Sacconi, sono parole vergognose ma comunque hanno l’ovvietà di essere di parte.
    Ma il presidente del senato, dovrebbe garantire il rispetto dei principi costituzionali, anche quello che richiama alla “tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”. Per questo farebbe a lasciare la carica che indegnamente sta ricoprendo.

  6. @cordapazza:
    A volte anche essere cattivoni ci sta bene. In questo caso, il presidente se l’è cercata, direi…
    :-)

    @crocco1830:
    Queste parole sono indecenti per definizione, ma dette dalla seconda carica dello stato danno un’aamrezza in più.
    Ciao.

  7. Stinger

    Salve. Io lavoro in una grossa società al nord, una di quelle che tutti conoscono, per intenderci, ma preferisco non farne il nome. Settimana scorsa è successo che una squadra di operai di un’impresa che lavorava presso di noi in appalto è stata mandata a casa. Nonostante fossero forniti di tutte le misure di sicurezza prescritte, rifiutavano di indossarle, così il nostro responsabile per la sicurezza, dopo avergli inutilmente detto di usarle, li ha dovuti rispedire a casa.
    Non credo che siano sempre le aziende a mettere in pericolo i propri operai, anche perchè, se ci pensate, è più costoso un operaio morto che un caschetto e un paio di scarpe.
    Ma a volte pare invece che costi così tanto indossarli…

  8. @stinger:
    ovviamente se capita un episodio come quello che tu racconti bene fa il responsabile per la sicurezza ad agire. Penso che siano episodi molto molto rari, mentre spesso capitano quelli in cui le elementari norme di sicurezza sono violate da chi il lavoro lo guida o lo organizza. E io tenderei a preoccuparmi di più di questi ultimi anzichè – come ha fatto il presidente Schifani – di episodi (che credo appunto molto isolati) di negligenza individuale. E comunque, in quei casi, giustamente, chi ha la responsabilità della sicurezza la deve far valere. Grazie per il tuo punto di vista.

  9. Mmh, non amo Schifani né i morti sul lavoro (ovviamente), ma mi sembra siano state un pelo strumentalizzate ‘ste dichiarazioni (dai media, intendo, non da Carlo). Oltre agli imprenditori brutti, sporchi e naturalmente amanti dei soldi credo ci sia una componente (sì, componente, perché come in quasi tutti gli eventi della vita esistono le sfumature e non c’è sempre un solo responsabile per tutto) sottovalutata di “superficialità” e di “casualità”/fatalità/rischio inevitabile (non perché i lavoratori siano dei masochisti darkettoni amanti della morte, ma semplicemente perché alcune attività comunque, nonostante si possano prendere precauzioni, una certa percentuale di rischio ce l’hanno… e un piccolo rischio moltiplicato per migliaia di ripetizioni… e poi è un po’ come l’andare forte in macchina: se lo fai centinaia di volte e non ti succede nulla pensi un po’ di essere immortale, così come l’operaio di Stinger che non si cautela sua sponte, e che non penso proprio sia un caso isolato, o la casalinga che ci lascia le penne nell’incidente domestico…)

  10. Stinger

    Sai, Comicomix, io non posso sapere se gli episodi di un tipo piuttosto che dell’altro siano uno, mille, un milione. Non so se lo sappia tu. Il problema però ha sempre lo stesso esito, l’incidente, frequente, e la morte. E alla fine il dito è sempre puntato sulle aziende, che sarebbe come incolpare le auto per le stragi del sabato sera. Certo, la colpa è da una parte, così come capita che stia anche dall’altra. Ma la mentalità comune mi pare sia sempre quella di accusare, o accusarsi, a vicenda.
    Collaborare mai.
    Per questo trovo che, se forse anche pronunciate in un frangente poco delicato, le parole di Schifani non siano del tutto da buttar via. Se ci fosse più collaborazione tra aziende e lavoratori in tema di sicurezza, le cose andrebbero meglio. Ma bisogna tutti partire dal presuppost che non è sempre e solo l’altro a sbagliare. Sarebbe interessante, passeggiando, fermarsi per i cantieri ed osservare chi usa i dispositivi di protezione individuale e, nel caso non lo facciano, chiedere loro perchè. E sentire quanti proprio non ce li hanno, e quanti altri invece rispondono “ma sì, faccio questo lavoro da vent’anni, non mi è mai successo niente, non si riesce a lavorare con quella roba addosso”. Questo non lo dico per accusare chi lavora, ma lo indico come criterio per, eventualmente, poter dire se gli episodi di cui parlo io siano rari o meno.
    Grazie a te per la riflessione.

  11. @prostata:
    Nel merito è senz’altro vero che la componente “superficialità!” possa esserci. Ma ho idea che sia meno ampia di quella legata a una concezione della sicurezza vista come “laccio e/o lacciuolo”.
    In ogni caso – e qui veniamo anche al tema della “collaborazione” – compito di chi organizza il lavoro è anche quello di vigilare sul rispetto delle norme da parte di chi lavora. Anche, come nell’esempio citato da Stinger, allontanando chi viola le norme sulla sicurezza. Così come anche da parte dei “colleghi” può venire un’attività di “vigilanza” su quelli che sono troppo faciloni.

    @stinger:
    Non ho statistiche che dimostrino il mio assunto, è una mia “sensazione”.
    Mi piace molto il tuo discorso sulla collaborazione, e trovo giusto quello che mi hai detto sulla possibile risposta “ma sì, faccio questo lavoro da vent’anni, non mi è mai successo niente, non si riesce a lavorare con quella roba addosso”. :-9
    Riprendendo il tuo esempio sulle auto: certo, il comportamento del guidatore è importante, ma costruire auto che vanno a 200 all’ora quando i limiti stradali (su cui si viglia meno del dovuto, ma questo è un altro discorso ancora…) sono 130 certo non aiuta a salvare vite.
    Diciamo che – come ha detto luigi “Prostata” e come hai detto tu, c’è un discorso di “collaborazione e di verità nel mezzo.
    resta, per quanto mi riguarda, l’opinione (negativa) sulle dichiarazioni del Presidente Schifani, che avrebbero dovuto essere meno caute – secondo me – nei confronti di vigilanza e più rispettose di chi (per colpe altruio per propria superficialità, è da stabilire) sul lavoro ci muore.

    @prostata/stinger:
    Grazie per le vostre riflessioni, non sapete quanto mi fa piacere quando dai miei piccoli e spesso sciocchi scarabocchi nascono riflessioni non banale nei commenti. Grazie davvero.

    Un sorriso a tutti!

  12. icy

    Stinger, nessuno nega che ci sia chi, per motivi disparati, viene meno ad alcune regole del buon senso sulla sicurezza in ambito lavorativo. Però la domanda è un’altra, tu come molti penso avrai amici che hanno subito incidenti sul lavoro (nel mio caso fortunatamente nessuno grave), chiedi a loro cosa ne pensano di quelle parole del signor schifani.
    La questione non è se vi sia chi non rispetta le regole anche da parte dei lavoratori, ma quale sia la ripartizione percentuale. Perché altrimenti potrei dire che gli incidenti sul lavoro sono causati anche da procaci donne che passano ai lati dei cantieri, o dall’uso di droga, o dal passaggio di un asino a mezz’aria.

  13. @icy:
    E in ogni caso, al di là dell’attribuzione di responsabilità nei singoli casi, la legge assegna – come è giusto che sia – a chi il lavoro l’organizza anche la responsabilità di far rispettare le rogole (come è accaduto appunto con quel responsabile della sicurezza che ha “cacciato” i lavoratori superficiali. Sempre considerando, ribadisco, che le parole che il presidente del Senato ha pronunciato non sono particolarmente felici.
    Grazie anche a te.. :-)

  14. Stinger

    Icy, chiedi ad un condannato per rapina cosa ne pensa di qualsiasi parola sulla legalità, giustizia, etcetera. Ovviamente, pur essendo in carcere, avrà ragione lui.
    Sul tuo secondo pensiero, è quel che sto dicendo io. Se non si parla con delle statistiche alla mano, si fanno soltanto ipotesi. E, guardacaso, le si fanno sempre a senso unico, ma la maggior parte delle volte solo per “sensazione”.
    Comicomix, sono d’accordissimo sulla velocità assurda delle auto, ma nessuno obbliga a guidarle a 200 all’ora, o ubriaco. Se non siamo noi per primi a cercare di preservare la nostra salute o la nostra stessa esistenza, perchè dovremmo pretenderlo dagli altri, e, alla fine, incolpare sempre e solo loro?

  15. @stinger:
    Sull’incolpare sempre e solo gli altri: giusto, lho già detto: Io poi sono per la responsabilità del singolo. Così come è cortretta l’osservazione sul fatto che ci vuole collaborazione, che conta anche la responsabilità di eventuali comportamenti negligenti dei lavoratori, come sulle strade si muore anche perchè si va troppo veloci, ecc…
    Ma il termine della questione resta che io, da un rappresentate delle istituzioni, di fronte ad un tema scottante e terribile come questo, mi aspetto qualcosa di più di un genercio richiamo alle leggi che ci sono e poi un attacco alle “vittime”.

    :-)

  16. le leggi ci sono ma non vengono rispettate

    ma nessuno si chiede perchè

    perché fa comodo a tutti e lo schifani lo sa e allora spara la solita frasetta

  17. icy

    @Stinger: chi è vittima di un incidente sa se è colpa sua o del datore di lavoro (o di entrambi, come situazione ben più comune), io credo che l’essere umano sia essenzialmente buono ed onesto, partire dal presupposto che menta è un ottimo modo per iniziare con idee fuorvianti.

    Sulla questione “dell’auto”, da come scrivi sembra che tu non abbia mai dovuto “tirare la cinghia”. Ci sono realtà, in tutto il mondo, dove la salute personale è un lusso che va trascurato per portare a casa un tozzo di pane. E non sono storie da India o Cina, succedono tutt’oggi anche in Italia. Magari pensiamo che siano lontani nel tempo l’amianto di Sesto San Giovanni, Porto Marghera o Seveso, ma la realtà ha solo cambiato maschera.
    Perché se fai il manovale per un’impresa in sub-sub-appalto, dove magari ti pagano pure a cottimo, lavori per i due soldi e non per la salute. E “parlare” non aiuta perché in certe situazioni è meglio lavorare poco e male che non lavorare affatto (e non c’è bisogno di lincenziare nessuno, basta mettere l’uccellino di turno a fare un lavoro infimo con insulti gratuiti e voglio vedere se non se ne va da solo).

    La ripartizione delle colpe non si sa, e probabilmente nemmeno è utile saperla a quanto pare (altrimenti verrebbe sottolineata a più riprese da un lato o dall’altro), ma legalmente il datore di lavoro è il responsabile, ed ha i mezzi per far rispettare le imposizioni di legge.

    Sparate come quella del signor schifani, proprio perché non supportate da nessun numero, sono riprovevoli e diffamatorie.

  18. io penso che ci sia modo e modo e che schifani avrebbe potuto “sensibilizzare” senza “criminalizzare”

  19. Stinger

    Icy, le affermazioni di Schifani, ripeto, mi sembrano fuori luogo, o meglio, nel contesto sbagliato. Da qui a dire che sono diffamatorie, ne passa.
    Da cosa deduci che non ho mai dovuto tirare la cinghia? Il fatto che io sia a conoscenza che esistono auto che raggiungono i 200 all’ora (le ho pure viste, pensa un po’!), sottintende che sia proprietario di una porsche? Hai fatto un bel minestrone di luoghi comuni, mi pare:
    1 – attacco al benestante senza problemi
    2 – guardate quei poveracci obbligati dal benestante di cui sopra a rischiare la pelle per un tozzo di pane
    3 – comunque stiano le cose, ha torto lui.

    Non mi sembra un gran argomentare. Tantopiù che non mi pare di aver affermato che la colpa è sempre di qualcuno piuttosto che di qualcun altro. Anzi. E così come per le auto, che uno abbia una punto che una ferrari, si ammazza uguale se va troppo forte. Se poi è stato il suo datore di lavoro a lanciarlo a duecento all’ora per fare più consegne, allora mi pare che sia fuori discussione su chi vada punito.
    Ma non diciamo banalità, per cortesia. Altrimenti tiriamo fuori già subito i bambini cinesi e chiudiamo il discorso.

  20. libero

    siamo seri!
    lui non ha detto quello che ha detto.
    sono i soliti facinorosi comunisti che manifestano contro la riforma scolastica con le bandiere di forza nuova,che hanno come al solito frainteso.e la stampa (per la quasi totalita’ del premier canterino),comunisticamente politicizzata,ha preso le parole dai gruppi extraparlamentari,attribuendole al signor schifini.

  21. icy

    Per il “tirare la cinghia” io ho scritto che sembra, non che non sia così (non sapendo la tua storia), più che altro perché mi è parso che tu abbia dato per assodato (mentre non credo lo sia) che una persona debba sempre privilegiare la salute invece che il lato economico. Il mio sottolineare questa tua idea più che un “attacco al benestante” voleva dimostrare come ci sono fenomeni non presi in considerazione che invece incidono ugualmente sugli incidenti del lavoro.
    Io poi non ho mai dato colpe al benestante (né tanto meno ho scritto che abbia sempre torto), mi interessava porre più l’attenzione su motivazioni che possono indurre i diretti interessati e non solo le aziende a venire meno alle regole di sicurezza del lavoro, proprio perché in assenza di dati numerici su cui basare le affermazioni può essere buona idea far partire delle deduzioni dalle realtà “famigerate” che vanno risolte.

    Le banalità, come le chiami tu, sono comunque realtà esistenti che andrebbero considerate. Alcune sono bollate come luoghi comuni ma esistono e pongono maggiori interrogativi sulla sicurezza che non situazioni ben più nella media.

    Comunque è vero, ho usato il termine diffamazione probabilmente troppo facilmente, e in questo caso non era tra i più appropriati, mi sono lasciato fuorviare dall’idea che la classe operaia fosse ignorante delle regole.

    ps: in teoria il fatto di sapere che le auto arrivano a 200 km/h presupporrebbe di averlo provato, e non sarebbe necessaria una porche purtroppo.

  22. clau

    Ho svolto funzioni di datore di lavoro.Mi è capitato di osservare e dover intervenire duramente con alcuni perchè ,nonostante la formazione ele disposizioni, inerenti alla normativa della sicurezza e della prevenzione,ripeto,effettivamente,alcuni non osservavano le disposizioni per un malinteso senso di chi è abituato e….Tuttavia venivano posti nella condizione di eseguire gli ordini del capo e degli addetti.Nel lavoro è molto importante controllare oltre che disporre.Mi chiedo,però,oltre al fatto del controllo,se non esistono situazioni in cui un lavoratore viene posto nella condizione di estremo stress,per cui non è molto attento,ma non è molto attento(è un eufemismo, il mio)neanche il datore che non tiene conto nè del controllo,a cui è obbligato dalla legge,nè delle condizioni di logorio del lavoratore.Poi, esistono anche delle vere e proprie brutture lavorative e delle mancanze totali dei responsabili,e, ne abbiamo avuti di fatti a supporto.IN ogni caso,un presidente del Senato,anche per dovere istituzionale,deve mostrare cautela,e di fronte alla morte di un essere umano,esprimere almeno pietà perchè la vita ha valore e, se viene persa in circostanze lavorative è drammatico!

  23. stefano

    Il sig. ministro che sproloquia senza controllare come organizzano il lavoro suoi amici industriali,se facesse ciò non avrebbe più scusanti per condannare non chi muore di lavoro ma chi permette simili scempi.comunque credo che per questa persona si potrebbe dire” basta la parola”.

  24. mario

    si può parlare di colpa e anche darla a qualcuno, a seconda di ciò che accade in quel dato momento. Ma certo non ci si deve fermare a quello quando le morti sono a questo livello.evidentemente è passata una cultura in cui la vita non ha più valore così come non ha valore il lavoro. senza generalizzare è chiaro che si è affermato un sistema che immola ogni cosa al dio denaro e quindi tutti si sentono tranquillamente di poter sacrificare tutto su quell’altare e non ne sentono la colpa. Ci sono le colpe dirette di chi comanda e le colpe indirette di chi subisce e non ha la forza di opporsi e subisce ricatti. Poi forse c’è anche la disattenzione,ma anche quella è una cultura.Purtroppo viviamo in una brutta fase storica che ci propina persone come il presidente del senato.

  25. RITA

    Ogni morte sul lavoro dovrebbe e potrebbe essere evitata (ma con i se ed i ma dell’ora dopo non si va tanto lontano)……..
    Le parole dette da un ministro se contestualmente sono state proprio quelle sono gravi ed inacettabili.
    Per la sicurezza sul lavoro , in Italia, le regole sono fatte per spillare soldi NON per l’effettiva sicurezza degli operai e faccio un paio di esempi :
    1) Thissenkrup (non so se si scrive così) 20 estintori su una linea di alto forno ????? Da noi vetreria (pericolo di incendio pari a zero) 6 estintori in 300 mq………..(che poi mi vien da ridere obbligo di controllo ogni 4 mesi, viene l’incaricato li carica sul furgone 5 minuti e li rende, morale 66 euro ma non so quanto siano validi, le carte pero ci sono)……………..
    2) Marito era pompiere io infermiera, con le nuove norme devi frequentare un corso di primo soccorso ed antincendio di 16 ore (800 euro l’uno) il lavoro con relativi attestati non viene riconosciuto perchè ottenuto prima del 97 (praticamente siamo geni in 16 ore imparo quello che ho imparato in 3 anni di scuola)
    3) Non esiste il buon vecchio garzonato, un ragazzo che viene assunto ogni tot.ore e/o mesi passa automaticamente di grado, deve frequentare corsi esterni (come vetreria i ns. apprendisti, siccome c’è ne sono pochi vengono dirottati nei corsi di segretaria, e questo all’esterno della ditta, con ditte pagate dalla regione), quello che abbiamo in corso addesso sta facendo “Accoglienza e definizione progetto formativo, Gestire una piccola impresa, Agg.Normativa, comunicazione, legislazione”, nulla da eccepire ma mi sa che non impara a muoversi sul lavoro, fagli in loco una dimostrazione o dei corsi sul primo intervento…………….
    4) Non c’è piu la conoscenza del lavoro, o meglio se tu lavori con ditte interinali e fai 3 mesi l’elettricista, 3 mesi idraulico, 15 gg il vetraio ecc.ecc. ma che conoscenze puoi avere se non superficiali dei pericoli che corri ????
    5) Sono massimizzati i guadagni in ogni forma, mi spiego si fa a scaricabarile si chiamano ditte in sub-sub-sub appalto solo per evitare le rogne che possono derivare da un infortunio o dal dover mantenere l’addetto che conosce il lavoro (ma costa anche di piu) per tutto l’anno.
    6)Poi ci sono i “rincoglioniti” di natura, altro piccolo esempio, due infortuni allo stesso operaio sempre di lunedi la terza volta è stato mandato a casa(intanto che gli passavano gli effetti di qualsiasi cosa si fosse trattata ), nessun ragazzo vuole lavorare con lui di lunedi perchè ????
    7) Ogni lavoro ha le sue regole e/o pericoli è inutile far fare delle norme che siano uguali sia per imbianchini che per vetrai……………

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