Per ora la maggioranza è salva, “ma senza almeno altri 10, è difficile”, spiega un deputato. Incombono le riconferme dei presidenti di commissione.
“Berlusconi i conti li sa fare bene, quindi ci saranno i numeri”, ha appena detto Umberto Bossi intervistato al Tg2: e chissà che non riesca ad aver ragione: certo, sarà dura. Per capire cosa intenda dobbiamo rifarci ai rumors diffusi da fonti molto ben informate nel PdL: che, nonostante la prevedibile gioia per la vittoria sul caso Cosentino, non nascondono timori e preoccupazioni per la tenuta futura della maggioranza.
PRESIDENZE DI COMMISSIONE – Questa prova è passata, certo, ma la prossima già incombe: è la riconferma dei
presidenti delle commissioni parlamentari, in calendario per i primissimi giorni di ottobre. E in queste arterie della vita parlamentare, così vitali per guidare, impostare e far procedere l’azione politica, la situazione, per il partito di Berlusconi, è più che composita. “Allo stato, infatti, si spiega nel Pdl”, riportano le agenzie, “il centrodestra, al netto dei finiani, sarebbe in minoranza in ben cinque commissioni tra cui quelle che si occupano di Esteri e di Lavoro. Mentre sarebbe in sostanziale pareggio alla Bilancio. Solo in otto commissioni avrebbe un vantaggio, ma estremamente ‘risicato’: di una-due unita’ al massimo. E tra queste vi rientrerebbe la commissione Giustizia presieduta da Giulia Bongiorno”. Come recuperare questo terreno perduto? Torna di grande attualità, per garantire la lunga vita alla maggioranza, il gruppo degli “ascari”, o della responsabilità nazionale, che era già nei piani di Berlusconi qualche giorno fa, ma che poi è saltato. Lo stava organizzando il segretario del PRI, Francesco Nucara, salvo poi dire che forse Silvio era stato “troppo ottimista” nel credere che il risultato era già stato portato a casa.
SERVONO NUOVE FORZE - ‘L’unica soluzione per farci tornare ad essere maggioranza in tutte le commissioni sarebbe quella di riuscire davvero a costituire un nuovo gruppo’, spiega una fonte qualificata nel PdL. E se non è affatto sicura la consistenza numerica di questi aiutanti fantasma, se ne da per sicura la presenza: “Se non i 20 necessari a mettere in piedi un gruppo parlamentare, almeno 10, con buon margine di certezza”, sarebbero pronti a sostenere la maggioranza. I sospetti cadono subito sull’MpA di Raffaele Lombardo, ma vista la crisi siciliana in pieno svolgimento, il suo coinvolgimento sembra meno probabile. Ed è qui che torna in gioco la votazione a scrutinio segreto su Nicola Cosentino, il sottosegretario accusato di collusione con la mafia per il quale la Camera ha oggi respinto la richiesta di utilizzo per le intercettazioni. “La richiesta dei magistrati campani di utilizzare le intercettazioni contro l’esponente del Pdl e’ stata respinta ‘con 18 voti in piu’ che ci sono arrivati da altre forze politiche”, gongola Fabrizio Cicchitto, chiamando in causa anche gli 11 finiani che, nel segreto dell’urna, si sono distanziati dalla linea ufficiale del gruppo. Perciò, il PdL è speranzoso: da qualche parte, questi voti potrebbero arrivare. Ma da dove, per ora non si sa.



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