Martedì pomeriggio è successo che a Roma una ragazza si è fatta una pera ed è morta mentre un amico la stava accompagnando al Sert, nel tentativo di salvarle la vita.
La donna è stata trovata in una Fiat Panda a via Teodorico, in zona Tiburtino-piazza Bologna. La notizia non è del 1982, ma di due giorni fa. Uno pensa che è strano che oggi ci sia ancora chi muore per un buco.
Quando eravamo ragazzini la prima cosa da fare prima di giocare a calcio, in un prato o in strada, era controllare se negli angoli ci fossero le siringhe. Le raccomandazioni di mia madre ancora le sento nella testa. Ero terrorizzato di questa cosa delle siringhe. Forse perché una volta mia sorella si è punta con un ago sulla spiaggia di Torvajanica, quando aveva solo due anni.
SE LO CONOSCI LO EVITI? - Ricordo la pubblicità dell’AIDS in televisione, l’alone viola discriminatorio intorno alle persone contagiate. Recentemente un mio amico mi ha confessato di essere andato dallo psicologo a tredici anni perché convinto di essersi infettato: una volta, mentre scavalcava un cancello di un giardino a Fregene, aveva sentito una puncicata sulla caviglia e non era riuscito a capire cosa fosse stato. Gli anni Ottanta hanno lasciato parecchi morti per le strade delle città italiane. Certe realtà metropolitane erano difficili da vivere. Nel mio quartiere di periferia, a Roma, gli scippi erano all’ordine del giorno, così come i furti di autoradio. La mattina passavi per andare a scuola e vedevi le macchine con il vetro del finestrino in frantumi e i fili elettrici che uscivano dal cruscotto. Tutte le nostre mamme e zie almeno una volta sono state scippate da qualcuno in motorino, tutti noi - anche io - siamo stati rapinati della collanina d’oro regalo della Prima Comunione, magari proprio sulla strada di casa. C’erano comitive di bucatini un po’ ovunque, soprattutto vicino alle fontanelle. Ricordo che intorno c’erano sempre delle bucce di limone: servivano per lavare gli aghi.
LA POLIZIA GIRAVA, SOPRATTUTTO LA BUONCOSTUME - Così capitava che spess
o le comitive di bucatini venivano prese a calci in culo dalla mala locale, infastidita dalle troppe guardie, ed erano costrette così a cambiare quartiere. È assurdo pensare che fossero gli stessi che gli vendevano la roba a mandarli via. Poi succedeva anche che qualcuno prima di andare a lavoro, si ritrovava qualche cadavere nella propria auto parcheggiata ancora con l’ago infilato in vena. Amedeo vive, Gianluca con noi, Sandrino non ti dimenticheremo mai. Le scritte sbiadite dal tempo si leggono ancora sulle serrande abbassate di qualche negozio fallito. Nei bagni della scuola, sui banchi, erano gli Uniposca a farla da padrone: se non lo avevi non eri nessuno.
IT’S MY WIFE AND IT’S MY LIFE - Ricordo un mio amico che girava con una cartolina nel taschino della
camicia: gliela aveva mandata il fratello maggiore da un carcere toscano. Era dentro per rapina a mano armata. “Il colpo era riuscito, poi però ha fatto er botto co’ la macchina, j’ha detto male“. Ripeteva sempre così, quasi a volersi giustificare della mancata vincita. Tutto questo capitava una ventina d’anni fa a Roma e non solo. E capita ancora oggi, ma in maniera molto ridotta. Oggi si muore in altra maniera, magari correndo con la macchina dopo aver bevuto troppo, oppure sul posto di lavoro o calandosi un acido in discoteca. Venti anni fa si moriva di eroina. Volevo solo ricordarlo: gli anni Ottanta, la mia infanzia, sono stati anche questo. Morte. Non solo Drive In, musica dance, Yuppies e Dallas.



























già, gli anni 80, quando sembrava che tutto andasse bene, e l’italia era la sesta, no la quinta, ma che dite, la quarta, potenza mondiale, gli anni 80, genitori del nuovo millennio.
il craxismo, la milano da bere, bei tempi
gli anni più brutti in assoluto, ma i più belli dal punto di vista musicale e gli anni dell’Italia campione del mondo!
Da questo punto di vista (solo da questo, perché gli anni dell’infanzia e giovanili sono sempre mitici a prescindere)ricordo con amarezza quel pullulare, nel mio paese, di specie di zombies che non si reggevano in piedi, ovunque. Molti, troppi non si sono salvati. Al punto che, quando dopo anni anni ne abbiamo rivisto passeggiare uno in piazza, siamo sobbalzati come di fronte a un fantasma: “miii, pensavamo fosse morto!!”.
una morte è pur sempre una morte, non ci si sputa mai sopra.
ho letto questo post quasi cinque ore fa, quindi ho avuto modo di metabolizzarlo, prima di esprimermi.
e penso che spesso si talvolta si muore per una scelta. magari negli anni 70 era politica per mano di qualche invasato. nei 90 per un preservativo in meno o una trasfusione in più. negli 80 ed oggi per un ago, una pasticca, un bicchiere di troppo.
ci sono casi, dunque, in cui la morte è una scelta. ineluttabilmente sbagliata.
io non condanno nessuno, ci pensa già la morte. non venitemi però a parlare di chi la morte la sceglie ogni giorno, non mettetemelo vicino a chi muore sul lavoro, a chi perde la vita sulla strada per l’insensatezza altrui. perchè una tragedia appartiene anche a me, l’altra è del tutto personale.
@belzebu: gli esempi che hai fatto non mi sembrano morti per scelta. Nessuno inoltre ha paragonato i tipi di morte, tutti personali, tutti rispettabili.
anche chi sceglie di morire merita massimo rispetto personale e sociale: non esiste una società perfetta in cui tutti sentono la vita come “un midollo da succhiare fino in fondo” perché ognuno nella vita ci vede ciò che vuole ed è libero di darle il senso che preferisce senza che ci siano i soliti a giudicare che quello è un nonsenso, che una morte per droga o per suicidio è meno rilevante di una per incidente.
per caso avete letto anche la mia prima frase?
dico solo che, ragionado per analogia, allora secondo voi bisognerebbe considerare con la medesima partecipazione il cretino che, così, per fatti suoi, si maciulla un dito tirandoci volontariamente una martellata sopra e il falegname a cui invece succede perchè è sfuggito il martello?
mah!!!!!!!!!!
allora piangiamo anche per i kamikaze, no? o per chi pratica il sadomasochismo, a questo punto!
“anche chi sceglie di morire merita massimo rispetto personale e sociale:”
…ma vero?…trovo questa frase alquanto egoistica!
Perchè un individuo dovrebbe “scegliere di morire?”per non assumersi le responsabilità che la vita comporta?? la morte appartiene in questo caso a chi mostra debolezza ad affrontare le difficoltà…appartiene agli sciocchi che non meritano un briciolo di rispetto…perchè il rispetto viene tolto a chi rimane in vita!
anche peggio, lucia. c’è chi sceglie di morire gettandone addosso la responsabilità agli altri. alla fine è colpa degli altri e quindi io dovrei sentirmi in colpa se qualcuno muore per un buco. come ho detto, rispetto tutte le morti, ma alcune non le piango affatto.
infatti, che la pietà rimanga in tasca a voi che conoscete tanto bene e a fondo il mistero della vita… Lucia, rispetto chi sceglie di togliersi la vita perché non leggo il cuore degli altri, non reputo debole chi lo fà né credo tolga rispetto a nessuno. Ognuno percepisce ed affronta la vita e il dolore come crede: “or tu chi se’, che vuoi sedere a scranna per giudicare mille miglia, con la veduta corta d’una spanna?”
Ti rispondo in rima, seguendo anch’io il pensiero filosofico dantesco:
Quando si parte l’anima feroce
dal corpo ond’ella stessa s’è disvelta,
Minòs la manda a la settima foce.
Cade in la selva, e non l’è parte scelta;
ma là dove fortuna la balestra,
quivi germoglia come gran di spelta.
Surge in vermena e in pianta silvestra:
l’Arpie, pascendo poi de le sue foglie,
fanno dolore, e al dolor fenestra.
Come l’altre verrem per nostre spoglie,
ma non però ch’alcuna sen rivesta,
ché non è giusto aver ciò ch’om si toglie.
Qui le trascineremo, e per la mesta
selva saranno i nostri corpi appesi,
ciascuno al prun de l’ombra sua molesta».
Se non erro anche Dante, attraverso la sua divina commedia ha giudicato…eccome!
@Lucia: speriamo che a te non manchi mai il coraggio.
@belzebù: nessuno ha chiesto le tue lacrime.
Italiani: quanto vi piace giudicare…
[aNDy cAPp]
@noantri
E’ l’esperienza che ti lascia giudicare; e il mio non è stato di certo un giudizio “astratto”…tutto qua!