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Internidi Noantri
pubblicato il 23 ottobre 2008 alle 14:10 dallo stesso autore - torna alla home

Martedì pomeriggio è successo che a Roma una ragazza si è fatta una pera ed è morta mentre un amico la stava accompagnando al Sert, nel tentativo di salvarle la vita.

La donna è stata trovata in una Fiat Panda a via Teodorico, in zona Tiburtino-piazza Bologna. La notizia non è del 1982, ma di due giorni fa. Uno pensa che è strano che oggi ci sia ancora chi muore per un buco. 2965159062 42832f4f0f Il buco della morteQuando eravamo ragazzini la prima cosa da fare prima di giocare a calcio, in un prato o in strada, era controllare se negli angoli ci fossero le siringhe. Le raccomandazioni di mia madre ancora le sento nella testa. Ero terrorizzato di questa cosa delle siringhe. Forse perché una volta mia sorella si è punta con un ago sulla spiaggia di Torvajanica, quando aveva solo due anni.

SE LO CONOSCI LO EVITI? – Ricordo la pubblicità dell’AIDS in televisione, l’alone viola discriminatorio intorno alle persone contagiate. Recentemente un mio amico mi ha confessato di essere andato dallo psicologo a tredici anni perché convinto di essersi infettato: una volta, mentre scavalcava un cancello di un giardino a Fregene, aveva sentito una puncicata sulla caviglia e non era riuscito a capire cosa fosse stato. Gli anni Ottanta hanno lasciato parecchi morti per le strade delle città italiane. Certe realtà metropolitane erano difficili da vivere. Nel mio quartiere di periferia, a Roma, gli scippi erano all’ordine del giorno, così come i furti di autoradio. La mattina passavi per andare a scuola e vedevi le macchine con il vetro del finestrino in frantumi e i fili elettrici che uscivano dal cruscotto. Tutte le nostre mamme e zie almeno una volta sono state scippate da qualcuno in motorino, tutti noi – anche io – siamo stati rapinati della collanina d’oro regalo della Prima Comunione, magari proprio sulla strada di casa. C’erano comitive di bucatini un po’ ovunque, soprattutto vicino alle fontanelle. Ricordo che intorno c’erano sempre delle bucce di limone: servivano per lavare gli aghi.

LA POLIZIA GIRAVA, SOPRATTUTTO LA BUONCOSTUME – Così capitava che spess2965159068 1cbbeabed2 Il buco della morteo le comitive di bucatini venivano prese a calci in culo dalla mala locale, infastidita dalle troppe guardie, ed erano costrette così a cambiare quartiere. È assurdo pensare che fossero gli stessi che gli vendevano la roba a mandarli via. Poi succedeva anche che qualcuno prima di andare a lavoro, si ritrovava qualche cadavere nella propria auto parcheggiata ancora con l’ago infilato in vena. Amedeo vive, Gianluca con noi, Sandrino non ti dimenticheremo mai. Le scritte sbiadite dal tempo si leggono ancora sulle serrande abbassate di qualche negozio fallito. Nei bagni della scuola, sui banchi, erano gli Uniposca a farla da padrone: se non lo avevi non eri nessuno.

IT’S MY WIFE AND IT’S MY LIFE – Ricordo un mio amico che girava con una cartolina nel taschino della 2965159060 f3ea7ed0c1 Il buco della mortecamicia: gliela aveva mandata il fratello maggiore da un carcere toscano. Era dentro per rapina a mano armata. “Il colpo era riuscito, poi però ha fatto er botto co’ la macchina, j’ha detto male“. Ripeteva sempre così, quasi a volersi giustificare della mancata vincita. Tutto questo capitava una ventina d’anni fa a Roma e non solo. E capita ancora oggi, ma in maniera molto ridotta. Oggi si muore in altra maniera, magari correndo con la macchina dopo aver bevuto troppo, oppure sul posto di lavoro o calandosi un acido in discoteca. Venti anni fa si moriva di eroina. Volevo solo ricordarlo: gli anni Ottanta, la mia infanzia, sono stati anche questo. Morte. Non solo Drive In, musica dance, Yuppies e Dallas.

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