postato alle 12:56 del 30 Maggio 2008 in InterniTorna alla home

Sono tanti i casi più o meno accertati di violenza e di soprusi da parte delle forze dell’ordine italiane, ma in ben pochi si è riusciti a fare chiarezza. E il vuoto legislativo in materia non aiuta di certo.

Tortura, impunità e soprusi. In Italia c’è qualcosa che non va. E questa volta non parliamo di rom che rubano nelle case e la fanno franca, di pazzi ubriachi al volante che investono pedoni o di badanti ucraine rispedite in patria a calci nel culo dopo 18 mesi di Cpt. Stavolta parliamo di vuoti legislativi che persistono quale cIl corpo senza vita di Carlo Giulianihe sia il colore del governo che va al potere, di famiglie di ragazzi uccisi che aspettano giustizia e di impunità delle forze dell’ordine. Su questo il Rapporto sui diritti umani 2008 presentato da Amnesty International relativo alla situazione italiana è piuttosto chiaro. Anche il governo Prodi non è intervenuto su quelle lacune legislative che non permettono la piena attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura. In Italia dunque esiste questa macabra pratica, non c’è il reato specifico e chi la attua sostanzialmente non risponde del proprio operato. Un quadro desolante segnalato da Amnesty International alle autorità competenti nel corso del 2007 e nuovamente oggetto delle raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura.

IL CASO GIULIANI - Ma lasciamo che siano i fatti a parlare. Su Genova 2001 si è detto di tutto e di più. Fatto sta che sono proseguiti i processi per le violenze commesse nel corso del G8 da agenti di polizia, personale sanitario e agenti di polizia penitenziaria, denunciate in quei giorni ed emerse solo dopo. Ecco cosa segnala il Rapporto: “A marzo 2007, la Corte europea per i diritti umani ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato per il caso di Carlo Giuliani, che venne colpito a morte da un carabiniere durante le manifestazioni. L’inchiesta in Italia era stata chiusa nel maggio 2003, quando il giudice per le indagini preliminari aveva stabilito di non procedere contro il carabiniere poiché, secondo il giudice, questi aveva sparato per autodifesa e la traiettoria del proiettile era stata deviata da un calcinaccio lanciato da un manifestante”.

L'irruzione alla scuola DiazL’IRRUZIONE ALLA DIAZ - Inquietanti le rilevazioni del rapporto sul processo per le violenze contro 93 manifestanti nell’irruzione alla scuola Diaz dove risultano imputati 28 agenti e funzionari di polizia, tra cui Francesco Gratteri, attuale Direttore della direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato e Giovanni Luperi, ora a capo di un dipartimento all’Aisi (ex Sisde). “Durante le udienze succedutesi negli ultimi mesi sono emersi elementi scioccanti relativi alle violenze denunciate e sono stati descritti gli effetti delle stesse sulla vita delle vittime. All’udienza del 13 giugno 2007, un funzionario di polizia imputato nel processo, diversamente da quanto dichiarato in precedenza, ha ammesso di aver assistito a gravi violenze perpetrate dagli agenti nel corso dell’irruzione e ha richiamato il ricordo di una ragazza con gravi lesioni alla testa, da lui vista giacere in terra in una pozza di sangue. Il 6 luglio 2007 sono state depositate le registrazioni delle comunicazioni telefoniche tra gli agenti di polizia impegnati nelle operazioni e la centrale operativa del 113. In una di queste, riportata dai media, si sente un’agente di polizia dire: “Ero a caricare le zecche (…) speriamo che muoiano tutti (…) tanto uno è già…1-0 per noi”.

TORTURATORI - Sì, certo c’è anche la storia delle molotov create ad arte, ma quella ormai è cosa nota. Parliamo invece di Bolzaneto dove sono imputati 45 tra agenti e funzionari di polizia (incluso l’allora vice Questore di Genova Alessandro Perugini), agenti e funzionari di polizia penitenziaria e medici, per violenze nei confronti degli oltre 250 manifestanti. Secondo Amnesty: “A marzo 2008 i pubblici ministeri hanno presentato le proprie richieste al giudice, con una significativa requisitoria. Secondo i pubblici ministeri, il trattamento delle persone a Bolzaneto è stato “di oggettiva vessazione nei confronti di tutti i detenuti e per tutto il periodo della loro permanenza presso il sito” e ha violato il divieto di tFederico Aldrovandiortura e maltrattamenti previsto dalla Convenzione europea dei diritti umani. Oltre alle violenze fisiche, i pubblici ministeri hanno ritenuto offensive della dignità “le costrizioni ad ascoltare o pronunciare o gridare slogan, inni o motivi inneggianti al nazismo ed al fascismo in particolare”.

SILENZI E IMPUNITÀ - Secondo i pm quando non esiste il reato specifico è difficile poter parlare di tortura, anche se questa è di fatto avvenuta. E’ giusto ricordare che ad aprile e agosto 2007 il giudice civile ha condannato il ministero dell’Interno a versare rispettivamente 5.000 euro di risarcimento a Marina Spaccini e 18.000 euro a Simona Coda Zabetta, perché picchiate da agenti di polizia mentre manifestavano. Ma l’impunità e la tortura non sono dimostrate solo dai fatti di Genova. Solo tre anni fa in Val di Susa gli abitanti e i comitati No Tav vennero caricati brutalmente dalla Polizia. “Secondo quanto riferito - dice Amnesty - i dimostranti furono aggrediti e picchiati, alcuni di essi durante il sonno. Il pubblico ministero aveva chiuso le indagini chiedendo l’archiviazione sulla base dell’affermazione che gli agenti accusati non potessero essere identificati, mentre il giudice ha chiesto un supplemento di indagine”. Casi più recenti sono quelli di Federico Aldrovandi, ma anche di Gabrele Sandri e di Aldo Bianzino, forse meno conosciuto. Il 14 ottobre 2007, Aldo, un falegname di 44 anni, muore nel carcere di Capanne a Perugia, dove era stato condotto in stato d’arresto due giorni prima con la compagna. A febbraio del 2008 il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione del caso, sulla quale si attende il pronunciamento del giudice. Ma sui motivi della morte o sui colpevoli silenzio assoluto.

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