Un calcio alla salute? No, grazie!
23/10/2008 - La tutela della salute è essenziale in uno stato moderno. Il sistema sanitario italiano, tra luci ed ombre, è in linea per prestazioni e risposta sanitaria con gli altri paesi europei, e costa mediamente come in Francia o Germania. Eppure,
La tutela della salute è essenziale in uno stato moderno. Il sistema sanitario italiano, tra luci ed ombre, è in linea per prestazioni e risposta sanitaria con gli altri paesi europei, e costa mediamente come in Francia o Germania. Eppure, anche sulla sanità si accanisce la scure di Tremonti. A che prezzo?
La manovra finanziaria ha infatti rimesso di fatto in discussione le risorse previste per la Sanità dal precedente governo, programmando nel triennio 102, 6 miliardi di euro nel 2009; 103,9 miliardi nel 2010 e 106,3 miliardi nel 2011. Sembrano tanti soldi, ma non è così. La spesa sanitaria è all’incirca il 7%
del Pil italiano. E se la confrontiamo con quella degli altri paesi europei e della media dell’Unione europea, non si registrano differenze sostanziali: la Francia spende un po’ di più del suo Pil per la Sanità di quanto non facciamo noi, la Germania un po’ di meno, la Gran Bretagna lo stesso, e la media UE è molto vicina al dato italiano.
LA SPESA CRESCE, MA C’E’ UN PERCHE’ – E’ vero che la spesa sanitaria cresce nel tempo a ritmi abbastanza sostenuti. Ma non è solo per inefficienze o sprechi. Cresce perché la popolazione aumenta: tra il 2002 e il 2007 in Italia è aumentata di 2,1 milioni di abitanti, pari al 3,75%. Cresce perché la vita media si allunga, la popolazione si invecchia e ha più bisogno di cure: la quota di persone con più di 65 anni è pari a circa il 20% e il fenomeno continuerà a ritmi elevati. Cresce perché la disponibilità di nuove tecnologie per la diagnosi ed il trattamento delle patologie aumenta il successo delle cure, ma costa di più.
TAGLI ALLA SANITA’ – Che la spesa sanitaria aumenti non è quindi uno scandalo. L’importante è che non esploda, soprattutto in rapporto al PIL. Ma non si può pensare di impostare questo tema seguendo criteri di pura ragioneria contabile. Cosa che invece è accaduta, purtroppo nel silenzio quasi generalizzato, con la manovra finanziaria di quest’estate. Lo scandalo è prevedere un incremento di risorse di appena l’1,2% per il 2010 e del 2,2% per il 2011, visto che la popolazione aumenta, invecchia e che le cure più sono efficaci e più costano. E visto che l’inflazione è attorno al 4%, siamo quindi in presenza di una riduzione di risorse mai vista da quando esiste la repubblica italiana. Uno scandalo italiano, di cui nessuno – o pochi – parlano.
SOSTENIBILITA’ E APPROPRIATEZZA – Uno scandalo che compromette la sostenibilità del sistema sanitario: per le Regioni che hanno finora governato bene la spesa sanitaria (ce ne sono, di destra e di
sinistra), e a maggior ragione per quelle alle prese con manovre di rientro, che implicano tagli di spesa e introduzione di tasse e ticket. E gli scenari possibili con questi “tagli” sono solo tre. Il primo, è che i tagli restano solo sulla carta, com’è già accaduto nel periodo 2000-2005: si riattiva il meccanismo perverso del governo che riduce sulla carta il finanziamento del Ssn, le regioni sfondano il tetto e fanno debiti, e poi Roma (cioè, i cittadini italiani) devono metterci una toppa. Il secondo, è che le regioni aumentano le tasse o i ticket. E ci rimettono i cittadini delle diverse regioni (quindi, i cittadini italiani). Il terzo, è che si faccia ricorso alla cosiddetta appropriatezza, un concetto complicato, ma che ha finito per coincidere con la razionalizzazione certosina di tutto il sistema. A parole sembra bello, la quadratura del cerchio. Ma nei fatti?
APPROPRIATEZZA O TAGLI INDISCRIMINATI? – Perché forse qualche anno fa si esagerava con i ricoveri, con la somministrazione di farmaci non essenziali o in dosi eccessive, con gli accertamenti diagnostici. Ma dietro l’appropriatezza possono esserci (e a volte ci sono) rischi di riduzione della copertura assistenziale. Ad esempio, con dimissioni troppo frettolose: 5-6 giorni di ricovero per un parto di 20 anni fa erano troppi, ma oggi in molte zone d’Italia le neomamme escono dopo 48 ore. E molte divisioni neonatali sono state chiuse. Se il bambino ha qualche problema? Un altro esempio, è la riduzione del personale all’osso, bloccando il turn over. E’ un bene se si toglie qualche imboscato, ma che succede se in un reparto oncologico, o di cardiologia, finiscono per esserci solo pochi medici e qualche infermiere?
UN CALCIO ALLA SALUTE – E comunque anche l’appropriatezza “sana” potrebbe non essere sufficiente. Perché l’aumento della qualità delle cure offerte porta – anche in assenza di nuove spese – ad un aumento
“fisiologico” della spesa. Solo un esempio: i farmaci ospedalieri diventano sempre più potenti, più raffinati, più mirati. E più costosi. Infatti, una delle voci che lievitano nella sanità è la spesa farmaceutica ospedaliera, che cresce – anche nelle regioni più virtuose – a ritmi del 10% e più l’anno. Si esagera con gli acquisti? Forse. Per questo è necessaria un’attenta attività di monitoraggio e di farmacovigilanza. Ma di certo i farmaci di nuova generazione, più efficaci, costano molto di più. E per le diagnosi, le PET costano più di una radiografia. Cosa diremmo al direttore di una Asl che per far quadrare il bilancio sceglie di far somministrare a nostro fratello, nostra madre o ad un figlio farmaci meno efficaci o con maggiori effetti collaterali? O che rende più difficile e imprecisa una diagnosi per risparmiare sui macchinari?
SCEGLIERE COSA VOGLIAMO – Nella vita, bisogna scegliere. Ad esempio, gli istituti per i disabili gravissimi hanno bisogno di personale specializzato e molto numeroso. Si può abbandonare quei disabili e le loro famiglie al loro destino. E’ una scelta. Risparmiamo per la sanità, riduciamo le tasse, così ci compriamo prima il telefonino ultimo modello o facciamo vacanze più esotiche. E se capitasse di ammalarci, ci accontenteremo di quello che ci sarà rimasto nel nostro sistema sanitario. Oppure no, investiamo nella salute, razionalizzando quanto possibile ma non “risparmiando”. Va evitato però l’equivoco di far finta di credere che si possano fare facilmente le nozze con i funghi, semplicemente riducendo le risorse per la sanità in modo consistente e dire alle regioni o meglio, ai cittadini: arrangiatevi. Razionalizzare si può e si deve. Ma non così, non in questo modo. Soprattutto quando c’è di mezzo la salute.
(Vignetta di Mauro Biani)













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