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Vita di un giudice precario

Sono giudici come tutti gli altri. Possono sentenziare per reati fino ad otto anni di reclusione. Il loro pagamento? Solo 73 euro, “a cottimo”, senza maternità, senza ferie, nel precariato più totale. E’ la dura vita dei Vpo (vice-procuratori onorari) e Gto (giudici onorari di tribunale): 3600 persone che si occupano dell’80% delle cause di primo grado che riempiono i tribunali in Italia.

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BASTA SCRIVERLO – Il libro “Precari (fuori)legge. Ogni giorno in tribunale” decide di raccontare il fenomeno. Lo fa con la cornice delle aule di Torino tra mariti che simulano rapimenti per passare i week end con l’amante ed estetiste non proprio” professionali”. Dietro tutti loro, persone che vivono di straordinarietà, a botte di due udienze a settimana. La paga del precario togato passa dai 73 a udienza ai 146 se questa dura oltre 5 ore. Paese che vai sentenze che trovi. Un precario di Roma avrà più possibilità di guadagno rispetto a quello di Urbino. “Purtroppo dipende dalla sede” spiega Paola Bellone della Federazione Magistrati Onorari di Tribunale ed autrice del libro. “Il pagamento – racconta – consiste in una indennità a presenza. Ci sono sedi in cui si fanno pochissime udienze e ogni udienza ha una concentrazione di processi elevatissima. Ovvero si lavora dalle nove del mattino alle sei di sera. In media si riesce ad arrivare ai 1500 euro al mese massimo”. Senza maternità, ferie e malattie. Dietro poi ogni udienza c’è anche una preparazione che può durare cinque giorni e non tutto il lavoro viene retribuito. “I Gop per esempio non vengono pagati per motivare le sentenze. Una delle ultime udienze che ho visto è finita alle 4. Alla chiusura c’erano più di 20 fascicoli (processi) su cui il giudice onorario doveva motivare tutte le sentenze che lui aveva deciso. Tutto quel lavoro lo fa gratis”.

UNA CAUSA PER UNA PENSIONE – I proventi del libro serviranno a finanziare una causa contro il Ministero della Giustizia, ovvero la richiesta di “erogazione del trattamento di quiescenza”, perché essendo invisibili Vop e Got non hanno nemmeno diritto alla pensione. “Noi non siamo considerati lavoratori. A monte il problema principale è questo. Per avere la pensione si fa una causa per il riconoscimento di questo diritto” spiega Bellone. Ci sono associazioni che combattono questa realtà? “Sì ci sono diverse associazioni di categoria, alcune a livello locale, altre nazionali”. E la politica? “Le interrogazioni ci sono state. Nel concreto però non c’è stata una riforma utile”. A interessarsi dei casi è stata l’onorevole Rita Bernardini, che presentò un interrogazione parlamentare nel 2010:

I GOT e i VPO, dunque, sottopagati e privi di tutela previdenziale, sono sempre stati trattati nel corso degli anni come un esercito di precari della giustizia, veri e propri lavoratori a cottimo tramite i quali la magistratura togata si è andata via via spogliando delle incombenze di minor soddisfazione, giungendo persino, talvolta, a delegare ad essi, in deroga alla normativa vigente, tutto il carico di lavoro del giudice monocratico. Al riguardo, pertanto, non possono non condividersi le istanze di carattere economico e previdenziale avanzate nel corso degli anni dalla magistratura onoraria. Bisogna, dunque, prima di tutto, rendere assolutamente equo il trattamento economico dei magistrati onorari di tribunale rispetto ai giudici di pace, anche perché crediamo che non possa assolutamente ignorarsi l’ingiustificata disparità di trattamento fra le due funzioni.

CATTIVE CONDIZIONI – “Siamo i più atipici dei lavoratori atipici” recita il libro. Eppure esistono, con trolley alla mano, dentro il Palazzo di Giustizia, mentre trasportano fascicoli da un aula all’altra. Riguardo alla maternità nel 2007, il CSM, ha esteso in via interpretativa l’istituto dell’astensione obbligatoria previsto dal testo unico in materia di maternità. Secondo una recente delibera del CSM spetta anche la maternità “facoltativa”, dove però non si percepisce comunque indennità. Le uniche “vacanze” sono quando c’è il periodo feriale, ovvero quando le udienze ordinarie vengono sospese e si lavora solo per attività d’ufficio. Senza tredicesima e senza buoni pasto. Spesso senza neanche un ufficio in cui consumare il pranzo al sacco da casa: “Ma prendi un toast oggi, un piatto di pasta domani, ci siamo fatti il conto che ad agosto lavoriamo solo per pagarci il pranzo per tutto l’anno” spiegano le righe del libro. LA creazione di Vop e Got risale al 1998, tramite concorso per titoli (nomina a cui segue un tirocinio e un giudizio finale sull’idoneità), con mandato a termine, di tre anni, prorogabile una sola volta. Dal ’98 ad oggi la proroga è stata rinviata di anno in anno. L’opera racconta:

Due anni fa è capitato perfino che un decreto legge abbia previsto la proroga per soli tre mesi, attribuendo la competenza al Capo del Governo di prevedere eventuali ulteriori proroghe. In sede di conversione il Parlamento è corso ai ripari, perché qualcuno ha fatto notare che si trattava di norma incostituzionale (leggere art. 108 Cost.: «Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge»). Già, la Costituzione, ogni tanto vale anche per noi.

Paola Bellone, che si occupa del problema da anni, spiega: “La riforma è fondamentale, il precariato è di per sé un fenomeno negativo in ogni settore lavorativo, ma in quello della giustizia è ontologicamente impossibile”. Ora non resta che lottare, fare paradossalmente causa allo stesso ministero che li riguarda, per ottenere il diritto sacrosanto di una pensione. Un fenomeno sconosciuto ai più e che da troppo tempo non è affrontato. Come dimostra il padre di un giovane appena maggiorenne, quest’ultima persona offesa in un caso di rapina, raccontato nel libro edito da Round Robin editrice. Loro non erano mai stati in un aula di tribunale. Il Pm li rassicura. Finita l’udienza i due si avvicinano all’accusa. Il padre, che ignorava i ruoli processuali, prima di uscire chiede al banco: “Le dobbiamo qualcosa per il disturbo?”.