Esteri

E vissero pedofili e contenti

15 settembre 2010

L’emittente inglese Channel 4 ha scoperto che più della metà dei preti cattolici condannati per pedofilia dal 2001 in Inghilterra e Galles non sono stati sospesi e che alcuni vivono sostenuti dalla Chiesa.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il tour pontificio nel Regno Unito promette di essere, nella migliore delle ipotesi, un gigantesco flop. Non solo si stanno mobilitando omosessuali e donne cattoliche per contestare Benedetto XVI, ma adesso ci si mette pure l’emittente Channel 4 i cui giornalisti hanno scoperto che almeno 14 dei 22 preti condannati dal 2001 per pedofilia rimangono (e qui è proprio il caso di dirlo) membri del clero. Una notizia poco piacevole per tutte quelle persone che sono state vittime delle attenzioni dei sarcedoti. Come ad esempio Luke Holland, che venne violentato da padre Coghlan per la prima voltà all’età di dieci anni con gli abusi che continuarono per altri quattro anni, e che lasciarono marchi indelebili. E spingendo Holland, che fa tuttora un uso regolare di antidepressivi, ad abusare di alcol e di droghe molto presto.

PUNIRE I COLPEVOLI - Nel 2001, Lord Nolan, uno dei più autorevoli giudici, stabilì che tutti i preti condannati almeno ad un anno e mezzo di carcere per abusi sessuali, sarebbero dovuti essere “laicizzati”, rinunciando così ai privilegi che la tonaca comporta. Sentenza che venne ignorata dalla Chiesa. Channel 4 ha scoperto che almeno 9 dei 22 preti condannati sono ancora membri del clero cattolico e che solo 8 di essi sono stati dimessi. Padre John Coghlan, condannato alla reclusione nel 2005, non è più in servizio, ma continua nondimeno ad essere sacerdote e vive in una chiesa della diocesi di Westminster. La Dottoressa Margaret Kennedy, che sostiene le vittime degli abusi, ha dichiarato a Channel 4 che quei sacerdoti che si sono macchiati di quei reati dovrebbero essere ridotti allo stato laicale, cosa che manderebbe segnali positivi sia alle vittime, sia a coloro che hanno compiuto gli abusi. “La prigione è la punizione secolare, la laicizzazione quella spirituale. Dovrebbero essere sottoposti ad entrambe”. E ha aggiunto che per una vittima è fondamentale sapere che chi ne ha abusato non è più un sacerdote, perché sa che così perde uno status di potere e che la Chiesa affronta la questione seriamente.

UNA GRANDE FAMIGLIA - Il caso di padre Coghlan non è però il solo. Di 14 pratiche di sacerdoti colpevoli, 6 procedure per le dimissioni sono in corso; 3 sono state rifiutate o non processate per motivi di salute; un’altra è stata portata a termine e per finire 4 non sono mai state aperte. La Chiesa ha riferito che il procedimento può durare a lungo, che il vescovo deve inoltrare la richiesta a Roma e da lì, poi, la questione non dipende più da lui. Holland dice che, come sempre, la Chiesa in pubblico dichiara una cosa, mentre nel privato si comporta in modo totalmente diverso.

I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN SAGRESTIA  - Nonostante le critiche delle vittime, di associazioni e accademici riguardo all’atteggiamento e al (non)operato della Chiesa in questo frangente, le gerarchie ecclesiastiche riferiscono a Channel 4 di essere molto attente alla questione e che si stanno muovendo nello spirito della decisione di Nolan, cosa che viene peraltro smentita da Phillip Gilligan. Infatti la Chiesa sostiene che il modo migliore per evitare il reiterarsi di certi episodi consiste nel seguire individualmente i colpevoli in luoghi idonei. In un contesto ecclesiastico.

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