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Come l’Italia vede le donne

Dai fotoromanzi e dalle “ragazze che credono ancora nell’amore” all’angelo del focolare che diventa “angelo del ciclostile”: l’8 marzo diventa anche l’occasione per riflettere sull’evoluzione dei modelli femminili, quei “modi di essere donna” in un dato paese e in un preciso momento storico, dove politica, economia e cultura plasmano l’intera società alla base di una nazione.

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LA DONNA, MADRE E MOGLIE – Durante il Fascismo la figura della donna, confinata nel ruolo di moglie madre e casalinga, viene esaltata dalla propaganda del regime: bandite tutte le immagini di donne magre e androgine, la donna con la D maiuscola è forte, robusta, prolifica, un angelo del focolare escluso dalla vita politica ma perfettamente inserita  – e sfruttata  – dalla macchina della propaganda.

LA DONNA, UN PRODOTTO INDUSTRIALE – Anni del boom: alle donne è stato concesso da pochissimi anni il diritto di voto ma il fascino della scheda elettorale è meno potente di quello dei fotoromanzi, dell’amore, dei sogni finalmente liberi dall’oppressione della guerra e della povertà. Le ragazze che lavorano in fabbrica di giorno, la sera sospirano su Grand Hotel, commentano le Miss, sognano un ideale di bellezza che non è più considerato vergognoso, ma alla portata di ogni donna. Poco importa se nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta vige ancora il reato di adulterio, che punisce la donna ma non l’uomo, se aborto e divorzio sono ancora taboo, se la donna viene ancora discriminata in molti ambiti della vita politica e lavorativa. È in questi anni che nasce l’industria legata all’immagine della donna, che comincia con i fotoromanzi e finisce con le Veline. Sogni d’amore, quelli dei fotoromanzi, destinati a sfociare in altri bisogni e desideri.

 

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LA DONNA, L’ANGELO DEL CICLOSTILE – Anche il tempo della contestazione è una conquista: se le università degli anni Sessanta e Settanta sono sempre più popolate da giovani donne lo stesso non si può dire nel movimento studentesco, che ancora una volta cerca di relegarle a un ruolo di seconda linea. In Europa esplode il movimento femminista e in Italia, nel 1970, nasce il Movimento di liberazione della donna: le ragazze da fotoromanzo sono cresciute, l’immagine femminile è quella di una donna che lotta e scende in piazza per i propri diritti. Diritti che, in parte verranno riconosciuti con la riforma del diritto di famiglia (1975) che mette sullo stesso piano entrambi i coniugi, con il referendum sul divorzio e, qualche anno più tardi con la legge sull’aborto.

LA DONNA, TRA IMMAGINI E ILLUSIONI  – Se da un punto di vista strettamente giuridico la donna oggi gode degli stessi diritti dell’uomo, può svolgere qualsiasi tipo di professione, partecipare alla vita politica e scegliere ciò che vuole essere senza costrizioni, negli ultimi anni la discussione si è spostata su un piano ancora diverso: il Codice Civile non impedisce un femminicidio e un’istruzione superiore non offusca il mito della donna-Velina. L’industria dell’immagine della donna non ha mai cessato di esistere e certi diritti sono stati conquistati ma non sempre rispettati. Le discriminazioni occupazionali e sociali sono palpabili, ma l’immagine che viene restituita è quella della donna allo stesso tempo madre e in carriera, indaffarata e multitasking. Si tratta di una pia illusione che cela tante realtà diverse e quasi mai da fotoromanzo. Due anni fa le donne italiane sono tornate in piazza, sulla spinta del movimento di “Se non ora quando”: hanno manifestato contro “il modello degradante” con cui viene rappresentata oggi la donna sui media, in politica, nella vita lavorativa. È stato più volte sostenuto che “L’Italia non è un paese per donne”, se ancora oggi, le donne devono combattere contro la loro stessa immagine fabbricata da altri e a loro imposta.

(Photocredit: LaPresse)